Terremoto: adattarsi per sopravvivere

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Non ci abbandona. Il terremoto è tornato a farsi sentire con una scossa di magnitudo 3.7 alle 6.53 di mercoledì 30 novembre quando ha colpito a un chilometro da Bagnolo in Piano. E’ stato avvertito distintamente anche a Carpi. “Squadre di tecnici sono state immediatamente attivate dall’Amministrazione Comunale per effettuare sopralluoghi nelle scuole e nelle strutture pubbliche benché non siano stati rilevati danni conseguenti alla scossa.
In situazioni di emergenza Carpi ha imparato a resistere? Alla resilienza in occasione di eventi sismici ha dedicato la sua tesi la 22enne carpigiana Alessia Goldoni da poco laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche, corso di laurea di primo livello della facoltà di Psicologia dell’Università degli Studi di Firenze. Il termine sta a indicare la capacità di una persona o di un’organizzazione di assorbire gli impatti e riorganizzarsi di fronte alle difficoltà, di tornare alla forma originale dopo essere stata tirata, schiacciata o piegata, di prepararsi, reagire, adattarsi nel caso di grandi cambiamenti. In occasione del terremoto del 2012, “frequentavo il quarto anno al Liceo Fanti di Carpi e, personalmente, ricordo di aver avuto molta difficoltà in termini di resilienza: cominciai a soffrire di disturbo da stress post-traumatico aggravando il disturbo da panico agorafobico dovuto alla dolorosa perdita di mia madre avvenuta anni fa”. A seguito della seconda scossa del 29 maggio, Alessia Goldoni si allontana per alcuni giorni da Carpi alla volta di Roma.
Alessia, colpita dalla capacità dei carpigiani di adattarsi all’evento traumatico, ne ha analizzato i risvolti psicologici partendo dall’indagine Istmo condotta dall’Ausl di Modena per indagare, a quattro anni dal terremoto, le conseguenze sulla salute e la capacità di sviluppare resilienza.
Quali sono i dati più rilevanti dell’indagine Istmo?
“Il territorio carpigiano, al pari di altri territori emiliani colpiti dal sisma, si contraddistingue come comunità coesa, caratterizzata da forti legami e solide reti sociali, propensa all’azione, alla ripresa, alla resistenza e con un’economia potenzialmente orientata allo sviluppo  e che è stata in grado di mettere in atto significativi meccanismi di resilienza di non trascurabile importanza. Questo dato è stato di fatto verificato dall’indagine Istmo che ha fornito l’immagine di una popolazione che non riferisce elevati cambiamenti nello stato di salute percepito, anche se il ricordo si mostra ancora intrusivo per una persona su due. I sintomi depressivi e gli stati d’ansia non sono però aumentati e gli stili di vita permangono stabili se si esclude l’aumentata percentuale di persone con problemi di obesità (dal 10% al 15%) e la diminuzione di coloro che praticano attività fisica (dal 35% al 29%)”.
Che considerazioni hai fatto nella tua tesi?
“Nel periodo immediatamente successivo a un evento critico risulta decisivo intervenire tempestivamente offrendo un adeguato supporto psico-sociale agli individui coinvolti con il fine, a mio giudizio, di indurre una sorta di “crescita post-traumatica”, ovvero, favorire la tendenza di un soggetto o di una comunità a riportare, a seguito di un trauma vissuto, comportamenti orientati alla positività. Possedere abilità resilienti permette infatti di mantenere il livello di stress percepito al di sotto di una certa soglia e di gestire al meglio le proprie risorse personali, familiari e sociali, stimolando l’individuo a valutare positivamente la situazione stressante, a interpretare gli eventi critici con flessibilità e adattabilità, a considerare il periodo traumatico come una sfida da fronteggiare e come strumento di conoscenza di se stessi e dei propri limiti, a non temere il cambiamento ma affrontarlo come occasione di crescita e di miglioramento. La domanda che sorge spontanea è: la resilienza è un tratto di personalità stabile di un individuo (o di una comunità) o è una competenza che è possibile rafforzare attraverso l’apprendimento di determinate tecniche e il potenziamento di alcuni fattori personali? E’ entrambe le cose. La tendenza ad agire in maniera “resiliente”, oltre al fatto di essere innata, presuppone la costruzione di un percorso graduale che dipende soprattutto dalle circostanze e dalle esperienze di vita”.
Che cosa vorresti fare da grande?
“Mi piacerebbe lavorare all’interno di comunità, in contesti lavorativi o scolastici, nell’ambito della psicologia sociale in un’ottica di prevenzione del rischio e di promozione del benessere individuale e collettivo. La finalità che mi pongo è quella di incrementare la presa di coscienza, l’empowerment, la partecipazione, l’azione sociale, il controllo e il potere integrativo in mano ai cittadini, con l’obiettivo di attuare un cambiamento sociale capace di generare collaborazione, cura e impegno civile fra gli individui”.
Sara Gelli

 

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