“Il concambio non funziona: la legge parla chiaro, Aimag è padrona del suo destino”

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“Il concambio non funziona: la legge parla chiaro”. E’ questa la posizione espressa dai consiglieri del Movimento 5 Stelle delle Terre D’Argine e il consigliere della lista Uniti per Novi Rovereto e Sant’Antonio dopo le dichiarazioni del presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, Giuseppe Schena, di procedere alla richiesta di concambio delle azioni Aimag in Hera. “L’acquisto da parte della Fondazione, in passato, di quote della municipalizzata di casa nostra poteva avere un senso, poiché teso a sostenere una società del territorio dalla evidente utilità sociale. Oggi però l’ente non può ricorrere alla modalità del concambio, poiché tale mossa non è consentita né dal Codice Civile né, tantomeno, dallo Statuto di Aimag e da quello della stssa Fondazione”, spiegano i consiglieri pentastellati Monica Medici ed Eros Andrea Gaddi.
Per quanto sia lecita la volontà della Fondazione di vendere e monetizzare così le sue quote (circa il 7,5%), il Movimento 5 stelle accusa l’ente di “essere partito col piede sbagliato” e di aver peccato “di leggerezza”. Per i consiglieri, l’iter dettato dalla normativa vigente è chiaro: “dapprima occorre definire il prezzo delle azioni, poi occorre mandare una lettera al Consiglio di Amministrazione che, a sua volta, deve convocare i soci della multiutility affinchè siano messi al corrente della volontà di vendere il  pacchetto azionario. In questo modo – prosegue Monica Medici – più soci potrebbero mostrarsi interessati all’acquisto liquidando il 7,5% oggi in mano alla Fondazione. Una spesa peraltro del tutto sostenibile. Insomma Hera non può farci scacco matto”.
A tutelare Aimag, sono sostanzialmente due elementi sanciti dal suo statuto: il diritto di prelazione e la clausola di gradimento.
Nel documento si legge infatti che “il trasferimento delle azioni ordinarie è subordinato al diritto di prelazione da parte degli altri soci titolari di azioni ordinarie”. Ciò significa che nel caso Hera fosse disposta a pagare le quote oggi possedute dalla Fondazione a un valore molto alto e i soci della nostra municipalizzata non fossero in grado di concorrere, potrebbero far valere la clausola di gradimento (“il gradimento, espresso dall’Organo amministrativo, può essere negato ai soggetti che si trovino direttamente o indirettamente in posizioni di concorrenza o di conflitto di interessi con la società o sue controllate o collegate”). E nel caso in cui i soci non fossero d' accordo il codice civile impone che la Fondazione chieda il recesso. Insomma, concludono Medici e Gaddi, “giuridicamente non siamo in mano alla Fondazione né in balia di Hera. Il concambio non funziona, rappresenta una strada non percorribile dal punto di vista normativo. La legge è dalla parte di Aimag. La nostra municipalizzata può decidere del proprio futuro”.
Jessica Bianchi

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