Un Distretto ancora in affanno ma che ha voglia di cambiare passo

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Un Distretto polarizzato tra grandi aziende in espansione e piccolissime, soprattutto della subfornitura, in difficoltà. Un settore, quello del tessile-abbigliamento, che continua a soffrire i morsi della crisi e della competizione internazionale e, seppur, non aiutato dalla sua struttura estremamente frammentata, mostra anche segnali positivi e la volontà di reagire, soprattutto per quanto riguarda gli investimenti in ricerca e sviluppo e un’espansione delle esportazioni (pur al di sotto della media nazionale). E’  questa, per sommi capi, la fotografia del Distretto della moda di Carpi così come è emersa dal 12° Osservatorio triennale realizzato dall’Istituto di ricerca R&I per conto di Carpi Fashion System, con il contributo della Regione Emilia-Romagna e presentato, la scorsa settimana, presso l’Auditorium della Biblioteca Loria, da Daniela Bigarelli, alla presenza di imprenditori e associazioni di categoria, dell’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi, del docente di Economia Industriale all’Università degli Studi di Parma Franco Mosconi e dell’assessore all’Economia del Comune di Carpi, Simone Morelli. Il problema principale per le imprese operative nel Distretto – 783, di cui 236 imprese finali e 547 di subfornitura, con 5.412 addetti nelle unità locali – riguarda la presenza sui mercati extra Unione Europea, ancora troppo debole. “Sebbene il Distretto continui a proporre prodotti di fascia medio-alta prevalentemente destinati all’abbigliamento femminile – ha spiegato Bigarelli – la dipendenza da un mercato interno che ha rallentato i consumi è ancora molto elevata, anche rispetto a una crescita su quelli esteri inferiore alla media nazionale”.
Se nel 2017 il fatturato complessivo è stato di 1.336 milioni di euro, con un 2018 in cui si prevede un incremento, tra i dati positivi è da registrarsi una maggiore propensione all’esportazione, soprattutto per le imprese di dimensioni più ridotte, e un aumento nel numero medio di Paesi esteri interessati. “Ad aumentare – ha continuato Bigarelli – sono anche gli investimenti in promozione, la partecipazione a fiere e missioni commerciali, così come le risorse destinate a ricerca e sviluppo. Questo a testimonianza dell’elevata capacità creativa del Distretto: nel complesso propone al mercato, ogni anno, 97.000 diversi modelli ed è in grado di produrre prodotti di qualità 100% made in Italy”.
Tra le necessità più importanti segnalate dalle imprese finali, ai primi posti vi sono l’ingresso in nuovi mercati esteri, la ricerca di nuove tipologie di clienti, un aumento della qualità e una riduzione dei costi di produzione. La subfornitura sottolinea anche la necessità di promuovere il Distretto nel suo complesso all’estero, con un’attenzione specifica a comunicazione, immagine e marketing. “Le sfide che si presentano – ha concluso Daniela Bigarelli – riguardano la valorizzazione degli aspetti qualificanti delle aziende sui mercati esteri, e come il sostegno dell’intera filiera produttiva, frammentata in imprese di micro dimensione”. Se il professor Mosconi ha poi sottolineato l’esigenza di investire in conoscenza e aumentare le esportazioni, per avvicinarsi ai livelli di due eccellenze italiane come i Distretti del biomedicale di Mirandola e della ceramica di Sassuolo, l’assessore Costi ha ricordato i molteplici strumenti, sia in termini di risorse economiche stanziate che di consulenze che la Regione ha messo in campo in questi ultimi anni. Infine, l’assessore Morelli ha ribadito come quella intrapresa da Carpi Fashion System sia la strada giusta: “lo dimostra il successo di Moda Makers, la partecipazione agli Incoming degli operatori esteri e il sostegno alla partecipazione delle nostre aziende alle fiere nazionali e internazionali. Non ultimo, il Polo della Creatività, il cui cantiere è da poco stato inaugurato, porterà sul territorio competenze, strumenti e professionalità utili a potenziare sia la formazione di nuovi talenti, che quelle azioni di ricerca e sviluppo sempre più necessarie per le aziende che desiderano stare sul mercato puntando alla più alta qualità possibile, senza venire penalizzate dalla competizione sul prezzo, che riguarda invece i prodotti di fascia più bassa”.

 

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