Congratulations guys!

Tra gli oltre 50mila runners accorsi nella Grande Mela da più di 120 Paesi per correre il più spettacolare evento sportivo al mondo, c’erano anche i carpigiani Irio Amadei, Tommaso Leone e Alessandro Zocca.

0
952

Tra gli oltre 50mila runners accorsi nella Grande Mela da più di 120 Paesi per correre il più spettacolare evento sportivo al mondo, c’erano anche i carpigiani Irio Amadei, Tommaso Leone e Alessandro Zocca.
“Vent’anni fa avevo corso la Maratona di Reggio Emilia, ricordo che la gente fischiava, lamentando il fatto che le strade fossero chiuse… se penso allo spettacolo a cui ho assistito a New York, ancora non mi par vero”. Sorride il carpigiano Irio Amadei che, dopo aver appeso al chiodo per anni le scarpe da corsa, a luglio ha deciso di rimettersi in pista per prepararsi a correre la regina delle maratone, quella della Grande Mela. “Ho iniziato ad allenarmi il 15 luglio e non riuscivo a correre cinque chilometri di fila, ma nonostante il tempo a disposizione fosse poco e temessi di non farcela, mi sono impegnato al massimo e grazie a volontà e perseveranza sono riuscito ad arrivare in fondo all’impresa”. Col tempo di 5 ore e 34 minuti, Irio è entusiasta dell’esperienza vissuta lo scorso 3 novembre a New York: “mio figlio, Carlo Alberto, che vive negli States, si è imbucato e ha corso al mio fianco dal settimo chilometro in poi. Mi ha incitato e incoraggiato: è stato bellissimo. Tutto intorno poi un pubblico meraviglioso faceva il tifo, ballava, cantava, ti chiamava… è stata una delle cose più belle che io abbia mai fatto nella vita. Ti senti talmente osannato da non sentire nemmeno la fatica, per non parlare poi della bellezza dei quartieri che attraversi, chilometro dopo chilometro”. Ora la scintilla è nuovamente scoccata e Irio non ha alcuna intenzione di fermarsi: “correrò di certo la Maratona di Roma e vorrei partecipare a quella di Londra ma, al momento, mi prendo il tempo necessario per prepararmi”.
Anche per Alessandro Zocca che conosce bene New York, è stata la prima maratona nella Grande Mela. Una scarica di adrenalina che gli ha regalato un’emozione dopo l’altra: “la sveglia alle 4, il trasferimento da Manhattan a Staten Island in pullman, l’attesa infinita al freddo, l’organizzazione immensa e perfetta, la partenza in salita dal ponte di Verrazzano e poi, l’apoteosi.. centinaia di migliaia di newyorkesi lungo le strade a fare un tifo incessante, il tuo nome scandito decine e decine di volte, il cinque scambiato con tanti bambini, la parola Italia che risuona nell’aria. Brooklyn poi il Queens, ogni 500 metri un gruppo musicale che dà la carica, nessuno che si lamenta delle strade chiuse, il gospel cantato fuori da una chiesa lungo il percorso. Non ci sono parole su New York neanche quando attraversi il quartiere ebraico ortodosso dove il tifo non esiste come una Tv che si spegne, e vedi passeggiare i bambini che tornano da scuola perché la domenica non è festa per loro. La Maratona poi arriva a Manhattan con un ponte spaccagambe, dopo si vola sulla 1st Avenue verso Harlem con i musicisti che sparano nelle casse Like a virgin di Madonna. Salite e ancora salite nel Bronx poi un rettilineo infinito per arrivare a Central Park, sempre più runner camminano, è il momento di gettare il cuore oltre l’ostacolo. I cartelli si alternano prima 25 miglia poi 41km, quando arrivi sei davvero distrutto perché questa maratona sarà anche la più bella del mondo ma è anche la più massacrante tra quelle più famose”.
In occasione della New York City Marathon, l’intera città è in festa e tutti contribuiscono a rendere questo evento sportivo il più spettacolare al mondo: “una volta rientrati in hotel con la medaglia al collo abbiamo avuto modo di toccare con mano il vero spirito americano. Le persone per strada si complimentano e la sera al ristorante durante i festeggiamenti è scattato persino l’applauso degli altri clienti. Congratulations guys, per loro sei un eroe. E questa sensazione è impagabile, impossibile da descrivere a parole”. E la straordinarietà di questo evento continua a emozionare anche Tommaso Leone, alla sua sesta maratona. “Ho iniziato a correre a 40 anni e mi sono cimentato nella mia prima maratona a 42; oggi che sono arrivato alla sesta sono davvero orgoglioso, anche se, diciamolo chiaro, qui, il vero superuomo è Irio”. Correre per Tommaso è un modo per “scaricare lo stress di una vita lavorativa intensa, ritagliarsi un momento per sé, mettersi alla prova, riflettere e mantenersi in forma. Lo spirito competitivo che ho nel Dna mi spinge poi a cercare di raggiungere sempre nuovi risultati e la gara più sfidante per chi pratica le lunghe distanze è certamente la maratona. La gara regina nella quale ciò che conta è riuscire ad arrivare in fondo, ciascuno secondo le proprie possibilità. Per i primi 30 chilometri si corre con le gambe, dal 31° al 40° con la testa, mentre gli ultimi due col cuore, ed è proprio lì, nella parte finale, che trovi riserve energetiche che nemmeno credevi di possedere.
Siamo andati a New York in sei – prosegue Leone – io, Emilio Marmiroli, Irio Amadei, Pietro Ferrario, Massimo Degli Esposti e Alessandro Zocca ed è stato bello condividere con gli amici questa esperienza. Non appena arrivati ci siamo fatti una corsetta a Central Park: che privilegio averlo a disposizione ogni giorno… La maratona è organizzata in modo impeccabile, correre in mezzo a un fiume di gente è entusiasmante per non parlare del pubblico che ti incita e grida il tuo nome. E poi attraversare i cinque distretti della metropoli ti consente di rivivere decine e decine di film, di assistere nel giro di pochi chilometri a cambi repentini di paesaggi… che emozione”. E dopo New York? “Continuerò a correre, magari cercando altri scenari suggestivi, come la maratona sulla muraglia cinese o quella di Gerusalemme… nel frattempo – sorride Tommaso – incrocio le dita affinché torni quella di Carpi”.
Jessica Bianchi