Irene Cavazzuti conquista il primo premio per il miglior corto al contest internazionale Corto in Accademia

La carpigiana Irene Cavazzuti, studentessa iscritta all'ultimo anno dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, ha conquistato il primo premio per il miglior cortometraggio al contest internazionale Corto in Accademia con il suo corto Luce Attraverso: “quando l'incubo della pandemia sarà finito, spero che noi giovani, guardandoci indietro, saremo fieri di non aver mollato”.

0
1269
Irene Cavazzuti

Irene Cavazzuti, 22 anni di Carpi, con il suo corto Luce Attraverso ha conquistato la giuria internazionale e quella tecnica di Corto in Accademia, il contest internazionale di cortometraggi indipendenti rivolto agli studenti iscritti alle Accademie di Belle Arti italiane ed europee.

E’ suo il primo premio nella categoria Miglior Cortometraggio. 

La premiazione è avvenuta on-line lo scorso 3 marzo e ha registrato una cospicua partecipazione di pubblico, confermandosi ancora una volta come una grande opportunità per i giovani e futuri videomaker. 

“E’ un contest molto popolare tra le Accademie di Belle Arti. Per chi ha un buon corto da parte  – racconta Irene Cavazzuti, iscritta al terzo anno dell’Accademia di Belle Arti di Bologna – è quasi un rito partecipare. Inoltre, l’Accademia di Bologna detiene un record di vittorie e, pertanto, era importante partecipare per continuare la tradizione. Inizialmente non ero convinta. Il mio corto non mi sembrava finito; mancavano due aspetti importanti della post-produzione da sistemare e avevo dovuto accorciarlo per rientrare nella durata massima di dieci minuti. Sicuramente l’insistenza e il sostegno di alcuni miei compagni di corso hanno fatto sì che mi convincessi finalmente a inviarlo. E ho fatto bene”.

Una scena dal cortometraggio di Irene Cavazzuti vincitore di Corto in Accademia

Quando hai girato Luce Attraverso e di cosa parla?

“L’idea è nata a gennaio dello scorso anno, ci sono poi voluti mesi per elaborarla e arrivare alla versione definitiva che abbiamo girato a settembre. Il corto racconta uno spaccato di realtà da due punti di vista: quello di una ragazza che si prende cura del nonno malato, e quello appunto del nonno in preda ad allucinazioni e deliri. Queste due differenti visioni trovano un punto d’incontro tra i ricordi del nonno, che si materializzano caotici ma nitidi nella sua mente come le diapositive di un vecchio proiettore impazzito. 

Ci tenevo a raccontare questa storia per mostrare come la malattia che, vista dal di fuori, sembra costringere il malato all’irrazionalità, è spesso invece sentita in maniera più straniante dagli esterni che si trovano a fare i conti con una nuova percezione di realtà a cui possono solo assistere impotenti”.

Com’è essere studenti universitari oggi?

“Noi universitari ci sentiamo dimenticati. Da marzo 2020 nessuno si è mai veramente espresso con chiarezza e determinazione in merito alle università, ma ogni importante decisione è stata rimessa alle singole istituzioni, continuando a scaricare le responsabilità sempre più sul singolo.  Sono consapevole del fatto che il problema sia a monte e che le università siano luoghi che spesso non hanno lo spazio fisico per ospitare gli studenti, ma le lezioni on-line sono diventate alienanti. Il confronto è necessario e fondamentale e, ad oggi, è un anno che ne siamo privati. La cultura è anche contatto umano, vicinanza e condivisione: tutte prerogative che in questo momento ci vengono negate.

Noi giovani stiamo perdendo importanti opportunità di sviluppare la nostra libertà e i nostri talenti proprio nel momento per noi decisivo, e questo tempo non ci verrà mai più restituito”.

Come te lo immagini il tuo futuro?

“E’ difficilissimo immaginarsi un futuro, nutrire delle speranze e coltivare dei progetti a lungo termine, perché se c’è una cosa che questa pandemia ha mostrato a noi giovani universitari è che per lo Stato siamo praticamente invisibili. Studiamo per costruirci un futuro che, a quanto pare, non viene preso seriamente da nessuno e, nel peggiore dei casi, smettiamo di crederci anche noi. Spero solo che un giorno, quando quest’incubo sarà finito, guardandoci indietro, saremo fieri di non aver mollato e avremo maturato un occhio di riguardo in più nei confronti dei ragazzi che saranno il futuro del Paese. Serve tanta determinazione per portare avanti le nostre passioni in questo periodo storico”.

Chiara Sorrentino