La cara e vecchia Cmb cambia pelle ma non anima

“Lo scenario nel settore costruzioni in Italia è ancora controverso ma il mercato registra alcuni segni di risveglio. Pur in assenza di investimenti pubblici e dello stop che contraddistingue la Provincia di Modena e la città di Roma, Cmb cresce grazie al dinamismo milanese e a contratti con privati di altissimo livello anche all’estero”. Così il presidente della cooperativa Cmb, Carlo Zini, commenta gli ottimi risultati conseguiti nel 2019.

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Il Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra

“Lo scenario nel settore costruzioni in Italia è ancora controverso ma il mercato registra finalmente alcuni segni di risveglio e noi siamo ottimisti in vista del futuro. Pur in assenza di investimenti pubblici e dello stop che contraddistingue la Provincia di Modena e la città di Roma, Cmb cresce grazie al dinamismo milanese e a contratti con privati di altissimo livello anche all’estero”. Così il presidente della cooperativa Cmb, Carlo Zini, commenta gli ottimi risultati conseguiti nel 2019. “Abbiamo chiuso lo scorso anno con un giro d’affari di 600 milioni di euro – aggiunge Marcello Modenese, direttore finanziario – e ora il nostro principale obiettivo è quello di portare i ricavi a 650 milioni di euro nel 2020 e 690 nel 2021. Una crescita che abbiamo già in pancia considerato il nostro portafoglio ordini di circa 3 miliardi, tra i più alti mai raggiunti, tra costruzioni e servizi”.

A premiare la cooperativa “una politica di contenimento dei rischi, attraverso l’offerta integrata di costruzioni e servizi, la scelta di puntare solo su appalti che premino la qualità anziché il massimo ribasso e un innalzamento dei listini, perché,  – sottolinea Zini –  chi ci cerca deve pagare il giusto prezzo”.

Si muove in questa direzione anche la partnership col fondo australiano Lendlease per la riqualificazione dell’area Expo per l’Università di Milano e la recente stipula dell’accordo quadro per la realizzazione dei direzionali Spark One e Spark Two a Milano Santa Giulia. “Il 15-20% del nostro giro d’affari è all’estero: siamo riusciti a mettere a segno il piano di internazionalizzazione che ci eravamo prefissati. Quella dell’ospedale danese è una commessa da 900 milioni e la nostra quota ammonta 350 milioni mentre il restauro del Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra porterà in cassa circa 150 milioni di euro. La crescita – spiega Modenese – è supportata dall’estero ed è lì che puntiamo così come sulla componente servizi. Siamo tra le poche imprese italiane che offrono dalla costruzione a un’ampia gamma di servizi connessi: dalla manutenzione edile e impiantistica all’efficientamento energetico, alla gestione calore. Un prodotto integrato, innovativo e specializzato che si sta rivelando, numeri alla mano, vincente. Sul fronte finanziario poi, il 2019 chiude con un calo dell’indebitamento e un miglioramento dei principali indici di performance”. La cooperativa, prosegue il presidente, “cambia pelle ma non anima”: prosegue il processo di ringiovanimento dell’organico che ha visto l’inserimento di 120 persone tra il 2018 e il 2019 e ne prevede circa altre 40 per il 2020. “Tra tre anni, la metà dell’organico – aggiunge Paolo Zaccarelli – avrà meno di cinque anni di anzianità e questo comporterà un salto culturale già in atto. Abbiamo alle spalle un grande passato e valori che vogliamo continuare a portare avanti ma il mondo cambia e dobbiamo guardare al futuro per poter essere appetibili e convincere i giovani talenti a scegliere un modello, quello cooperativo, sul quale non intendiamo arretrare. Per questo motivo, ad esempio, il nuovo Accordo aziendale mette al centro la valorizzazione dei propri soci e dipendenti, con un nuovo modello di performance management, di welfare aziendale e l’introduzione del premio di risultato. Insomma, la cara e vecchia Cmb si dota di strumenti più moderni e rispondenti alle esigenze odierne dei suoi lavoratori”.

Jessica Bianchi