Lorenzo Mora, una vita a bracciate

“Partecipare alle prossime Olimpiadi e realizzare un giro del Mondo in barca in solitaria, proprio come un pirata”, sono questi i due obiettivi del nuotatore carpigiano Lorenzo Mora.

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Lorenzo Mora è un talento silenzioso e anticonvenzionale, capace di soppesare con maturità il proprio tempo, che lui stesso definisce la cosa più preziosa, scegliendo di anteporre alla frenetica vita sui social network un percorso contraddistinto dall’agonismo, dallo studio e dalla buona lettura. Classe ’98, carpigiano trapiantato a Bologna per motivi di studio. Al secondo anno di Lettere Moderne, il campione carpigiano divide la propria quotidianità fra impegnative sessioni d’allenamento e lo studio appassionato presso la Facoltà felsinea. 

IL NUOTO 

La tradizione del nuoto in Italia possiede nobili precursori che hanno arricchito di preziosi metalli il medagliere del Coni a Roma. Lorenzo, avviato al nuoto all’età di 5 anni dai genitori anche in virtù della passione del papà per le immersioni, possiede una struttura muscolare imponente che lo ha saputo rendere particolarmente performante nella disciplina del “dorso”. I 200 metri sono il suo regno e la branca nella quale si sta ritagliando, a suon di risultati positivi, un posto nel gotha del nuoto italiano.  

IL RIFERIMENTO SPORTIVO 

“Il nuoto di Ryōsuke Irie – confessa Mora – è arte. Non si tratta più di sport ma di poter apprezzare visivamente, appieno, un essere umano librarsi nell’acqua. Veder nuotare questo “giapponesino”, minuto ma potente e veloce apprezzando al contempo la sua tecnica e il suo stile, mi ha sempre emozionato e trasmesso sensazioni e stimoli importanti. Poter avvicinarmi a questo campione, recentemente qualificatosi per la sua quarta Olimpiade, è fra gli obiettivi della mia carriera di nuotatore”.

LA FORTITUDO BOLOGNA

“Bologna è una città che offre infinite possibilità, che mi ha adottato con affetto e nella quale ho sviluppato la grande passione per la pallacanestro e per la Fortitudo”. Una scelta che, per chi conosce un minimo il mondo del basket italiano, basterebbe per completare l’identikit di un ragazzo coraggioso, solare ma “fuori dagli schemi”. La Effe, come la chiamano affettuosamente i tifosi biancoazzurri, non è una squadra che si sceglie per le vittorie o per gli allori, bensì per il senso di appartenenza che la Fossa (nome del gruppo organizzato di tifosi più importante), sa creare. Una seconda famiglia, capace di stringersi attorno alla squadra a prescindere dalla categoria, nella buona e nella cattiva sorte. Essere fortitudini significa non badare alla forma, ma alla sostanza e Lorenzo i piedi, pur amando l’acqua, li ha saldamente ancorati al suolo. 

Lorenzo Mora al centro

I SOGNI NEL CASSETTO 

“Partecipare alle prossime Olimpiadi e realizzare un giro del Mondo in barca in solitaria, proprio come un pirata”. Due situazioni apparentemente agli antipodi: “I giochi Olimpici sarebbero la consacrazione di un percorso, il sogno di ogni atleta penso. Girare i mari in barca a vela è una cosa che mi sono imposto di fare nella vita. Penso tutto nasca dal connubio della passione per i viaggi dei miei genitori, camperisti da una vita, e il mio amore per l’acqua e per il mare”. 

LE PROSPETTIVE FUTURE 

“Non ho la fobia di non riuscire ad affermarmi nel nuoto – chiosa Mora – ovvio che mi piacerebbe poter scalare le classifiche e togliermi qualche soddisfazione personale, tuttavia essendo nel gruppo sportivo dei Vigili del Fuoco di Bologna, che mi ha adottato come un figlio e che non ringrazierò mai abbastanza, anche poter entrare nel Corpo e completare il corso mi piacerebbe moltissimo. Terza, ma non ultima opzione, sarebbe quella di fare il professore di Lettere: adoro gli studi che ho scelto, dopo aver abbandonato  la Facoltà di Comunicazione a Modena, e sarebbe una bellissima soddisfazione poter chiudere il cerchio insegnando, un domani…”.

IL SUO RAPPORTO CON CARPI 

“Carpi è una città alla quale mi sono affezionato soprattutto in età adulta. Da ragazzo ho avuto qualche vicissitudine che mi aveva “raffreddato”, poi vivere costantemente fuori casa e aver condiviso la quarantena con mio papà nel primo lockdown nel marzo 2020 proprio a Carpi, mi ha fatto apprezzare alcuni lati che da ragazzino non avevo avuto modo di approfondire”.  

Enrico Bonzanini