Nomadi: futuro ancora incerto

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La Regione stanzia 700mila euro per i Comuni quale incentivo per superare i campi nomadi e passare a micro-aree a carattere familiare. Addio quindi alle grandi aree di sosta, dove degrado, insicurezza, tensione sociale e condizioni igienico-sanitarie non accettabili sono di casa. E a Carpi, cosa accadrà? Come noto, l’ente pubblico, che sgomberò il campo di via Nuova Ponente nell’aprile del 2014, ora è alle prese con una patata a dir poco incandescente: dove piazzare i 45 sinti attualmente sistemati in zona fiera e i 30 dell’ex scuola di Cortile? E come sbrogliare la vicenda che vede protagonisti da un lato la famiglia Bernardoni proprietaria di un terreno in via dei Fuochi e la comunità cortilese che rifiuta con forza l’idea di veder sorgere mobil home sull’area dagli innumerevoli vincoli paesaggistici?  La Giunta Bellelli che aspettava con ansia la ratifica del progetto di legge regionale rischia ora di restare a bocca asciutta. “Abbiamo richiesto agli uffici tecnici un’istruttoria – spiega l’assessore alle Politiche Sociali Daniela Depietri – affinché ci mettano nella condizione di prendere delle decisioni”. L’inghippo? “I protocolli applicativi oggetto di finanziamento della legge regionale si rivolgono soltanto a spazi pubblici e non privati come noi ipotizzavamo. La nostra speranza è che il bando venga rifinanziato il prossimo anno e includa le aree private”. Lo spirito della legge regionale è chiaro: superare i campi e riuscire a collocare il maggior numero di rom e sinti tra quattro mura. Ma la Regione ha fatto i conti senza l’oste, perlomeno a Carpi, dove i sinti non hanno alcuna intenzione di vivere tra pareti fatte di mattoni. “Alcuni di loro avrebbero diritto a un alloggio popolare ma non ne vogliono sapere. Non è nella loro indole vivere all’interno di un appartamento”, prosegue Depietri. Anche su via dei Fuochi la Giunta ha chiesto all’Ufficio tecnico “di aprire un’istruttoria per capire cosa è possibile farvi e cosa no”. Una risposta che non piacerà al Comitato per Cortile ancora in attesa di sapere se l’alternativa  lanciata al sindaco verrà accettata. La proposta, lo ricordiamo, prevede che il Comune dia in concessione ai Sinti i terreni di risulta adiacenti alla zona industriale di Carpi. Piccoli appezzamenti inutilizzati, non confinanti con le attività produttive, da mettere a disposizione a costo zero per i nomadi che potrebbero così “evitare di essere ulteriormente ghettizzati e isolati a Cortile e, allo stesso tempo, restare a due passi da Carpi e dai suoi servizi. I Bernardoni, a loro volta, potrebbero vendere il terreno di via dei Fuochi e avere così i soldi necessari per eseguire i vari allacciamenti e far fronte alle utenze”, rilanciano i componenti del comitato.  Al momento la voce sinti non rappresenta più un capitolo di spesa per il Comune di Carpi, poiché le famiglie si sono fatte carico delle spese derivanti dalle utenze ma il problema, ben più gravoso, resta: dove collocare questi gruppi gruppi famigliari? “Il confronto coi sinti continuerà ma – sottolinea l’assessore – se la legge obbliga a superare i campi, allora ciascuno dovrà fare la propria parte”.  E allora che fare? Se l’intenzione del Comune non è quella di mettere a disposizione dei sinti aree di proprietà pubblica, non si sfugge: le uniche strade percorribili sono il libero mercato (ma i sinti che hanno scelto di vivere in appartamento lo hanno fatto ben prima che la Regione legiferasse in tal senso) e l’acquisto di terreni privati sui quali mettere la propria casa mobile.
La questione rimane dunque aperta e di non facile risoluzione.  E mentre la stagione estiva si avvicina, a storcere il naso di fronte a tanta incertezza sarà senza dubbio il gestore della nuova Piscina Comunale…
Jessica Bianchi

 

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