Fin qui si arriva ma poi?

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Non ci sono attraversamenti protetti lungo via dell’Industria per le biciclette e chi sceglie di raggiungere il posto di lavoro in zona industriale ogni giorno corre il rischio di essere travolto dalle auto che non vanno certo piano in quel tratto di strada. C’è chi utilizza il sottopassaggio del centro commerciale per passare dall’altra parte ma non è certo la via più agevole. Eppure sono tante le persone che, soprattutto con la bella stagione, decidono di lasciare l’auto in garage per percorrere la pista ciclabile che corre lungo via Nuova Ponente ma si interrompe subito dopo la svolta a destra lungo via dell’Industria; altri si dirigono verso la zona industriale solcando con la due ruote via San Giacomo a loro rischio e pericolo perché la carreggiata è stretta e le auto continuano a poter circolare in entrambi i sensi di marcia. Arrivati su via dell’Industria, anche coloro che hanno percorso via San Giacomo si ritrovano però il problema di attraversare in sicurezza. Ancora poco conosciuto è il percorso ciclabile tracciato per terra con una semplice mano di pittura che dal parcheggio delle piscine conduce all’area del cinema Space City: in alcuni tratti la pavimentazione rende poco agevole il tragitto e arrivati su via dell’Industria si ripropone il medesimo problema. Che fanno i ciclisti? Li vediamo che si buttano quando il momento è propizio, a volte senza nemmeno scendere dalla sella per attraversare le corsie nel senso della larghezza oppure si affiancano alle auto all’interno della rotonda. C’è anche un pedone che attraversa via dell’Industria ed è costretto a sostare lungo la linea che delimita i due sensi di marcia con le auto che gli sfrecciano davanti e dietro. Allo stato delle cose gli attraversamenti protetti per le bici su via dell’Industria sono indispensabili per garantire la sicurezza dei ciclisti tanto quanto o forse anche più della pista ciclo – pedonale di viale Dallai, quel breve tratto recentemente inaugurato per garantire l’accesso in sicurezza dei ciclisti alla stazione ferroviaria e costato 590mila euro.

Sara Gelli

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