Carpi non è Milano

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Solo la pioggia ci può salvare dallo smog. L’emergenza climatica,  che come tale non si registrava da parecchi anni, ha aggravato l’allarme inquinamento. Le misure di emergenza – dai limiti al traffico all’abbassamento della temperatura negli edifici – non riescono a ‘disintossicare’ le città dalle polveri sottili quanto l’acqua. Questo, almeno, dimostra questo inverno anomalo, in cui sta piovendo pochissimo.  Nel mese di gennaio, nella centralina di rilevamento di via Remesina,  si sono registrati dodici giorni consecutivi di superamento del limite di 50 microgrammi per metro cubo, dal 19 al 30 gennaio.  Domenica 7 febbraio anche Carpi, così come previsto dal Piano regionale, ha vietato la circolazione in centro storico dalle 8.30 alle 18.30 ma il blocco del traffico è insufficiente, perché non è l’unica e la più importante causa della diffusione delle polveri sottili. A causa del superamento dei valori di concentrazione delle pm10 per quattordici volte dall’inizio dell’anno, è entrata in vigore anche l’ordinanza che prevede  il divieto di bruciatura all’aperto di materiali di origine agricola, la limitazione della temperatura negli ambienti di vita e di lavoro (esclusi gli ospedali), il divieto di utilizzo di biomasse nelle abitazioni dotate di impianti di riscaldamento multicombustibile e nei caminetti. Ma chi controlla l’effettiva diminuzione dei riscaldamenti o il limite di velocità a 30 chilometri orari in città? Necessario passare a qualcosa di più efficace.
Ad annunciare le nuove misure è stato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti aprendo a Roma il Tavolo sulla qualità dell’aria lo scorso 2 febbraio insieme a Comuni e Regio i: si tratta di due decreti per curare l’Italia dallo smog e per i quali sono a disposizione 85 milioni di euro.
Il decreto relativo ai 35 milioni per la mobilità sostenibile contiene misure alternative legate agli spostamenti casa-ufficio e casa-scuola: come ad esempio la condivisione dei mezzi (dal car sharing al bike sharing fino a percorsi ciclo-pedonali ad hoc); mentre i 50 milioni per le colonnine elettriche ricadono all’interno del cosiddetto Fondo Kyoto, dedicato a progetti legati all’energia e all’abbattimento delle emissioni di CO2.
A Carpi la sperimentazione del car sharing è fallita tempo fa: nel 2009 i 6 abbonamenti al servizio di auto condivisa (erano due i mezzi parcheggiati di fronte al Qui Città in via Berengario) non giustificavano i 14mila euro spesi dall’Amministrazione. E’ tramontato anche il progetto del Car Schooling, che prevedeva la possibilità di organizzarsi tra famiglie attraverso un portale per accompagnare a turno più ragazzi residenti nella stessa zona: circa settecento famiglie si dimostrarono interessate al progetto ma alla sperimentazione nell’anno 2014/15 aderirono in una quarantina e di fatto si concretizzarono 18 iscritti che, purtroppo, non furono in grado di formare nessun equipaggio. Segni più che evidenti di diffidenza verso la condivisione dell’auto, col risultato che centinaia di auto intasano la zona del polo scolastico  nelle ore di punta. Nonostante le condizioni climatiche favorevoli gli studenti non si rassegnano a usare la bicicletta.
Meglio è riuscita la sperimentazione del bike sharing, operativo in città dal 2008: a metà dicembre è stata aumentata la dotazione di bici pubbliche a noleggio presso la Stazione ferroviaria di Carpi.  Caro ministro Galletti, Carpi non è Milano e, fallito qualsiasi tentativo di sharing, non ci resta che puntare tutto sul verde, mettendo in conto costi per la sua manutenzione più di quanto non sia stato fatto sinora, per affrontare i cambiamenti climatici e per contrastare l’inquinamento.
Forse è troppo tardi per immaginare una città in cui i cunei verdi dalla periferia si restringono per arrivare fino al centro garantendo un maggiore raffrescamento e minore smog ma non è troppo tardi per strutturare un piano di incremento del ‘greening urbano’pubblico e privato, magari attraverso il PSC, Piano Strutturale Comunale, la cui discussione è ancora aperta da almeno dieci anni.
Sara Gelli

 

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