Pierpaolo Marra, un artigiano del Tempo

Pierpaolo Marra, titolare di MP in via Messori n° 43 a Carpi, racconta il mestiere di orologiaio: “aprire un orologio è entrare in un mondo tutto a sé e la sensazione che si assapora nel ridare vita ad un meccanismo che si temeva perduto è estasiante”.

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Pierpaolo Marra, 39 anni, ha cominciato a mettere mano a meccanismi e lancette da bambino: “la mia passione era smontare orologi e sveglie per vedere gli ingranaggi e provare a scoprire il loro funzionamento. Nel momento in cui aprivo un orologio mi sembrava di entrare in un mondo tutto a sé.

Poi, ho iniziato ad acquistare libri sull’orologeria imparando da autodidatta, finché ho capito che era necessario studiare più approfonditamente e mi sono iscritto a una scuola di orologeria tenuta da un mastro orologiaio svizzero”.

È il 2014 quando Pierpaolo Marra decide di mettersi in proprio aprendo il suo primo negozio di orologeria a Carpi.

Oggi, da circa un anno, ha trasferito il suo laboratorio orologiaio in via Messori n°43, offrendo riparazioni sia a privati che conto terzi e vendita all’ingrosso di ricambi, ed è affiancato da un giovane apprendista.

Quali sono gli orologi più difficili da riparare?

Ogni orologio è a sé. Negli ultimi anni oltre agli orologi meccanici e al quarzo si sono aggiunti i modelli elettronici.

La mia filosofia è che non c’è nessun orologio che non possa essere riparato.

Sicuramente gli orologi meccanici, e specialmente quelli di tipo automatico, sono quelli che richiedono più manutenzione e controlli periodici.

Un orologio è come un’automobile. Per non rischiare che tutt’un tratto si fermi occorre sottoporlo ogni tanto a una revisione. Nel caso dell’orologio almeno ogni cinque anni”.

Quali sono i passaggi cruciali della manutenzione di un orologio?

Parlando di ordinaria manutenzione, sono diversi i passaggi che un orologiaio deve compiere una volta smontato l’orologio: revisione di ogni singolo pezzo (ponti, corone), lavaggio chimico delle parti, riassemblaggio (meccanismo, quadrante, lancette, vetro, corona), lubrificazione delle parti soggette ad attrito, controllo delle guarnizioni e dell’impermeabilità e taratura del meccanismo al secondo (tramite macchinari elettronici).

Infine, si dà un’occhiata anche al cinturino: se in pelle, andrebbe sostituito periodicamente mentre se in metallo lo si pulisce mediante getto di vapore o ultrasuoni”.

Nel corso del tempo il banco dell’orologiaio si è arricchito di nuovi strumenti e tecnologie, ma la migliore strumentazione non è sufficiente a fare un buon orologiaio.

Cosa significa essere orologiaio nell’era del digitale dove tutto va veloce e può essere sostituito in fretta?

Significa portare avanti una professione che altrimenti rischierebbe di scomparire e dare valore al tempo. Di media ci si impiega quasi una giornata per riparare un orologio e spesso arrivano in laboratorio pezzi d’antiquariato.

Di recente ho aggiustato un orologio da tasca risalente al 1904. È stata una piccola impresa. Ho dovuto ripassare come era il funzionamento degli orologi dell’epoca ma è stato anche un grande onore e privilegio.

Di fatto noi orologiai siamo artigiani del tempo, di quello passato e di quello futuro, ed entriamo negli ingranaggi della memoria”.

Chiara Sorrentino