Mafie e Covid, fatti l’uno per l’altro

Si chiama La tempesta perfetta l’ultimo dossier pubblicato da Libera e parla di quanto le mafie si siano radicate anche sui nostri territori in questi mesi di pandemia. Nel 2020, l’Emilia-Romagna è risultata infatti la terza regione in Italia per numero di interdittive antimafia.

0
484

Si chiama La tempesta perfetta l’ultimo dossier pubblicato da Libera e parla di quanto le mafie si siano radicate anche sui nostri territori in questi mesi di pandemia. Nel 2020, l’Emilia Romagna è risultata infatti la terza regione in Italia per numero di interdittive antimafia. Allo stesso tempo, cresce il rischio per gli imprenditori in crisi di dover ricorrere all’usura, mentre diminuiscono le segnalazioni e le denunce.

“Il dossier si chiama La tempesta perfetta perché – spiega Sofia Nardacchione di Libera Emilia Romagna – in questi mesi abbiamo visto come la crisi causata dal Covid e l’emergenza sanitaria abbiano creato poi una crisi anche economica, sociale e culturale, che insieme hanno fatto in modo che le mafie potessero radicarsi. In Emilia Romagna il legame tra mafia e crisi l’abbiamo già visto con la ricostruzione post-terremoto e in questa fase sembra essersi rinsaldato. Di nuovo la regione è al centro del rischio di infiltrazioni mafiose. C’è in particolare un dato: l’Emilia-Romagna risulta essere la terza regione italiana dopo il Molise e la Campagna dove si registra un aumento maggiore di interdittive antimafia, +89% rispetto al 2019”.

Riguardo le interdittive antimafia, le imprese che rientrano in queste liste, che sono consultabili sui siti delle Prefetture, possono non accedere agli appalti pubblici ma in realtà come privati possono lavorare. Quindi, una prima cosa da fare come cittadini responsabili è verificare che un’azienda non rientri in queste liste…

“Esatto, purtroppo riguardano solo gli appalti pubblici e anche in questo caso c’è un livello non sempre controllabile, che è quello dei subappalti”.

Tra i problemi che possono derivare dalla crisi economica causata dal Covid c’è l’usura…

“A livello nazionale c’è stato un decremento delle segnalazioni riguardo l’usura. Questo è un dato importante e anche abbastanza grave. Il calo delle denunce dell’usura rappresenta proprio quanto sia il bisogno di liquidità, quanto gli usurai e le organizzazioni criminali non si facciano problemi a prestare soldi. Per questo è necessario che tutti quei fondi che sono stati emessi o saranno emessi a livello regionale, statale o europeo finiscano dove realmente c’è bisogno, per fare in modo che quelle sacche di povertà non si amplino permettendo alle associazioni mafiose di arricchirsi. Se in un primo momento l’usura può sembrare come quello che serve alla persona in difficoltà, in un secondo momento si dimostra per quello che è davvero, un finto aiuto”.

Le segnalazioni sono in calo anche da parte degli istituti bancari?

“Sì, anche. Il dossier tiene conto sia delle segnalazioni che arrivano dalle forze dell’ordine sia dalla Banca d’Italia”.

Ci sono altre ragioni aldilà del fatto che gli imprenditori magari hanno più bisogno di soldi e denunciano meno?

“L’unico altro motivo potrebbe essere che, purtroppo, la cultura dell’omertà anziché ridursi si stia ampliando. Abbiamo visto imprenditori vittime del sistema mafioso non denunciare neanche durante le udienze giudiziarie. L’ulteriore crisi che si è venuta a creare col Covid rischia di ampliare il fenomeno”.

Chiara Tassi