Gas: “La prospettiva per l’Italia è nera”

C’è attesa per il vertice dei ministri europei dell'energia in programma venerdì poiché nella bozza del documento della presidenza si parla anche di price cap, un tetto infattibile secondo Nicola Armaroli, chimico del Consiglio Nazionale delle Ricerche: “tecnicamente è piuttosto complicato. Ricordiamoci che sui mercati il prezzo lo fa chi vende non chi compra, e che l’Europa abbia gli strumenti per imporre un prezzo del gas deciso da lei è difficile. Semmai ci potrà essere un tetto al prezzo, la differenza qualcuno dovrà pagarla perché chi vende – in questo caso la Russia - non sarà disposto a essere pagato meno del prezzo di mercato. Questo significa che la differenza la pagheranno gli stati, già pesantemente impegnati ad aiutare cittadini e imprese ad affrontare la crisi in atto”.

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Inizieranno nei primi mesi del 2023 i lavori a Ravenna per la messa in opera del rigassificatore che dovrebbe poi diventare operativo tra l’estate e l’autunno del 2024, ad annunciarlo nei giorni scorsi il presidente della Regione, Stefano Bonaccini.

In concomitanza le Borse europee hanno subito l’effetto Nord Stream dopo il nuovo stop di Gazprom e la minaccia di Mosca di una grande tempesta globale, con un nuova impennata del prezzo del gas.
C’è attesa per il vertice dei ministri europei dell’energia in programma venerdì poiché nella bozza del documento della presidenza si parla anche di price cap, un tetto infattibile secondo Nicola Armaroli, chimico del Consiglio Nazionale delle Ricerche: “tecnicamente è piuttosto complicato. Ricordiamoci che sui mercati il prezzo lo fa chi vende non chi compra, e che l’Europa abbia gli strumenti per imporre un prezzo del gas deciso da lei è difficile. Semmai ci potrà essere un tetto al prezzo, la differenza qualcuno dovrà pagarla perché chi vende – in questo caso la Russia – non sarà disposto a essere pagato meno del prezzo di mercato. Questo significa che la differenza la pagheranno gli stati, già pesantemente impegnati ad aiutare cittadini e imprese ad affrontare la crisi in atto. Il fatto che parliamo da tanto tempo di questo tetto del gas ma che non siamo ancora arrivati a farlo significa che è una questione piuttosto complicata e forse abbastanza irrealizzabile nella sua intenzione”.

Se la Russia decidesse di chiudere del tutto i gasdotti che portano gas all’Europa che cosa accadrà? Cosa dobbiamo aspettarci per i prossimi mesi?

“La prospettiva è piuttosto nera, perché anche se noi riempissimo gli stoccaggi al 100% non potremmo reggere per molto tempo: d’inverno infatti noi sopravviviamo con il gas che proviene per metà dagli stoccaggi e l’altra dall’import giornaliero. Se venisse a mancare questa quota di gas gli stoccaggi si svuoterebbero molto in fretta e la situazione diventerebbe particolarmente grave verso febbraio/marzo quando gli stoccaggi sono vuoti, la pressione all’interno di questi giacimenti è bassa e a quel punto – in assenza dell’arrivo giornaliero di gas – andremo in forte difficoltà. Non illudiamoci del fatto che riusciremo a farcela anche senza importazione dalla Russia, e teniamo anche conto che l’Algeria non è una birreria a cui possiamo chiedere un numero crescente di boccali di birra: la produzione di gas richiede tempi specifici, l’Algeria non sarà in grado di erogare migliaia di metri cubi aggiuntivi all’Italia, alla Spagna e a chiunque ne farà richiesta. Quindi le alternative per l’inverno in arrivo purtroppo non ci sono: l’unico gas che avremo in più sarà quello che non bruceremo”.

Un altro tema è proprio quello dell’approvvigionamento: tutti lo vogliono – soprattutto in Europa – ma il gas non è infinito…

“No, non c’è surplus sul mercato del gas che viaggia via tubo, che è già molto costretto – come già detto l’Algeria non può accontentare tutti in alternativa alla Russia – nè per quanto riguarda il gas che viaggia via mare. I contratti via nave di gas che verrà prodotto e congelato nei vari paesi che sono in grado di farlo – e non sono tantissimi – è già stato assegnato per l’inverno. Quindi trovare disponibilità di navi libere che portino gas all’Italia non sarà facile e se anche lo troveremo sarà pagato a carissimo prezzo”.

Una produzione di gas italiano è possibile?

“L’Italia ha modeste risorse di gas naturale. I dati sono pubblicati sul sito del Mite: parliamo complessivamente – compreso quello che nemmeno riusciremmo a estrarre – di 111miliardi di metri cubi, quindi circa un anno e mezzo di produzione nazionale. Ma tutto questo gas è sparso in centinaia di pozzi. Se fossero tutti in un unico sito potremmo anche sfruttarli in modo interessante dal punto di vista tecnico/economico, ma siccome abbiamo tanti piccoli giacimenti, pensare che la produzione nazionale possa aiutarci quest’inverno è fuori questione. Sarà possibile aumentare un po’ la produzione nei prossimi anni, ma nulla che possa cambiare le sorti di un paese che consuma oltre 70 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Le riserve nazionali sono davvero poca cosa”.

L’unica soluzione quindi è risparmiare gas?  

“A breve termine sì. Il risparmio verrà anche in modo automatico: tutte le volte che sono aumentati i prezzi dell’energia sono diminuiti i consumi e accadrà anche questa volta. Le persone e le aziende si auto regolamenteranno e i consumi saranno più bassi. Dobbiamo poi sperare che l’inverno non sia particolarmente rigido e decidere di fare ciò che da tanto tempo ci diciamo: docce brevi di 3 minuti, diminuire la temperatura negli ambienti di 1 o 2 gradi e in questo modo potremmo risparmiare circa 5 miliardi di metri cubi di gas. Chiaramente però dobbiamo rimpiazzare, nel caso in cui ci sia un taglio totale delle importazioni dalla Russia, una quantità molto maggiore di gas: importavamo circa 30 miliardi di metri cubi di gas all’anno, sostituirli in pochi mesi non è facile, perché il gas non è una merce che si trova come il pane dal fornaio. Si tratta di un mercato complicato e molto costretto riguardo alla possibilità di approvvigionamenti diversificati”.

Chiara Tassi