Non vogliamo verde in città, ma una città nel verde!

Riforestare città cementificate come le nostre non è facile ma, spiega Maria Paola Chiesi, presidente del Consorzio forestale Kilometro Verde Parma, “creare aree protette di importanza biologica e corridoi ecologici è indispensabile. Come dice il professor Stefano Mancuso la città va ripensata non nel senso di mettere il verde in città ma di mettere la città nel verde. Per farlo è necessario che tutti gli attori del territorio convergano per ripensare il sistema città nella sua interezza”.

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“Non c’è più tempo per egoismi miopi. Dobbiamo tutti essere consapevoli della gravità dell’emergenza climatica, dell’urgenza dell’azione, e che sia molto importante diffondere cultura: non allarmismi ma cultura”. A parlare è Maria Paola Chiesi, presidente del Consorzio forestale Kilometro Verde Parma, nel corso dell’incontro di UNIPR On Air (l’intervento si può riascoltare al link https://www.facciamoconoscenza.unipr.it), la rassegna d’interviste on line dell’Università di Parma dedicata all’Agenda 2030 ONU.

Intervistata da Renato Bruni, docente di Biologia e Botanica all’Università di Parma e Direttore dell’Orto Botanico dell’Ateneo, e da Barbara Gherri, docente di Environmental and Outdoor Comfort Assessment, Maria Paola Chiesi ha parlato dei temi del Goal 11 dell’Agenda 2030, ovvero Città e comunità sostenibili, soffermandosi in particolare sull’importanza di creare spazi verdi in città.

Maria Paola Chiesi, presidente del Consorzio forestale Kilometro Verde Parma

Chiesi ha parlato dell’urgenza di un “cambiamento del modo di pensare e di vivere il sistema in cui siamo, riconoscendo che tutte le parti sono interdipendenti. Purtroppo questo non accade sempre, e ognuno tende a guardare il proprio microcosmo senza capire che la propria azione influenza anche quelli altrui. La pandemia ha dato ampia dimostrazione dell’interdipendenza dell’intero ecosistema planetario”. 

E’ quindi necessario “fornire informazioni corrette, coinvolgere la cittadinanza nelle azioni che si compiono, dare alle aziende il giusto supporto anche in termini di competenze tecniche, perché impostare programmi di neutralità carbonica, ad esempio, non è affatto semplice dal momento che non esistono standard univoci a livelli nazionale o europeo, sono frontiere da esplorare”. Tre le parole chiave: “consapevolezza, cultura, convergenza”, perchè “tutti devono contribuire a disegnare insieme la città del futuro, il territorio in cui desiderano vivere”.

Una città verde gode di innumerevoli benefici: “dallo stoccaggio e dall’assorbimento dell’anidride carbonica fino all’abbattimento del particolato sottile, oltre alla regolazione microclimatica, del ciclo dell’acqua, della biodiversità, e naturalmente al benessere delle persone. Chi di noi non ricorda la celebre canzone degli Anni Sessanta, Il ragazzo della Via Gluck? Già allora era chiaro come fosse preferibile vivere tra alberi e prati anziché nel cemento.  Avere spazi verdi salubri, dove gli alberi non solo contribuiscono alla mitigazione delle isole di calore ma creano bellezza e occasione di antiche socialità” fa bene al corpo e all’anima.

Riforestare città cementificate come le nostre non è facile ma, prosegue Chiesi, “creare aree protette di importanza biologica e corridoi ecologici è indispensabile. Come dice il professor Stefano Mancuso la città va ripensata non nel senso di mettere il verde in città ma di mettere la città nel verde. Per farlo è necessario che tutti gli attori del territorio convergano per ripensare il sistema città nella sua interezza”.

La città è un sistema e in quanto tale è inutile che ciascuno faccia un pezzettino perchè azioni di questo tipo, prosegue la presidente del Consorzio forestale Kilometro Verde Parma, “non generano consapevolezza nella cittadinanza. I cittadini devono essere informati, coinvolti, responsabilizzati, solo così potranno farsi carico del territorio in cui vivono, magari anche contribuendo a prendersene cura”.

Per la Chiesi sarebbe poi di fondamentale importanza che il mondo accademico si dedicasse anche allo studio e alla quantificazione del valore economico dei boschi come già accade in altri Paesi: “la nostra regione ha un microclima particolare che andrebbe analizzato per meglio comprendere l’interazione tra boschi e microclima. L’Emilia Romagna è una regione dalla forte vocazione agricola: un tempo, nelle campagne esistevano i filari, gli alberi venivano utilizzati dai contadini per i benefici che apportavano ai campi e alle colture. Oggi gli alberi sono spariti a causa della meccanizzazione dell’agricoltura e dell’agricoltura di tipo intensivo. In realtà la biodiversità assicurata dalla presenza di un bosco o di un filare aumenta la resilienza di una coltura e la produttività stessa di un campo, grazie alla presenza di uccelli e di insetti impollinatori”.

Ancor meno ricca la letteratura relativa alla riduzione dello stress legata agli spazi verdi ma, conclude Chiesi, “è ormai riconosciuto come soggiornare vicino alle piante migliori l’umore e la sensazione di benessere di ciascuno”. Insomma più verde, meno cemento.

Jessica Bianchi