I giorni neri di Dorando Pietri

Si è persa memoria a Carpi dell’eccidio di Quartirolo che risale al 24 giugno del 1922. Ne ricostruisce i particolari Fabio Montella nel volume Bagliori d’incendio, violenza politica a Modena dal 1911 al 1921 in uscita a settembre. Indagando intorno all’episodio, Montella si è imbattuto nel nome di Dorando Pietri, il carpigiano passato alla storia nel 1908 per la sfortunata maratona di Londra.

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Pensavano di trovarci alcuni comunisti della zona di Quartirolo ma dentro alla casetta di legno c’era una festicciola danzante organizzata dai giovani cattolici in occasione della ricorrenza di San Giovanni. Chi estrasse il pugnale era ancora ubriaco dalla sera precedente: non ci fu scampo per due ragazzini di 15 e 16 anni: Agostino Zanfi morì sul colpo, Gino Ognibene dopo sei mesi di agonia. Si è persa memoria a Carpi dell’eccidio di Quartirolo che risale al 24 giugno del 1922. Ne ricostruisce i particolari Fabio Montella nel volume Bagliori d’incendio, violenza politica a Modena dal 1911 al 1921 in uscita a settembre.


Indagando intorno all’episodio, Montella consultando i documenti dell’Archivio di Stato di Modena e di Roma, si è imbattuto nel nome di Dorando Pietri, il carpigiano passato alla storia nel 1908 per la sfortunata maratona di Londra. Che fosse un simpatizzante fascista era già noto. Il fatto che sia stato uno dei primi tesserati ancora prima della marcia su Roma del 22 e che abbia indicato nel testamento di essere sepolto con la camicia nera e i suoi ricordi sportivi lasciano pensare che fosse un ardente fascista. La novità è la partecipazione a imprese ben più gravi, secondo quanto ricostruito da Fabio Montella ricercatore per l’Istituto Storico di Modena.
“Dorando Pietri ebbe un ruolo nella spedizione squadrista del 24 giugno 1922 a Quartirolo: era alla guida del mezzo che accompagnò i fascisti a compiere il delitto. Finora si è sostenuto che lui fosse alla guida in modo inconsapevole rispetto a quello che stava succedendo ma, in base ad alcuni
documenti che ho trovato, in particolare la relazione del Vice Commissario di Carpi Oreste Pranzo, emerge che Dorando era probabilmente a conoscenza del fatto che coloro che stava accompagnando avrebbero compiuto una spedizione squadrista”. Ovviamente non poteva sapere che sarebbe finita con l’uccisione di due adolescenti ma Dorando Pietri conosceva bene le persone che stava trasportando ed era consapevole di quello che sarebbe successo tant’è che “il Vice Commissario chiede che sia processato per favoreggiamento ma il Pretore di Carpi decide di archiviare la sua posizione e viene sentito in tribunale come testimone”. Avevo già avuto seccature e non intendevo procurarmene altre: sono queste le parole pronunciate da Dorando Pietri davanti al giudice e da cui si intende che aveva già avuto guai con la giustizia.

Fabio Montella

“Era stato infatti coinvolto in una spedizione squadrista nel 1921 quando alcuni fascisti carpigiani, tra i più temuti dell’Emilia Romagna, si recarono in trasferta nel basso mantovano per incendiare Case del Popolo, Camere del Lavoro e bastonare gli oppositori politici. Dorando Pietri era tra i dieci che vennero identificati. Gli atti del processo di quell’episodio non sono ancora stati rintracciati e non sappiamo se Dorando fu processato e condannato. Più probabile che abbia beneficiato di una delle amnistie che lasciarono impuniti i colpevoli in quel periodo anche perché nemmeno un anno dopo era alla guida del mezzo con cui i fascisti raggiunsero Quartirolo”.

Nell’anno successivo, 1923, Dorando Pietri lascerà Carpi per andare a Sanremo e lavorare insieme al fratello forse anche per la necessità di voltare pagina: sono trascorsi quindici anni dall’impresa di Londra, la stella di Dorando era tramontata e nel frattempo aveva dovuto fare i conti con la fallimentare avventura da imprenditore: grazie alla tournée di maratone negli Stati Uniti aveva guadagnato moltissimo denaro e, su consiglio del fratello Ulpiano, aveva aperto l’Hotel Dorando, un faraonico albergo che fallì in poco tempo anche per la crisi dell’industria del truciolo in conseguenza della quale si ridimensionarono affari e turismo.

“Il mio intento – precisa Montella – non è quello di demolire il mito sportivo di Dorando Pietri la cui impresa eroica rimarrà per sempre nella storia ma contestualizzarlo nella sua epoca senza paraocchi: il fascismo con la sua retorica guerriera e carico d’odio contro il nemico da abbattere aveva fatto breccia in una generazione di giovani uomini come Dorando che non aveva certo bisogno di prendere la tessera per coronare una carriera al di sopra di ogni sospetto. Eppure anche lui si fece ammaliare da un movimento in giusto e violento che si affermò coi mezzi che conosciamo. Non amo la retorica, preferisco leggere i documenti e guardare i fatti, è il mio lavoro indagare le fonti”.

 

 

 

Sara Gelli