I volti della pace

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Vi lascio la pace è un promemoria interiore, un viaggio dentro se stessi attraverso le vite degli altri, sconosciuti ma preziosi testimoni. La Chiesa della Sagra, nella sua straordinaria semplicità, è il luogo ideale per contenere questo sussurro, perché non c’è bisogno di gridare ma di rientrare in se stessi e c’è bisogno di un luogo che ha osservato e contenuto la storia per dirci che ora tocca a noi”. Con queste parole, la scrittrice e fotoreporter Annalisa Vandelli racconta gli scatti che compongono la mostra Vi lascio la pace, allestita presso la presso la Chiesa Santa Maria in Castello. Un allestimento essenziale. Intimo. Potente. “Quando mi hanno chiesto di fare una mostra sulla pace sapevo che scivolare nella retorica sarebbe stato facile. Poi, ho iniziato a riflettere su cosa fosse, per me, la pace. Nella mia mente si è materializzata l’immagine della Via Crucis: di qualcuno che muore nel nome della pace. Mi sono quindi messa in relazione con quella fine e mi sono resa conto che a ogni stazione della Via Crucis poteva essere sovrapposto un volto. Una delle tante facce che ho incontrato nel corso dei miei vagabondaggi in giro per il pianeta. Ed è così che un siriano, mutilato di guerra,  incarna l’immagine del Cristo spogliato delle sue vesti. In ognuna delle quattordici stazioni echeggia la voce di un incontro. Di persone di cui non so più nulla: se solo potessero sapere di essere qui, oggi…”.  Tutti coloro che, con lentezza, si concederanno il tempo di visitare la mostra, potranno portare via con sé una fotografia: “vorrei che fungesse da timone. L’iniezione di odio a cui siamo costretti ogni giorno deve renderci più consapevoli della portata d’amore di cui siamo capaci”, sorride Annalisa. Vi lascio la pace non è solo arte, bensì un evento che diventa, in chi vi prende parte, un’esperienza umana intima.
L’osservatore partecipa al percorso quotidiano della via della Croce, che si fa ascesi attraverso la contemplazione di un dolore che, a sua volta, si fa amore. E’ una via faticosa, buia: una torcia aiuterà il visitatore a esplorarne i particolari e a superarne le insidie. La mostra però è anche scambio: chi lo vorrà, infatti, potrà lasciare un messaggio su un foglietto di carta ripiegato come una barchetta. I simboli sono importanti…
“La Sagra è un luogo antico. Consacrato. Uno spazio scarno e, in quanto, tale bellissimo. Ogni fotografia è di troppo, ecco perché ho cercato di limitarle e di far dialogare l’interno della chiesa con l’esterno, il cortile”, spiega la fotoreporter.
Accanto all’altare, in una nicchia vi è una statua che ritrae la deposizione di Cristo. Lì, Annalisa ha osato e il risultato è struggente. “Il Mediterraneo è il sepolcro dell’oggi, far convivere accanto al silente corpo di Cristo l’immagine di una donna musulmana seduta, in attesa, di fronte al mare, mi pareva potesse incarnare l’importanza del dialogo, della relazione”. Nonostante la potenza espressiva delle sue immagini, quella di Annalisa è una grazia leggera. Un invito delicato, timido quasi, a riflettere su noi stessi e sulle “inimmaginabili derive che sta prendendo il nostro Paese”. Perché la pace fiorisce dapprima sulle nostre labbra. Si annida tra le parole che pronunciamo ogni giorno. “La pace si costruisce e fa bene al cuore, non dimentichiamo mai chi siamo e quanti sacrifici sono stati fatti per non farci conoscere il terrore della guerra, dei cecchini sui tetti… non dimentichiamo quanto siamo fortunati”, conclude Annalisa Vandelli.  
Curato da Roberta Pè, l’evento nasce nel contesto della Festa più pazza del mondo, fortemente voluto dall’associazione Gli Argonauti, gode del sostegno di Migrantes Diocesana, del patrocinio del Comune di Carpi ed è sostenuta dalla Falegnameria Benedetti di Pavullo e dall’Officina Citroen Cotugno.
Orari di apertura della mostra: Fino al 22 luglio tutti i giovedì, i venerdì e le domeniche dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. L’ingresso è gratuito.
Jessica Bianchi

 

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