A Modena scoperta la proteina che rileva il rischio di mortalità del Covid

Una particolare proteina, la 'angiopoietina-2', coinvolta nel processo di crescita e rigenerazione dei vasi sanguigni, può fare da "spia" della mortalità nei pazienti con sindrome da Covid-19 e di maggior rischio di disfunzione polmonare cronica. Lo evidenzia uno studio coordinato dall'Azienda ospedaliero-universitaria di Modena pubblicato sull'ultimo numero di Blood Advances, il prestigioso periodico dell’American Society of Hematology. 

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Una particolare proteina, la ‘angiopoietina-2’, coinvolta nel processo di crescita e rigenerazione dei vasi sanguigni, può fare da “spia” della mortalità nei pazienti con sindrome da Covid-19 e di maggior rischio di disfunzione polmonare cronica. Lo evidenzia uno studio coordinato dall’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena pubblicato sull’ultimo numero di Blood Advances, il prestigioso periodico dell’American Society of Hematology.

Lo studio, presentato questa mattina, è coordinato dalla prof.ssa Erica Villa, direttore del Dipartimento di Medicine Specialistiche dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena.

“A tutt’oggi non sono stati validati marcatori biomolecolari capaci di predire la mortalità e, in modo anche più importante, il rischio di cronicizzazione dell’infezione da Sars-Cov-2. il nostro studio, invece, ha permesso di dimostrare una correlazione tra l’aumento dell’angiopoietina 2 e una maggiore gravità dell’infezione da Covid-19, correlata con un rischio più alto di disfunzione polmonare cronica, a causa di un violento processo di trasformazione del tessuto polmonare, dovuto allo spiccato danno endoteliale associato all’incremento di angiopoietina-2 che, è giusto ricordarlo, è una proteina che ha un ruolo importante nell’angiogenesi, cioè nel processo di crescita e riparazione dei vasi sanguigni. Una proteina importante che, però, in corso di infezione Covid-19 scatena una reazione eccessiva e potenzialmente dannosa nei vasi sanguigni polmonari”.

“L’idea dello studio – ha concluso la prof.ssa Villa – è nata quando ci siamo resi conto che alcuni marcatori prognostici delle polmoniti che già conoscevamo sono presenti anche nei pazienti covid e avrebbero potuto essere utilizzati come guida per le decisioni terapeutiche. Questo studio rappresenta solo un punto di partenza: per la validazione di questo marcatore, oltre che di altri marcatori di danno vascolare, è in corso un’analisi su coorti più ampie di pazienti.

I nostri dati suggeriscono poi che nei pazienti che hanno caratteristiche cliniche di elevata gravità una “targeted therapy” che bloccasse il recettore dell’angiopoietina-2 potrebbe essere un’opzione rilevante per diminuire il danno endoteliale e la formazione dei micro-trombi causati dal Covid-19”. Le sottoanalisi effettuate nell’ambito dello studio hanno inoltre confermato un tasso di mortalità maggiore covid-relata nei pazienti italiani rispetto alla Cina in considerazione dell’età media più avanzata della nostra popolazione”.