Premiata per un racconto sul bullismo

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Bullismo nelle scuole. Il tema è di quelli caldi e delicati che spesso riempie le cronache nazionali, ma la studentessa Sara Guglielmino, 21enne carpigiana, iscritta alla facoltà di Lettere Moderne, ha saputo sviscerarlo a fondo, classificandosi al primo posto dell’ultima edizione del Premio Rotary Club Muratori di Modena, dedicato quest’anno proprio al fenomeno del bullismo. I partecipanti al concorso letterario dovevano rispettare un incipit fisso, scritto dallo scrittore Piero Malagoli, presidente di giuria, partendo dal tema del furto della merenda. “Nel mio racconto – ha spiegato Sara – ho mantenuto questo sopruso tra quelli principali commessi da Maela, la bulla protagonista della mia storia, ai danni di Claudio, un ragazzino timido e mansueto. La ragazza, ferita dalla mancanza di attenzioni e di affetto da parte dei genitori, riversa tutta la sua rabbia e la sua frustrazione sul povero Claudio, strappandogli ogni giorno di prepotenza lo snack preparatogli con cura dalla madre. Il bullo sembra il più forte ma in realtà è molto più debole di quanto possiamo immaginare, incapace di esprimere il proprio disagio in maniera diversa dalla violenza fisica o psicologica.

L’intera vicenda, compreso l’episodio che dà il titolo al racconto, è ambientata nella Scuola Media Alberto Pio di Carpi, riconoscibile dalla presenza del Corso a indirizzo musicale, che io ho frequentato”.

C’è qualcosa di autobiografico? Hai mai assistito a episodi di bullismo a scuola?

“Quando ero alle medie ho assistito a prepotenze da parte del classico gruppetto che si sente superiore agli altri. Occasionalmente, sono stata anche coinvolta direttamente in litigi e malintesi ma non ho mai assistito a episodi di vero e proprio bullismo. Si trattava più che altro di comportamenti atti a escludere altri compagni di classe. Finirono per essere talmente antipatici e cinici nei miei confronti che mi passò la voglia di far parte della loro cerchia. Di solito sono una persona piuttosto pacifica e tento sempre di andare d’accordo con tutti, perciò lasciavo correre o non ci pensavo troppo”.

Molto spesso le vittime di bullismo evitano di raccontare le violenze che subiscono ai loro genitori per il timore di deluderli. Cosa ne pensi?

“Nel mio racconto, il padre di Claudio deride il figlio quando scopre che si fa mettere i piedi in testa da una ragazza. Credo che questo, purtroppo, sia proprio ciò che temono i ragazzi che non si confidano con gli adulti a loro vicini: l’incomprensione, la minimizzazione, l’ennesima presa in giro. Alle volte, davanti a episodi anche gravi, molti minimizzano “è una ragazzata”, oppure “quando si è adolescenti queste cose capitano”, ma sappiamo bene che non si tratta affatto di scherzi bensì di veri e propri comportamenti criminali, come testimoniano i molteplici casi di cronaca che ci stanno mostrando il lato oscuro dell’adolescenza. Fortunatamente, la maggior parte dei genitori prende sul serio le angosce dei figli e soffre insieme a loro per quello che sono costretti a passare, aiutandoli a porre fine ai soprusi”.

E gli insegnanti cosa fanno?

“Tendono a non intromettersi, a chiudere un occhio, sbagliando. Dovrebbero essere i primi a preoccuparsi del comportamento dei loro alunni dal momento che sono chiamati a educarli e non solo a trasferire nozioni scolastiche. Così facendo, i ragazzi rischiano di abituarsi alle azioni dei bulli, a non riconoscerle più, a crederle normali, una routine che non può essere evitata, né interrotta. Questo perché non c’è nessuno che dica loro che quando vedono un’ingiustizia devono sempre dirlo a qualcuno. Non devono aver paura di dire la verità. E questo è proprio quello che dice la madre di Claudio al figlio, prima che la storia si concluda. Ascolto e dialogo non sono affatto scontati nella società di oggi”.

Quali progetti hai per il futuro?

“Sicuramente continuerò a scrivere e a partecipare a concorsi letterari per racconti brevi anche se, al momento, la mia priorità è lo studio e il prossimo anno vorrei tentare di accedere al Master in Language Technology a Gothenburg, in Svezia”.

Chiara Sorrentino

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