Quando a crollare è la libido

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Chi non ricorda gli esilaranti Alvy ed Annie nel film di Woody Allen, Io e Annie?  In questa spassosa pellicola del 1977, i due coniugi, durante sedute psicanalitiche separate, parlano della frequenza dei loro rapporti sessuali. Lui: “Quasi mai, forse tre volte a settimana”. Lei: “Tutto il tempo! Direi tre volte a settimana”. Ah, il sesso è sempre così ingenuo… Ma insomma, quanto spesso va fatto l’amore? Per molti terapisti di coppia la frequenza ideale è tre volte a settimana. Che per qualcuno è una vasca di raffreddamento, per altri un vero e proprio reattore nucleare. Che avesse ragione il medico Erissimaco quando, nel Simposio di Platone pronunciò un discorso in onore della regolarità e contro l’esagerazione? L’arte di amare è come la cucina, se si esagera si rischia di “rovinarsi il gusto”.  Nonostante la nostra sia un’epoca dominata dal sesso e dal culto del piacere però, sempre più rapporti di coppia si congelano nel sexout, ovvero nell’interruzione della sessualità, fenomeno indagato con arguzia e una punta di ironia dal filosofo tedesco Wilhelm Schmid nel suo nuovo libro SexOut. L’arte di ripensare al sesso (Fazi Editore). Ma il sesso è fondamentale all’interno della coppia? Si può farne a meno? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Maria Cristina Iannacci, sessuologa carpigiana: “le coppie più durature trovano soddisfazione erotica tra le lenzuola di casa. Il sesso ha implicazioni che vanno ben oltre la mera soddisfazione biologica: dalla possibilità di regredire allo stato infantile e giocare, alla possibilità di sfogare una frustrazione e limitarne la sofferenza con l’aumento delle sendorfine liberate con l’orgasmo. Dal miglioramento della qualità del sonno alla diminuzione dell’ansia del vivere quotidiano. Ma è soprattutto la straordinaria valenza comunicativa a fare del sesso un collante fondamentale della coppia”.  
Dottoressa quante volte è considerato “normale” fare sesso in coppia?
“Non esiste una regola universale per tutti. E’ la coppia che detta i ritmi, si spera con una sana comunicazione verbale e non. In tutta onestà, una coppia di 40enni che racconta di un rapporto al mese o anche meno mi fa pensare alla ricerca altrove di soddisfazione o a uno stato di profonda “depressione” delle energie vitali, per cui il risparmio coinvolge in primis la sessualità (e la riproduzione)”.
Quanto è frequente il calo di desiderio nelle coppie di lunga durata?
“E’ frequente, ma se oscilla con picchi nei momenti più sereni e ai minimi storici nei periodi stressanti fa pensare alla fisiologica fluttuazione della coppia sana, che saprà cercarsi quando le acque si saranno calmate. Se la sessualità è stata esaltante all’inizio della relazione, il fuoco della passione negli anni può tornare a ondate. Diversa è la prospettiva nel calo “sine materia” o nella perdita di interesse per il partner e il mantenimento di un sano appetito sessuale al di fuori della coppia”.
Il fenomeno riguarda anche i giovani?
“Sí, tra i giovani, soprattutto maschi, il fenomeno è in aumento. Non si tratta di un vero calo del desiderio per impoverimento dell’interesse verso l’attività erotica bensì di un meccanismo automatico di difesa nei confronti di comportamenti che generano ansia. Una défaillance sessuale che può capitare a chiunque, a qualsiasi età, necessita di un processo di digestione facilitato da una compagna comprensiva o amici empatici. Laddove le pretese femminili sono eccessive e le amicizie non tamponano i dubbi, il giovane tende a chiudere il canale di comunicazione sessuale, preferendo rinunciare piuttosto che rischiare un ulteriore episodio di sofferenza. Non a caso si dice che la migliore sessualità sia quella che si sperimenta a 60 anni, quando scegli liberamente se e quando farlo: la prestazione cede il passo alla comunicazione e il piacere fisico si colora di affettività… Il giudizio altrui? Non importa più”.
Esistono matrimoni bianchi dove non si è mai consumato?
“Sí, il matrimonio bianco, cioè non consumato, è la relazione di coppia in cui entrambi i soggetti sono timorosi nell’attuare la penetrazione, per cui gli approcci sessuali, soddisfacenti e spesso orgasmici, si limitano a giochi erotici “esterni”, senza introduzione. E’ una condizione patologica molto più semplice da curare e risolvere di quanto si possa pensare, soprattutto con l’aiuto di un sessuologo di formazione clinica”.
Perché le pulsioni si spengono e le coppie smettono di far l’amore?
“Perchè l’iperattivazione degli assi dello stress “mangia” energia a un’attività (il sesso) tutto sommato non primaria per la sopravvivenza dell’individuo. Nella coppia affiatata, che si vuol bene, ma con una vita lavorativa e familiare impegnativa, inevitabilmente l’attività sessuale viene riservata ai periodi di maggiore disponibilità temporale e di serenità mentale. Dall’esterno può apparire come uno spegnersi della pulsione ma solo la coppia può giudicare se non si tratti invece di una regolazione interna delle energie”.
Cosa fare per uscire dall’impasse? Quali consigli può dare?
“Innanzitutto chiarire se c’è ancora feeling per il partner (ed essere sinceri almeno con se stessi). Poi coltivare l’erotismo, nutrirlo di novità o gustarsi la serenità di farlo con chi conosciamo e ci conosce. Ritagliare tempo per stare vicini nella fisicità e non solo nell’affettività. Investire energie nel sesso, senza aspettare che sia l’altro a farlo per primo”.
Tra i consigli di Schmid spicca la necessità di tenere vivo il dialogo di coppia. “Alcune conversazioni confidenziali possono essere intese come una forma di sesso orale, anche quando il discorso non verte sul sesso. Tali conversazioni – scrive il filosofo tedesco – vanno in profondità, permettono all’altro di penetrarci intellettualmente e spiritualmente, pur non oltrepassando la soglia del corpo. E’ uno scambio di intimità, che può dare soddisfazione senza togliere il fiato. Parlare di sesso è inebriante come l’alcol, di lunga durata e ampia gittata”. Insomma se tra le lenzuola c’è qualche problema, ricordate che “anche la filosofia è sesso, pensato e parlato. Sì, il sesso è bello, ma ancora di più lo è il penetrare in un ambito del sapere e immergersi in un’interrogazione filosofica: l’avventura di una passione indimenticabile”, conclude Schmid. E la frequenza non è un problema: si può fare quasi sempre.
Jessica Bianchi

 

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