Decimati gli olmi sulla ciclabile del Gabelo

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Decimati gli olmi sulla ciclabile del Gabelo. Nell’ultimo tratto della pista, poco prima di arrivare in via Ivano Martinelli, a Fossoli, sono stati tagliati una decina di esemplari di questi bellissimi alberi ad alto fusto. Il taglio, non annunciato, risale alla fine del mese di luglio, ed è riconducibile, spiega l’assessore all’Ambiente, Simone Tosi, “a una patologia sempre più diffusa nella nostra regione, la grafiosi”. La temibile malattia, veicolata da un fungo, colpisce olmi coltivati e selvatici e ha già provocato numerose vittime anche in città. “Le piante erano secche e dovevano essere abbattute”, dal momento che non esistono “rimedi dal punto di vista fitosanitario, siamo intervenuti nell’area pubblica di nostra pertinenza e prima di farlo abbiamo avvertito la Consulta Ambiente”, prosegue Tosi. Il disseccamento, evidentemente fulminante, ha modificato la fisionomia di un tratto di ciclabile tra le più pregevoli del nostro territorio dal punto di vista naturalistico. Malgrado in un paio di punti dal Gabelo si sprigionino odori maleodoranti, il percorso natura che lo costeggia è amatissimo da numerosi carpigiani per una scampagnata in sella alla due ruote o per una rigenerante passeggiata nel verde. Lungo tutta la ciclabile sterrata corre una siepe di straordinaria bellezza, ricchissima di essenze autoctone, a cui si aggiungono numerosi alberi ad alto fusto: pioppi cipressi, olmi e querce che offrono ombra e riparo a uccelli e animali, oltre a conferire fascino e bellezza e una campagna sempre più desertificata. Gli olmi tagliati però non verranno rimpiazzati. “Non ha senso ripiantare altri alberi in quella posizione. Chi se ne prenderebbe cura? Le giovani pianticelle devono essere accudite altrimenti muoiono. Inoltre quelli sono alberi selvatici”, conclude Tosi. E se per gli alberi che punteggiano le aree pubbliche le cose non vanno bene, quelli delle aree private se la passano pure peggio. La campagna intorno a Carpi, infatti, somiglia sempre più a un deserto. Pochissimi gli esemplari ad alto fusto che sopravvivono, scampati alla mano dell’uomo: agricoltori che sfruttano ogni centimetro per ottimizzare la propria produzione intensiva, ottenuta perlopiù con mezzi meccanizzati, a scapito di siepi, arbusti e piante. E’ finito da un pezzo il tempo in cui erano lunghi filari di alberi svettanti a sancire i confini e a dividere le proprietà. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: il paesaggio si abbruttisce, la biodiversità si impoverisce e la campagna si trasforma in una landa desolata e del tutto uniforme. Ammirare i rami che bucano la nebbia nelle fredde mattine di novembre, scorgere il movimento furtivo di una lepre tra le radici di una farnia a primavera inoltrata o, ancora, intravedere un nido tra ombrose fronde… piccole gioie diventate rare. Un cambio di rotta è necessario: piantumare siepi, filari e fasce tampone boscate è fondamentale per proteggere la fauna, limitare l’inquinamento e, diciamolo, per riportare i campi alla loro antica bellezza.

Jessica Bianchi

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