Viaggi all’estero a Pasqua: “E’ concorrenza sleale” dice Federalberghi

“Ciò che crea imbarazzo - spiega Amedeo Faenza, presidente della Consulta Regionale del Turismo di Confcommercio Emilia Romagna - è che di fatto non si può girare in Italia ma lo si può fare all’estero: si tratta di una sleale concorrenza nei confronti del nostro Paese, a forte vocazione turistica. Siamo davvero arrivati al limite del paradosso: parliamo tanto di Europa poi ciascun fa cioè che vuole. Siamo dispiaciuti e preoccupati per il futuro di un settore che sarà davvero molto problematico: ci saranno aziende che non apriranno più e anche la situazione occupazionale sarà davvero difficile”.

0
257

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato, nel corso della mattinata di martedì 30 marzo, un’ordinanza che stabilisce nuovi vincoli per limitare i contagi da Coronavirus tra chi intende recarsi all’estero. L’ordinanza dispone, “per arrivi e rientri da Paesi dell’Unione Europea, tampone in partenza, quarantena di 5 giorni e ulteriore tampone alla fine dei 5 giorni”. Disposta quindi la quarantena non solo per chi arriva da Paesi extra Ue ma anche dall’Europa. Quel che al momento è ancora certo è che per le vacanze pasquali non ci si potrà spostare tra regioni ma si potrà andare all’estero. Federalberghi parla di concorrenza sleale.

“Ciò che crea imbarazzo – spiega Amedeo Faenza, presidente della Consulta Regionale del Turismo di Confcommercio Emilia Romagna – è che di fatto non si può girare in Italia ma lo si può fare all’estero: si tratta di una sleale concorrenza nei confronti del nostro Paese, a forte vocazione turistica. Siamo davvero arrivati al limite del paradosso: parliamo tanto di Europa poi ciascun fa cioè che vuole. Siamo dispiaciuti e preoccupati per il futuro di un settore che sarà davvero molto problematico: ci saranno aziende che non apriranno più e anche la situazione occupazionale sarà davvero difficile”.

Se ci si fosse mossi prima secondo lei si poteva ottenere qualcosa di più anche per l’Italia?

“Noi da marzo dello scorso anno abbiamo lavorato per mettere a punto protocolli molto seri per le strutture ricettive e per i ristoranti. Non solo, ci siamo adeguati alle nuove regole, le abbiamo rispettate e lo faremo anche in futuro. Mi chiedo però come mai siamo sempre secondi, non riusciamo mai, come Paese, a tagliare il traguardo insieme agli altri che hanno lavorato per far ripartire le cose e in tanti casi ci stanno riuscendo. Noi invece ci svegliamo una mattina e ci accorgiamo che possiamo viaggiare all’estero ma non possiamo andare a Riccione? Stiamo scherzando?”.

Dunque abbiamo lavorato sui protocolli ma nessuno ha dato l’ok per partire…

“Di fatto non ci hanno mai chiuso, ma non c’è più domanda, non ci possiamo spostare da comune a comune. Siamo bloccati negli spostamenti se non per questioni di estrema necessità, è chiaro che così nessuno apre. La montagna è praticamente morta, le città d’arte è un anno che sono chiuse (a Roma ci sono 64 alberghi operativi su tutti quelli della città, gli altri sono chiusi). La sensazione è che ci stiamo tirando da soli la zappa sui piedi… Peggio di così credo non possa andare: quando ci sono illustri personaggi che costantemente dicono “ripartiremo e saremo pieni di turisti” mi chiedo che film abbiano visto! Non è mica così semplice far arrivare i turisti in Italia: in Emilia Romagna ci lavoriamo da 10 anni, nel 2019 abbiamo raggiunto dati significativi, ma ricordiamoci che il 70% del turismo effettivo –quello che fa lavorare le strutture e il paese – è italiano. Il 30% arriva dall’estero. Stavamo iniziando a vedere la luce quando è scoppiata la pandemia. E ora, un anno dopo, vedersi ancora una Pasqua chiusa in questo modo quando negli altri paesi le cose vanno diversamente… non riusciamo a capirne il motivo. E soprattutto se siamo in Europa le regole dovrebbero essere uguali per tutti”.

Chiara Tassi