Carpi ha smesso di crescere ma continua a invecchiare

Denatalità, invecchiamento della popolazione, persone in età attiva in calo: la situazione è esplosiva. Ma cosa ci attende nel medio e lungo termine? Chi reggerà il peso sempre più gravoso del welfare futuro se le persone che vanno in pensione sono più numerose di quelle che si affacciano sul mondo del lavoro? A prendere in esame questi interessanti temi sarà il professor Alfonso Cornia nel corso di due incontri dal tema Popolazione e risorse: il nuovo volto del mondo e che si terranno sulla piattaforma GoToWebinar.

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Alfonso Cornia

Carpi ha smesso di crescere ma continua inesorabilmente a invecchiare. La popolazione residente ammonta a 71.730 unità, di queste ben 16.802 sono ultrasessantacinquenni. Nel 2021, l’indice di vecchiaia per il Comune di Carpi ci restituisce una fotografia alquanto amara: vi sono 177,7 anziani ogni 100 giovani, quasi il doppio. Particolarmente significativo poi è l’indice di ricambio della popolazione attiva che rappresenta il rapporto percentuale tra la fascia di popolazione che sta per andare in pensione (60-64 anni) e quella che sta per entrare nel mondo del lavoro (15-19 anni). La popolazione attiva è tanto più giovane quanto più l’indicatore è minore di 100: a Carpi, lo scorso anno, l’indice di ricambio è 133,5 perchè la popolazione in età lavorativa è molto anziana. In soldoni e sdoganando un altro indice, ovvero quello di dipendenza strutturale che rappresenta il carico sociale ed economico della popolazione non attiva (0-14 anni e 65 anni e oltre) su quella attiva (15-64 anni), vi sono 57,7 individui a carico, ogni 100 che lavorano. I numeri si sa, sono spesso indigesti, ma ci stanno raccontando una storia che difficilmente avrà un happy end.  Il drammatico calo della natalità (nel 2020 a Carpi i nati sono stati 523), sommato al costante allungamento della vita, si sta trasformando in una tempesta perfetta. 

Il grafico detto Piramide delle Età relativo alla distribuzione della popolazione residente a Carpi (in foto) è emblematico: anziché avere un solido tronco, presenta una folta chioma, segno inequivocabile che la nostra struttura demografica non gode certo di buona salute.

Denatalità, invecchiamento della popolazione, persone in età attiva in calo: la situazione è esplosiva. Ma cosa ci attende nel medio e lungo termine? Chi reggerà il peso sempre più gravoso del welfare futuro se le persone che vanno in pensione sono più numerose di quelle che si affacciano sul mondo del lavoro? 

A prendere in esame questi interessanti temi sarà il professor Alfonso Cornia nel corso di due incontri dal tema Popolazione e risorse: il nuovo volto del mondo e che si terranno sulla piattaforma GoToWebinar, (per partecipare, basta iscriversi al link https://bit.ly/3L1qD3h), il 16 e il 23 febbraio, alle 9 del mattino. L’obiettivo del primo appuntamento del ciclo, promosso dall’associazione Africa Libera, col supporto della Fondazione Casa del Volontariato, il contributo della Regione Emilia-Romagna e il patrocinio del Comune di Carpi, sarà proprio quello di analizzare le tendenze della demografia contemporanea per prepararci ad affrontare il mondo di domani.

“Dinnanzi a noi – spiega il professor Cornia – vi sono problemi nuovi e sfide complesse che hanno a che fare con l’equilibrio demografico da un lato e la sostenibilità del pianeta dall’altro. Vi sono paesi avanzati come l’Europa, e il nostro territorio non sfugge a tale tendenza, in cui alcuni fenomeni sono ormai consolidati; realtà caratterizzate da una bassissima natalità, da famiglie sempre meno numerose, dove la presenza di persone anziane o molto anziane continua a crescere. L’idea alla base delle due lezioni – prosegue Alfonso Cornia – è quella di fornire dati, elementi concreti per comprendere la realtà che ci circonda, nelle sue macro dinamiche, per non farsi cogliere impreparati, almeno non troppo, da quel che porterà il futuro. Sarebbe miope e controproducente rifiutarsi di analizzare la situazione per ‘infilare la testa sotto la sabbia’ e non vedere una realtà da cui potremmo essere spaventati. Inoltre conoscere quanto ci accade non è solo un utile esercizio di consapevolezza, ma rimane la via maestra per poter comprendere quali siano gli spazi per il nostro intervento e, ove possibile, porre rimedio a situazioni dannose o ingiuste”.

Ma come si può affrontare l’inverno demografico che abbiamo dinanzi? 

“Siamo un Paese di settantenni e ottantenni – prosegue il professor Cornia – e questa tendenza si accentuerà in futuro quindi occorrono maggiori investimenti sul versante della salute e dell’assistenza ma è altrettanto necessario costruire un nuovo stato sociale; un welfare che metta al centro non solo il bene della comunità, e in particolare l’emancipazione delle donne, ma anche quello dell’ambiente. La bassa natalità che da anni caratterizza il nostro Paese è figlia di una realtà sociale che potrebbe essere invertita attraverso i giusti investimenti. Si deve scommettere, non solo a parole, sulla famiglia e sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro solo così si possono creare le condizioni favorevoli affinchè una coppia si senta tutelata nel mettere al mondo dei figli. Infine vi sono tanti esempi, la storia ne è piena, di migrazioni che hanno contribuito a creare un futuro nuovo e migliore: gestire e governare il fenomeno migratorio può comportare un vantaggio indiscusso per entrambe le componenti, per chi arriva e per chi accoglie”.

E dopo la demografia, l’incontro del 23 febbraio sarà invece dedicato ad approfondire gli aspetti legati alle risorse del pianeta, al loro sfruttamento e all’equilibrio instabile tra homo sapiens e un ecosistema di cui anch’egli, malgrado spesso se ne dimentichi, è parte integrante.

Jessica Bianchi