“Il mio sogno? Diventare un diplomatico”

Il carpigiano 25enne Davide Davolio è rientrato da uno stage alla Nato svolto nell’anno del 70° anniversario dalla fondazione dell’organizzazione internazionale per la difesa. “Il futuro della diplomazia è sempre più digitale ma sono le persone a fare la differenza”.

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Davide Davolio, brillante 25enne carpigiano, sta tracciando un percorso preciso: passo dopo passo, lo porterà a ricoprire il ruolo di rappresentante dell’Italia all’estero. Laureato in Relazioni Internazionali nel 2018, durante il percorso universitario ha intrapreso due semestri di studio all’estero, rispettivamente in Svezia e in Australia, e ha svolto tirocini presso rappresentanze diplomatiche dell’Unione Europea in India e all’Ambasciata Italiana a Washington D.C.  Nell’ultimo anno, infine, è stato selezionato per uno stage presso il Comando Strategico Alleato per la Trasformazione (ACT) della NATO, con sede a Norfolk, Virginia.

Davide, lavorare alla NATO è stato come te l’aspettavi?

“E’ stato molto di più. Innanzitutto sono stato fortunato a lavorare lì nell’anno in cui celebra i 70 anni dalla sua creazione. Lo stage si è svolto negli Stati Uniti, a Norfolk, città che ospita la più grande base navale al mondo e l’unico Comando dell’Alleanza Atlantica nel continente Nord-Americano. Assegnato alla sezione Dottrina Interforze (Joint) e Lezioni Apprese, durante questi sei mesi mi sono occupato di diffondere la pratica delle Lezioni Apprese NATO all’interno del Comando ad altre strutture dell’Alleanza e a organizzazioni partner. Le Lezioni Apprese sono uno strumento che la NATO utilizza per imparare da precedenti esercitazioni e operazioni. L’idea della diffusione deriva dalla volontà di incentivarne l’utilizzo all’interno dell’Alleanza, contribuendo così all’adattamento, trasformazione e innovazione della NATO. 

In generale, questa esperienza mi ha lasciato la consapevolezza dell’attualità dell’Alleanza nel garantire la sicurezza del nostro Paese e di tutti i suoi membri. Inoltre, ho anche potuto osservare l’importanza della cooperazione tra nazioni a livello multilaterale, soprattutto in un momento, come quello attuale, nel quale la tendenza spinge sempre più i Paesi verso azioni unilaterali. A livello personale l’opportunità di lavorare in un ambiente principalmente militare, a contatto con persone che hanno dedicato la loro vita a servire il proprio paese in patria e in missioni all’estero, è stata di grande insegnamento”.

Rispetto a dieci anni fa, è più complicato o più semplice intraprendere la carriera diplomatica?

“Credo che accedere a questo tipo di carriera non sia mai stato semplice. Tuttavia ritengo che con impegno e dedizione costanti sia possibile percorrerla, oggi come nel passato. Rispetto a dieci anni fa sono profondamente cambiati gli strumenti della diplomazia. Si pensi solo ai social media e al ruolo che hanno acquisito nella società e anche nel campo della diplomazia. 

Questi hanno modificato e ampliato le possibilità di diffusione delle informazioni, anche attraverso un rapporto più diretto con la popolazione. Infatti, anche recenti eventi e crisi hanno mostrato come il crescente utilizzo dei media nella diplomazia abbia avuto effetti diretti sui popoli interessati”. 

In quale Paese vorresti fare l’ambasciatore?

“Il mio interesse è rivolto principalmente ai Paesi dell’Asia meridionale, Sud-est asiatico e Oceania. In queste aree di grande crescita economica, alta concentrazione demografica e culture millenarie, ritengo che i prossimi decenni vedranno una crescente competizione strategica, dove l’Italia potrà giocare un ruolo di primo piano nel campo economico, commerciale e non solo”.

Prossimi obiettivi? Speranze per il tuo futuro e per quello del nostro Paese?

“Per i prossimi mesi l’obiettivo è portare a termine il Master in Diplomacy presso l’ISPI di Milano per affrontare nel migliore dei modi il concorso per accedere alla carriera diplomatica italiana. Il risultato di questo determinerà poi i progetti sul lungo termine. Invece, per quanto riguarda l’Italia, mi auguro che continui a giocare un ruolo da protagonista nel sistema internazionale come già sta facendo, attraverso una partecipazione di primo piano all’interno dell’Unione Europea e della NATO, cardini della politica estera italiana. Inoltre, è importante per il nostro Paese portare avanti rapporti di buon vicinato con gli Stati che ci stanno accanto e, considerando la nostra posizione al centro del Mediterraneo, agire come ponte tra nord e sud, est e ovest”. 

Chiara Sorrentino