Le Fondazioni vogliono incassare i dividendi

Sono soldi per il territorio e anche il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi Corrado Faglioni scende in campo per chiedere alla Banca centrale europea di dare il via libera.

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il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi Corrado Faglioni

Le Fondazioni hanno chiesto alla Bce lo sblocco dei dividendi delle banche. Lo conferma, seppure con i toni felpati che si addicono al ruolo, anche il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi Corrado Faglioni: “l’ABI – Associazione delle banche ha chiesto alla BCE di sbloccare i dividendi. Su questa linea si è espresso anche ufficialmente il Presidente ACRI Profumo che rappresenta le Fondazioni di origine bancaria, alla recente 96° Giornata del Risparmio tenutasi il 30 ottobre scorso”. I dividendi degli istituti bancari sono stati congelati il 27 marzo scorso con una “raccomandazione” della Banca Centrale Europea, con l’intento che le banche continuassero ad assolvere al loro ruolo di finanziatori di famiglie ed imprese. Il recepimento di questa “raccomandazione” da parte degli organismi di vigilanza e da parte delle banche, anche se in contrasto con le aspettative degli azionisti, ha determinato un blocco dei dividendi che tuttora persiste. “Dopo il provvedimento straordinario – continua il Presidente Faglioni – valutando anche lo stato patrimoniale dei singoli istituti, ognuno dei quali deve porre attenzione al rispetto dei propri indici di solidità patrimoniale, è necessario che si riprenda la normale politica di erogazione dei dividendi. Le banche, con la privatizzazione avvenuta trent’ anni fa, sono imprese e come tali, pur in un quadro di vigilanza da parte degli organismi preposti, devono avere un rapporto fisiologico con i propri azionisti e in questo un ruolo fondamentale lo svolgono le politiche di dividendo. Le Fondazioni, nelle scelte di investimento finanziario, privilegiano in modo particolare, proprio per garantire la loro funzione erogativa, gli investimenti nei quali vi sia una previsione di dividendi”.

A quanto corrisponde il tesoretto? 

“Non chiamiamolo tesoretto! I dividendi bloccati e non distribuiti a livello europeo sono stimati complessivamente in circa 27,5 miliardi di euro (fonte Repubblica)”.

Quanto è costato il congelamento dei dividendi alla Fondazione Crc? 

“Sulla base dei dati di bilancio 2019, i mancati dividendi incassati nel 2020 sono stimabili in oltre 2.500.000 euro (riconducibili in gran parte a Intesa Sanpaolo e marginalmente a Unicredit). Se a questo aggiungiamo anche i mancati dividendi delle compagnie assicurative, che fanno parte di un portafoglio strategico di investimento, che noi convenzionalmente abbiamo definito “Equity 2” si giunge quasi ai 3 milioni di Euro di mancati dividendi per l’anno in corso, che sono un valore rilevante per il nostro bilancio”.

Di quanto si sono ridotte le entrate? 

“Essendo mancati i dividendi le entrate si sono ridotte appunto di circa 3 milioni di Euro. È chiaro che un prolungamento di sospensione della politica di erogazione dividendi (il cosiddetto pay-out in termini tecnici) comporta problemi per gli investitori e in particolare per le Fondazioni che vedono ridurre la loro capacità erogativa verso il territorio proprio in un momento in cui le necessità, anche dovute alla pandemia, crescono. Si consideri anche che una revisione drastica della politica dei dividendi potrebbe anche sortire un effetto boomerang opposto ovvero di indebolire proprio le banche perché gli investitori, mancando una politica di dividendi interessante, potrebbero indirizzare le loro scelte di investimento finanziario su altri settori. I settori bancario e assicurativo sono stati da sempre considerati settori “maturi” con dividendi affidabili garantendo in molti casi buoni dividendi. Uno stravolgimento di questi assunti può determinare una riallocazione degli investimenti con conseguenti problemi anche per le banche”.

Ciò può comportare un ridimensionamento delle erogazioni? 

“A livello concettuale e generale per le Fondazioni sicuramente sì. Nel caso della Fondazione Cassa di Risparmio Carpi grazie ad una accorta e prudente gestione finanziaria siamo riusciti ad avere un anno 2020 comunque buono, anche a fronte della tempesta sui mercati scatenatasi con la pandemia e questo è un risultato di buona soddisfazione. Il Documento programmatico approvato nell’ottobre 2020, ha confermato anche per il 2021 il livello delle erogazioni di 3,2 mln di euro, come per il 2019 e il 2020, pur in mancanza di quasi 3 milioni di dividendi di entrate come sopra detto. Il risultato garantisce comunque i livelli di sostenibilità delle erogazioni in linea con i vincoli che ci siamo dati approvando il Piano triennale 2020-2022”.

E’ vero che si sta lavorando alla possibile alternativa di abbattere il carico fiscale? 

“Sì, è un tema che le Fondazioni stanno ponendo da anni: il carico fiscale infatti è significativamente aumentato (quintuplicato in 10 anni dai dati ACRI del settore), senza tener conto delle caratteristiche delle Fondazioni, quali enti non commerciali di utilità sociale.  Una riduzione del carico fiscale è auspicata da ACRI soprattutto in considerazione della funzione sociale e filantropica delle Fondazioni, in quanto le risorse impiegate per far fronte alle imposte sono a tutti gli effetti risorse “sottratte” al sostegno di progetti meritevoli sui territori. L’imposizione fiscale nel 2019 ha raggiunto la cifra record per le Fondazioni di 510 milioni a fronte di erogazioni di circa 1 miliardo. Ossia le imposte hanno inciso per circa il 50% delle erogazioni, in altre parole avremmo potuto erogare il 50% in più al territorio senza la imposizione. Se pensiamo che il maggiore settore di erogazione delle Fondazioni, il welfare, vale circa 355 milioni di Euro, possiamo dire che il maggiore settore di intervento delle fondazioni è a favore dello stato, capitolo “Imposte”. Si consideri poi che tale politica è stata inasprita negli ultimi anni, mentre in precedenza l’imposizione fiscale, proprio per l’origine e la “mission” delle Fondazioni era molto limitata”.

Per il momento, questi problemi non hanno rallentato le erogazioni. E’ così?  

“Sì è così, i problemi di mancanza di dividendi non hanno rallentato le erogazioni, anche perché le politiche di programmazione seguono percorsi annuali. La Fondazione in relazione al mutato contesto “Covid” ha effettuato un attento e tempestivo monitoraggio delle iniziative sostenute, in modo da favorire il miglior utilizzo delle risorse, riuscendo a destinare un contributo straordinario di 500.000 euro per il contrasto della pandemia, permettendo l’acquisizione delle apparecchiature “di emergenza per lotta anticovid” per l’Ospedale Ramazzini di Carpi, nell’ambito del progetto delle quattro Fondazioni della provincia. Per l’anno 2021 le erogazioni sono confermate nella cifra dell’anno precedente ovvero 3,2 milioni di euro: la Fondazione non farà pertanto subire al territorio una contrazione della erogazione di dividendi”.

Quanto ha in previsione di distribuire la Fondazione il prossimo anno? Preleverà le risorse dalle riserve? 

“Per il bilancio 2020 e la formazione delle erogazioni 2021, sarà necessario attingere moderatamente ai fondi per l’attività istituzionale sempre ampiamente all’interno dei parametri di “sostenibilità” che la Fondazione si è data come obiettivo”.

Quanto è accantonato nel fondo di stabilizzazione? 

“Nei cosiddetti Fondi per l’attività istituzionale che hanno una funzione di stabilizzazione delle erogazioni, al 31/12/2019 (ultimo dato ufficiale disponibile) poco meno di 10 milioni di euro. Grazie ai risultati molto positivi ottenuti nel 2019 il dato è fortemente in crescita rispetto al 2018”.

Ci sono banche che hanno bisogno dei dividendi per la loro capitalizzazione e altre meno?

“Sì è vero. La situazione delle banche è molto diversa in termini di indici patrimoniali e in termini di capacità di erogare dividendi. Per questo più che una misura generalizzata di settore avrebbe forse più senso una verifica e sorveglianza specifica sullo stato patrimoniale di ogni istituto garantendo il raggiungimento di determinati indici e ponendo vincoli individualizzati sui singoli istituiti”.

Con la seconda ondata di virus la Bce manterrà il blocco? Il dibattito è tuttora in corso e la Fondazione lo sta seguendo con interesse, ovviamente. Per il momento è prematuro azzardare una risposta, naturalmente molto dipenderà dall’evoluzione del contesto sanitario nei prossimi mesi e dallo scenario economico, anche in relazione ai fondi che saranno resi disponibili dalle politiche europee. La proposta di procedere ad una attenta analisi della situazione dei singoli istituti in modo da tutelarne la solidità patrimoniale, senza tuttavia impedire alle banche che avessero la possibilità di farlo di distribuire un dividendo, potrebbe rappresentare una soluzione equilibrata e sostenibile.

Sara Gelli