Bando sull’accoglienza, Il Mantello diserta e spiega perché

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La gara per assegnare i servizi di accoglienza dei migranti a Modena un mese fa è andata praticamente deserta. Pochi i posti resi disponibili perché, per la maggior parte, le cooperative sociali hanno disertato in segno di protesta. Il bando attuale è in proroga fino al 30 giugno. E’ dal 2014 che le cooperative sociali sono coinvolte dallo Stato italiano tramite le Prefetture nella gestione dei flussi migratori, conseguenti alle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo, denominate Mare nostrum, accogliendo il più delle volte non più di dieci persone in appartamenti singoli dislocati sul territorio, la cosiddetta ‘accoglienza diffusa’. Nel territorio modenese, come in quello reggiano, sinora sono stati accolti 3mila migranti. La cooperativa sociale carpigiana Il Mantello, così come le modenesi Caleidos e Ceis, hanno bollato come inaccettabili le condizioni proposte definite dal Ministero dell’Interno ed emesse dalla Prefettura di Modena in relazione al funzionamento dei centri di accoglienza straordinaria ( i cosiddetti CAS), chiamati ad assicurare solo vitto, alloggio e assistenza sanitaria. “Le cooperative per mission – afferma Francesca Bovoli, coordinatrice de Il Mantello – operano in una logica di inclusione e inserimento sociale, mentre il nuovo modello di accoglienza non prevede azioni finalizzate all’integrazione”.

La coop sociale Il Mantello, dal 1998 si occupa di inserimento lavorativo e di progetti educativi e nel 2017 ha iniziato l’esperienza di accoglienza di sedici migranti, dodici a Carpi e quattro a Sant’Antonio in Mercadello. “La nostra è una cooperativa sociale ma nel bando la valenza sociale del percorso di accoglienza viene meno: niente integrazione, niente insegnamento della lingua italiana, niente inserimento nel mondo dei lavori di pubblica utilità”.

Nel momento in cui il Viminale ha ridotto da 35 a circa 21 euro lordi pro capite la spesa per l’accoglienza di ciascun migrante al giorno ha di fatto tagliato dai capitolati di gara le spese sostenute nella gestione di percorsi di accoglienza in cui erano impegnati educatori, insegnanti di italiano e mediatori”.

“Per ridurre i costi non si può – chiarisce Francesca – penalizzare la qualità dell’accoglienza e generare rischi per le comunità: gli ospiti sono per lo più ragazzi, maschi, tutti giovani, che devono imparare a occuparsi di se stessi e della casa, conoscere il territorio e essere guidati nella ricerca di un’occupazione. Alcuni arrivano analfabeti e parlano solo dialetti orali sconosciuti. Lo scambio è stato sempre una grande ricchezza per tutti”.

“Lo Stato si riserva di gestire i flussi migratori attraverso le Prefetture, espressione dello Stato nei territori, ma sarebbe più opportuno affidarsi alle amministrazioni pubbliche locali” osserva il presidente de Il Mantello Andrea Maccari per il quale, “nonostante tutto, non è troppo tardi. Quindici, venti anni fa è mancata all’Italia una forte convinzione sull’integrazione e non si sono fissate le condizioni irrinunciabili per poter rimanere sul suolo nazionale: conoscenza della lingua italiana, educazione civica e compartecipazione. Oggi c’è chi erige pericolosi muri. I flussi di persone che si muovono non cesseranno mai, ma l’Italia è ancora lontana da serie politiche di integrazione”.

Sara Gelli

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