Pronto soccorso in sofferenza: le risposte della Regione ad aggressioni e carenza di personale

Il ricorso all'appalto- chiarisce Baruffi- è legato a condizioni di difficoltà nel mantenere servizi di emergenza-urgenza col personale a disposizione. Attualmente in fase di test a Bologna la valutazione del gilet anti-aggressione

0
389
Aumentano le aggressioni nei confronti del personale sanitario. Lo conferma la Regione Emilia-Romagna. “A fronte di una stabilità degli infortuni registrati dall’Inail- ha spiegato ieri al question time il sottosegretario alla presidenza della Regione Davide Baruffi– va denunciato l’aumento di aggressioni: quelle fisiche soprattutto in reparti a contatto con i fenomeni delle dipendenze, mentre quelle verbali attengono prevalentemente ai pronto soccorso”. Baruffi ha poi ricordato come sia attualmente in fase di test a Bologna la valutazione del gilet anti-aggressione, un dispositivo di protezione individuale per il personale in servizio in orari notturni o quando svolgono azioni in solitudine. Non basta però per la 5 stelle Silvia Piccinini, che ha portato in aula il problema. “La situazione all’interno dei Pronto soccorso nella nostra regione è ormai diventata intollerabile”, afferma la consigliera. Le aggressioni nei confronti del personale sanitario “si verificano con cadenza quasi quotidiana e influiscono in modo determinante anche sulla scarsa disponibilità a lavorare in queste strutture. Per questo è necessario che la Regione faccia di più e meglio per tutelare medici ed infermieri, già provati da turni sfiancanti dovuti alla mancanza di personale”. Ma la giunta è tornata anche a rispondere sulla carenza del personale sanitario che rischia di mandare in tilt il servizio pubblico. “Tutte le aziende sanitarie- ricorda Baruffi- stanno affrontando il problema di carenza di personale e l’Emilia-Romagna, nonostante l’emergenza pandemica, è riuscita a gestire le difficoltà.
Tra le azioni messe in campo dalla Regione “è previsto un pacchetto di misure urgenti che prevedono la valorizzazione del personale operante. Il ricorso all’appalto- chiarisce Baruffi- è legato a condizioni di difficoltà nel mantenere servizi di emergenza-urgenza col personale a disposizione. Non si tratta di un obiettivo cui tendere ma parte di una strategia per accorciare le liste di attesa. Tra Regioni e Governo è aperto un confronto per le risorse in campo sanitario. L’obiettivo è traghettare il sistema fuori dall’emergenza”. “La verità- ribatte il capogruppo di Fratelli d’Italia Marco Lisei, autore della domanda- è che il personale sanitario sta ‘scappando’, a causa delle condizioni e del blocco contrattuale, per andare verso il privato. Comprare competenze dal privato ci costa di più. Bene investire sulle strutture, ma stiamo parlando solo di risoluzione del problema attraverso il mattone. A pagarne le conseguenze saranno i cittadini”