I canali frenano la furia dell’acqua

0
84

Piogge che si sono mutate in alluvioni e l’emergenza che si ripete. Affrontare a bocce ferme il tema cercando l’interlocutore giusto per parlare delle criticità maggiori del nodo idraulico del nostro territorio pone di fronte al dubbio: Bonifica dell’Emilia Centrale o Aipo? La prima, nata dalla fusione dei Consorzi di Bonifica Parmigiana Moglia e Bentivoglio Enza realizza e mantiene opere di bonifica cioè canali e impianti di sollevamento delle acque, chiuse e botti. L’Agenzia Interregionale per il fiume Po raccoglie l’eredità del Magistrato per il Po e cura la gestione del reticolo idrografico cioè dei fiumi che nel Po affluiscono, tra cui il Secchia, comprese le opere che si riferiscono ai fiumi, ad esempio le casse di espansione del Secchia. Lo stato emergenziale è ormai una retorica pericolosa che addebita all’imponderabilità, in questo caso alla natura, responsabilità che non si vogliono assumere.
A lavorare da tempo per la sicurezza idrogeologica del territorio è la Bonifica dell’Emilia Centrale: si è reso disponibile a rispondere alle domande il direttore Domenico Turazza.
Direttore, che fa la Bonifica dell’Emilia Centrale?
“La Bonifica ha il compito di migliorare il territorio dal punto di vista idraulico garantendo lo scolo delle acque piovane e la difesa delle acque da monte. Nei periodi estivi garantisce l’approvvigionamento idrico per l’agricoltura e non solo. Dev’essere ben chiara una cosa: la nostra pianura è chiusa dalle arginature dei grandi fiumi, Po, Secchia, Enza, Crostolo e Panaro; si tratta di argini altissimi e imponenti che non consentono, in buona parte dell’anno, lo scolo naturale delle acque: quindi cosa succede? Che all’interno di questi bacini di pianura se non c’è una rete di bonifica che governa le acque, sollevandole quando c’è bisogno oppure trasferendole da un’area all’altra, lo scolo dell’acqua non è garantito”.
Nel nostro territorio come si sfogano le acque del Secchia?
“Per la parte di Carpi è il Cavo Lama, un cavo di scolo molto importante, a raccogliere tutte le acque del bacino nella zona modenese in sinistra Secchia (Carpi, Campogalliano, Soliera e Novi e anche Rubiera). Il Cavo Lama scorre fino a immettersi nel Secchia a Mondine di Moglia, a nord di Novi. Il Cavo Lama non ha casse d’espansione ma per esempio il Cavo Tresinaro sì: in Comune di Rio Saliceto, al confine tra il reggiano e il modenese c’è la cassa d’espansione Cà de Frati”.
Quali sono le criticità maggiori?
“La Bonifica deve mantenere in efficienza la rete di canali estesa per 3600 chilometri oltre agli impianti che sono una settantina. Inoltre occorre adeguare questa rete di opere ai cambiamenti epocali registrati nel nostro territorio.  Da quando è nata la Bonifica, ormai quasi un secolo fa, negli anni venti del secolo scorso, il tasso di urbanizzazione è passato dal 2 al 20%: uno stravolgimento enorme. L’afflusso di acqua da un terreno urbanizzato nei nostri canali è fino a trenta volte maggiore rispetto al terreno nudo: l’acqua che arriva nei nostri canali è sempre di più e scorre più velocemente. In secondo luogo, incide il cambiamento in atto nel clima, più estremizzato e tropicalizzato. Queste due componenti impongono di adeguare il sistema di bonifica con un’attività continua di conoscenza del territorio, di progettazione, di ricerca dei finanziamenti e realizzazione delle opere”.
Quali opere sono state programmate per il territorio di Carpi e dell’Unione?
“Innanzitutto il progetto comunitario Life Rinasce: in collaborazione con Comune di Carpi e Aimag, per un importo complessivo di due milioni e mezzo di euro, interviene sul Cavo Cavata Orientale nella zona sud est di Carpi. Si va ad affrontare una situazione di difficoltà di scolo in quella zona dove c’è un comparto industriale, quello di via Lama di Quartirolo che, quando piove, finisce sott’acqua. Con l’adeguamento del Cavo Cavata Orientale e la realizzazione di una piccola cassa di espansione si smaltiranno meglio i fenomeni di pioggia intensa in quella zona. Il progetto Life Rinasce riguarda anche via Gusmea dove è in corso la sistemazione del Cavo Fossa Nuova Cavata per un importo complessivo dei lavori di 250mila euro.
La Bonifica interverrà poi nella zona di via Cuneo e via Morbidina per il completamento della Fossa Marchione per un importo di poco inferiore ai 400mila euro.
Il progetto più rilevante non riguarda direttamente il territorio del Comune di Carpi, che comunque ne beneficerà. Si tratta del nodo idraulico di Mondine a Moglia, parzialmente danneggiato dal terremoto: è lì che scolano la Lama e l’intera Parmigiana Moglia, tutte le acque alte del nostro comprensorio. L’idrovora è stata completamente rinnovata già per metà, pur rimanendo in funzione anche l’impianto storico, e verrà pure rinnovata la chiavica sul Fiume Secchia. Dopo il completo rifacimento, il nodo idraulico di Mondine che risale agli Anni Venti aumenterà la propria capacità di sollevamento: sinora era in grado di sollevare 50 metri cubi al secondo, noi contiamo di arrivare a 70-75 metri cubi al secondo di sollevamento del Secchia. Inoltre sarà più sicuro grazie alla nuova chiavica”.
A questo serve la bolletta che pagano i cittadini?
“A questo serve ma è ovvio che alcuni progetti hanno costi a cui non si può far fronte con i soli contributi di bonifica che i proprietari pagano affinché venga mantenuto in efficienza questo sistema e venga possibilmente sviluppato. I contributi fondamentalmente sono dovuti per la manutenzione dei canali e degli impianti e le altre opere (casse di espansione, botti, sifoni, chiuse…)”.
Oltre ai danni ai campi occorre mettere in conto la svalutazione dei terreni e degli immobili di quelle zone a rischio alluvione. Aziende importanti potrebbero decidere di cambiare sede per tutelarsi rispetto al pericolo di perdere tutto nell’acqua…
“La sicurezza idraulica si dà sempre per scontata. A Genova purtroppo hanno questi problemi enormi dovuto al tombamento di alcuni fiumi e torrenti: a ogni grosso acquazzone rischiano di finire sott’acqua e lì si assiste a una svalutazione degli immobili. La nostra rete di canali, realizzata cent’anni fa, ha sinora evitato grossi problemi. I disastri che ci sono stati nel gennaio del 2014 sull’altra sponda modenese del Secchia con l’alluvione di Bastiglia e Bomporto sono stati causati dalla rottura del Secchia, quindi non da problemi legati alla rete di bonifica, anzi proprio la rete di bonifica, non è la mia Bonifica ma quella del Burana, ha consentito lo scolo di tutta questa gran quantità d’acqua. Quindi nonostante tutto, nonostante i cambiamenti climatici e il forte aumento dell’urbanizzazione, la bonifica è riuscita a garantire la sicurezza idraulica del territorio, quindi a garantire lo sviluppo dell’economia in generale non solo dell’economia agricola ma anche dell’economia industriale, artigianale edilizia perché nessuno costruisce un comparto industriale o artigianale o anche abitativo su un terreno che ogni cinque anni rischia di finire sott’acqua”.
Sara Gelli

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here