L’Rt cala ma la campagna vaccinale resta il vero nervo scoperto

Il commissario straordinario all’emergenza Covid, generale Francesco Paolo Figliuolo, ha posto come obiettivo il raggiungimento delle 500mila vaccinazioni al giorno a partire dalla terza settimana di aprile. “Questo per Modena - spiega Antonio Brambilla - significherebbe somministrare mediamente 5.300 dosi quotidiane. Oggi ne facciamo circa 3.200 e non certo per mancanza di organizzazione bensì per la carenza di vaccini. La macchina vaccinale è in grado di compiere fino a 6mila inoculazioni giornaliere ma i ritardi nelle consegne, soprattutto di AstraZeneca, sta dilatando fortemente i tempi. Oltre agli annunci, aspettiamo le dosi”.

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I pazienti Covid positivi attualmente ricoverati negli ospedali della rete provinciale modenese sono 582 (484 nelle aree mediche, 34 in subintensiva e 64 in terapia intensiva). “In due settimane, dall’11 al 24 marzo abbiamo registrato un +9% di ospedalizzazioni in area intensiva e un +86% in quelle di degenza ordinaria. L’abbassamento dell’età media dei pazienti si conferma nuovamente ed è prevalentemente quella compresa tra i 40 e i 60 anni”, spiega Antonio Brambilla, direttore generale dell’Ausl di Modena.

Oggi grazie alla rimodulazione della rete ospedaliera modenese sono 631 i posti letti dedicati ai pazienti Covid (531 di area medica, 32 di subintensiva e 68 – all’Ospedale Ramazzini di Carpi sono 50, di cui 38 di area medica, 8 di subintensiva e 4 di intensiva) il che significa che al momento sono solo una cinquantina i posti liberi ma, prosegue Brambilla, “l’auspicio, e lo dico sottovoce per scaramanzia, è che si confermi il trend degli ultimi giorni in cui il numero delle dimissioni supera quello degli ingressi”.

La pressione sulle strutture ospedaliere resta comunque molto alta, basti pensare che “il picco più alto di ricoveri raggiunto durante la prima ondata è stato di 428. Mantenere, seppure in forma ridotta, l’attività ordinaria no Covid in queste condizioni è davvero molto complesso”.

I numeri dei contagi, prosegue il direttore, continuano a essere da “zona rossa. L’incidenza di nuovi casi nella nostra provincia è di 357 ogni 100mila abitanti ma iniziamo a vedere un trend in diminuzione e anche l’indice di trasmissione Rt medio provinciale è sceso a 0,9 (dato del 16 marzo)”. La classe di età maggiormente coinvolta è quella che va “dai 4 ai 18 anni, mentre i distretti più colpiti sono Sassuolo e Vignola. Anche le persone assistite a domicilio stanno lentamente diminuendo e sono scese, tra positivi e contatti, a poco meno di 12mila”.

La campagna vaccinale resta però il vero nervo scoperto. Il commissario straordinario all’emergenza Covid, generale Francesco Paolo Figliuolo, ha posto come obiettivo il raggiungimento delle 500mila vaccinazioni al giorno a partire dalla terza settimana di aprile. “Questo per Modena – spiega Antonio Brambilla – significherebbe somministrare mediamente 5.300 dosi quotidiane. Oggi ne facciamo circa 3.200 e non certo per mancanza di organizzazione bensì per la carenza di vaccini. La macchina vaccinale è in grado di compiere fino a 6mila inoculazioni giornaliere ma i ritardi nelle consegne, soprattutto di AstraZeneca, (basti pensare che ci arriva solo il 20% di quanto programmato) sta dilatando fortemente i tempi. Il nostro obiettivo era quello di raggiungere quota 100mila prime dosi entro la fine di marzo ma se non aumentano le forniture sarà difficile centrarlo (a oggi sono state fatte 116.323 inoculazioni, di cui 76.115 prime dosi e 40.208 seconde)”. 

L’Ausl di Modena si definisce “organizzata” ma, ribadisce Brambilla, “saremo in grado di recuperare terreno e centrare l’obiettivo indicato dal generale Figliuolo solo se ci arriveranno le consone quantità di vaccini. Oltre agli annunci, aspettiamo le dosi”.

E se AstraZeneca latita non va meglio con Pfizer, “al momento in quantità insufficiente per vaccinare tutti i soggetti vulnerabili”. Insomma ben vengano “la volontà manifestata da numerose aziende di mettere a disposizione spazi e medici competenti per vaccinare e gli accordi che la Regione sta prendendo con i rappresentanti dei medici di Medicina Generale affinché siano questi ultimi a farsi carico della vaccinazione dei caregiver ma – conclude il direttore generale dell’Ausl – torniamo sempre al nodo cruciale: servono le dosi”.

Jessica Bianchi