Carpi dice addio a Javaid

La scomparsa di Javaid Iqbal, carpigiano di origini pakistane, ennesima vittima del Covid-19, lascia oggi, in molte persone, un grande vuoto.

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Un uomo buono, saggio, mite; un lavoratore che si spendeva senza risparmio per la propria comunità e la città che amava, Carpi, in cui aveva avviato, anni addietro, la propria attività imprenditoriale. La scomparsa di Javaid Iqbal, carpigiano di origini pakistane, ennesima vittima del Covid-19, lascia oggi, in molte persone, un grande vuoto: Vice Presidente della Consulta per l’Integrazione dei cittadini stranieri dell’Unione delle Terre d’Argine, di cui è stato tra i fondatori, Javaid ha rappresentato per molti anni un concreto elemento coesione sociale, uno dei principali attori dell’integrazione, con la propria capacità ascolto, una pazienza e gentilezza non comuni, la volontà pacata ma indomabile di incentivare il dialogo tra le comunità straniere e le istituzioni, per poi adoperarsi per iniziative di solidarietà e reciproca conoscenza tra tutte le componenti dell’ormai multietnico tessuto sociale del territorio. Una figura, accompagnata in ogni occasione dal caratteristico berretto rosso, capace di infondere in chi la incontrasse un istintivo rispetto, una predisposizione all’ascolto che oggi lasciano nei membri della Consulta un dolore che non hanno tardato a esprimere anche pubblicamente. Cordoglio che è risuonato anche nelle parole del Primo cittadino: “Amava Carpi ed i suoi concittadini, ne parlava con orgoglio e con affetto. Ha sempre lavorato per arricchire questa comunità, sia con il lavoro che con il volontariato. Abbiamo lavorato assieme in questi anni e le avversità, come il terremoto, ci hanno unito, rendendoci amici. A noi rimane la sfida di sconfiggere questo maledetto Covid e di continuare il cammino che abbiamo iniziato per rendere il mondo un posto migliore. Senza di te sarà più faticoso”. Chi ne ha conosciuto anche soltanto la veste pubblica ha avuto, in lui, la prova che non sono le culture, ma l’animo degli uomini, a determinare la possibilità di un incontro, e del reciproco rispetto.
Marcello Marchesini