Starace non si sbottona

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Sul dibattito relativo alla realizzazione in città di una Residenza a Trattamento Intensivo (Rti) e il mantenimento del Servizio di Diagnosi e Cura (SPdc), in occasione della presentazione della Settimana della Salute Mentale di Carpi, hanno finalmente finalmente fatto sentire la loro voce i medici, a partire dal dottor Rubes Bonatti, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Area Nord.
“E’ con profonda e vibrante soddisfazione che vi annuncio una novità sostanziale in gestazione da almeno otto anni, ovvero la realizzazione di una duplice struttura la quale prevede la salvaguardia dell’Spdc e la creazione di una residenza a trattamento intensivo. Un lavoro che prevede il trasferimento temporaneo dei pazienti all’interno dell’ospedale, nei locali un tempo occupati da Avis: 4 letti saranno dedicati al Diagnosi e Cura e 4 alla residenza, uno in meno rispetto agli attuali. Un risultato ottenuto di concerto tra la direzione dell’Azienda e l’azione congiunta dell’associazione Aldilà del muro e del Comune di Carpi. Quest’ultimo si è speso arrivando alla definizione di un protocollo che prevede un monitoraggio costante dell’azione dell’Ausl. Un esempio virtuoso che dovrebbe valere anche per altri settori della Medicina: la partecipazione degli stakeholder e dei diretti interessati è essenziale per evitare che l’azienda diventi aziendalista e agisca con logiche non coerenti con gli interessi della cittadinanza. L’obiettivo dev’essere uno: perseguire una salute mentale del territorio – che io amo definire di comunità – la quale prevede un’interazione costante tra il dentro e il fuori. Tra ospedale e territorio non vi devono essere separazioni: solo attraverso un’effettiva sinergia tra i vari strumenti a nostra disposizione si può fare un buon servizio al cittadino”.
Il progetto da 1 milione di euro di allargamento del piano terra della palazzina che oggi ospita il Diagnosi e Cura, per realizzarvi “due strutture contigue e non attigue” come sottolinea più volte l’assessore alle Politiche Sociali del Comune, Daniela Depietri, presenta ancora alcuni aspetti oscuri a partire da quanti letti saranno destinati rispettivamente ai due servizi.
Come verranno ripartiti i 12 posti letto promessi? “Il progetto – risponde il dottor Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Modena – viene perfezionato proprio in questi giorni. Il numero di posti letto sarà definito in relazione alle caratteristiche strutturali della Palazzina, al cui rispetto siamo impegnati per il tema dei criteri di accreditamento, e in base a una verifica (che dovrà essere fatta in corso d’opera) del fabbisogno. Con questo progetto stiamo provando ad affrontare il tema della collocazione in ambito ospedaliero residenziale di persone con disturbo psichiatrico in una condizione acuta o sub acuta: il valore di questa sperimentazione sta nell’idea che sia l’ambiente assistenziale a dover modificare la propria intensità a seconda della condizione che attraversa il paziente e non viceversa. Se abbiamo a disposizione solo una struttura ospedaliera inevitabilmente il protrarsi della degenza avverrà in quell’ambito se, al contrario, potremo fare affidamento anche su un nucleo residenziale, allora quella sarà l’area e la modalità con la quale potremo sin da subito intervenire in maniera riabilitativa e post acuzie. Le persone in condizione di disagio non devono essere costrette ad adeguarsi alle strutture, sono queste ultime che devono essere in grado di accogliere le persone nella loro differente condizione di sofferenza o di necessità assistenziale. Questa è la sfida che cerchiamo di affrontare qui a Carpi con questa sperimentazione”.
La sperimentazione tra le mura del Ramazzini prevede 4 posti letto dedicati all’Spdc e 4 a Rti: a occupare quei letti saranno i Tso che dal regime di urgenza passeranno alla residenza. L’attuale Diagnosi e Cura cittadino ha già 9 posti letto occupati da persone ricoverate in seguito a trattamenti sanitari obbligatori o volontariamente. Cosa cambia rispetto a oggi? Che senso ha questa sperimentazione quando di fatto è già quanto accade nella palazzina?
“Il tema è che si uscirà da una logica meramente ospedaliera! L’obiettivo – sottolinea Starace –  di un intervento di tipo residenziale è quello di attivare sin da subito un’azione riabilitativa – o abilitativa se necessaria – in stretta connessione col territorio, in una dimensione di maggiore osmosi rispetto al Centro di salute mentale o alla struttura semi residenziale a ciclo diurno, o al domicilio stesso… La nostra ipotesi di lavoro dovrebbe determinare periodi di permanenza ospedaliera più limitati all’effettiva esigenza e consentire un ritorno alla comunità mediata da un’attività più intensiva. Io trovo questa sperimentazione straordinaria: potenzialmente potrebbe modificare l’intero sistema della salute mentale e delle strutture a essa dedicata. Se, come mi aspetto, avrà successo, diventeremo un esempio per gli altri”.
I lavori nei locali dell’ex Avis sono partiti? Conferma che il cantiere finirà in tempo e a inizio 2017 si procederà col trasferimento dei pazienti e inizieranno poi i lavori nella palazzina?
“Sì i lavori sono partiti e tutto il mese di febbraio 2017 sarà dedicato al trasferimento dei pazienti per consentire al cantiere in Palazzina di decollare”.
Non entra nel merito del progetto il dottor Starace ma, Daniela Depietri assicura: “noi abbiamo fatto un accordo con l’azienda, quella è la nostra Bibbia. Ciò non toglie che resteremo vigili nel controllare in modo stringente che tutto proceda come stabilito”.
Jessica Bianchi

 

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