Gli amici ricordano Chopper

Al funerale di Silverio Garuti, per tutti Chopper, i suoi vecchi compagni di battaglie si sono messi in cerchio, intorno alla bara, a braccia larghe, simulando un ultimo e affettuoso abbraccio.

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1978
Silverio Garuti, per tutti Chopper

Giocare per la Kennedy decine di sentitissimi derby con la Patria, salvo poi trasferircisi al termine della carriera di campo. Allenare tanti anni alla Nazareno, per poi allevare giovani talenti alla Carpine. Un uomo che nel proprio DNA aveva due fattori: la palla a spicchi e l’innata capacità di unire.

Silverio Garuti, per tutti Chopper – ricorda Massimo Ariani, uno dei suoi compagni di squadra e poi collega negli anni della Nazareno Carpi – aveva una capacità innata di farsi volere bene rispettando tutti e generando ammirazione. Un uomo di basket, con la tuta sempre pronta in macchina e una tappa fissa quotidiana nelle palestre cittadine: da giocatore prima e da allenatore poi”. Commosso e sentito il tributo che Polisportiva Nazareno e Basket Carpine gli hanno riservato attraverso i rispettivi social con la compagine giallorossa che ha poi successivamente esposto uno striscione in suo onore sui muri del Pala Itis. “Chopper è il terzo amico che ci lascia in poche settimane dopo Marco Marani e Rigo Vanni Righetti”, ricorda commosso Francesco Abbruscato, altro ex cestista carpigiano in possesso di un vero e proprio archivio fotografico sui tanti ragazzi di tutte le generazioni dagli Anni ‘30 a oggi ad aver praticato la pallacanestro, che presto diventerà un libro. Lo ricorda nei suoi anni da giocatore il suo ex allenatore Lucio Bertoncelli, ora giornalista al seguito della Virtus Segafredo Bologna: “Silverio Garuti, per tutti Chopper il suo nome di battaglia, apparteneva alla categoria dei pivot atipici. Piccolo anche per i centri di allora, ma dotato di una stazza e di una fisicità che gli permettevano di farsi rispettare sotto canestro. Arrivò, nell’indifferenza generale, in uno scambio che aveva portato Roberto Rebecchi e Carlo Santini, due uomini di spicco delle nostre giovanili ai nostri rivali cittadini. Inizialmente, secondo l’opinione comune di allora, fummo dei pazzi ad accettare a queste condizioni ma all’atto pratico avemmo ragione: Silverio ci diede quella velocità e quel dinamismo sotto canestro che erano stati, nei due anni precedenti, il nostro punto debole e al termine della stagione, dopo uno spareggio col Cus Parma, ci guadagnammo la tanto desiderata promozione in Serie D (ai tempi l’attuale quarta categoria nazionale)”.

Chopper è sempre stato un uomo abituato a far parlare i fatti per sé. Il suo funerale, eseguito con le normative inserite nell’ultimo DPCM, ha visto una folla silenziosa e ordinata gremire il sagrato della Chiesa di San Giuseppe. Particolarmente toccante il momento in cui la bara, esposta a un ordinato saluto in piena osservanza delle norme, è stata circondata da tutti i suoi vecchi compagni di battaglie che, mettendosi a cerchio a braccia larghe, hanno simbolicamente simulato un affettuoso ultimo abbraccio.

Enrico Bonzanini