L’Europa è da smontare e rimontare

Da allora, a forza di delegare le responsabilità ma con la certezza di non correre alcun rischio, la politica italiana è scesa sempre più in basso. Gli italiani si sono accontentati di un sistema non virtuoso che si autoalimentato per anni ma è arrivato il momento di cambiare registro.

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Veniamo dal 1992 l’anno in cui l’Italia ha disintegrato la classe dirigente. Anche i partiti risparmiati dalle indagini e che pensavano di sopravvivere a quello tsunami invocando la propria superiorità morale sono stati travolti dall’accusa rivolta alla politica di essere sporca, cricca e corruzione. A quel momento storico, non proprio sereno, risale la scelta decisamente troppo frettolosa di sottoscrivere il trattato di Maastricht che spiana la strada a una serie di rigide normative in campo economico fatte da altri. L’Italia ne ha preso atto nella convinzione che: “l’Europa sa come fare, sanno cosa è meglio per noi”. Nei fatti una seria riflessione non è mai stata fatta a livello europeo per capire in che misura l’Unione avrebbe giovato a ciascun Paese membro: ci si è limitati a un dibattito democratico di facciata in un Parlamento, quello europeo, ben lontano dalle regole democratiche che valgono per i Parlamenti dei singoli Paesi membri.

L’Italia si è appoggiata all’Europa e i nuovi partiti che sono nati dopo il ’92 si sono accontentati di azzuffarsi per temi di rilevanza sociale demandando all’Europa le scelte più strutturali: la pianificazione industriale, il modello di impresa, l’organizzazione bancaria… Con la conseguenza che la classe politica italiana si è progressivamente impoverita al punto che oggi non sappiamo nemmeno quali siano, se non per esigenze di marketing, i valori di riferimento dei partiti che, avendo delegato la sovranità, non hanno più le leve per incidere sulla società.

Oggi se i partiti ammettessero come stanno le cose verrebbero spazzati via: a forza di delegare all’Europa ciò che è bene per il nostro futuro o colpevolizzando l’Europa per partito preso, la classe politica italiana si è progressivamente impoverita di competenze con la garanzia di poter restare al suo posto a prescindere dalle cose fatte o non fatte e nessuno in Italia ha capito quali problemi avrebbe ingenerato questo sistema:

Il bilancio è presto fatto: l’Italia è tra i Paesi che sono cresciuti di meno in Europa, che è tra i blocchi monetari cresciuti meno negli ultimi 25 anni

L’ulteriore errore italiano è stato quello di puntare ad avere in Europa singole personalità di spicco senza capire che serviva avere dei parlamentari di spessore e capaci per trovare alleati, creare una rete di relazioni dentro il Parlamento europeo e costituire, per esempio, un asse del Mediterraneo.

L’Italia ha fatto il passo più lungo della gamba gestendo con una nuova classe dirigente il passaggio all’Europa, in quel momento, il 1992, dopo aver disintegrato un navigato establishment capace di mediazione politica.

Da allora, a forza di delegare le responsabilità ma con la certezza di non correre alcun rischio, la politica italiana è scesa sempre più in basso. La sinistra si è incagliata sulla questione di Berlusconi, mentre il leader di Forza Italia era impegnato a salvaguardare i suoi interessi minacciati dalla globalizzazione. Gli italiani si sono accontentati di un sistema non virtuoso che si autoalimentato per anni ma è arrivato il momento di cambiare registro.

 

PAP20