Alla conquista di Orlando

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Sono sette le fiamme carpigiane – Anna Chiara Calanca, Giorgia Po, Giulia Bonato, Gloria Castellini, Lucia Pavarotti, Martina Amadei e Miriana Peluso – della squadra di cheerleading della Polisportiva Nazareno di Carpi, le Flames, entrate a far parte della prima Nazionale Italiana di Cheerleading della storia, creata dalla FICEC – Federazione Italiana Cheerleading e Cheerdance. Ad aprile prenderanno parte al mondiale di ICU – International Cheer Union, che si svolgerà nel parco divertimenti di Disneyworld a Orlando, in Florida. La squadra è composta da 37 atleti, maschi e femmine, provenienti da tutto il Nord Italia, dai 14 ai 28 anni. Sono suddivisi in due ulteriori squadre: una mista COED e ALL GIRL formata solo da atlete, tra cui le sette carpigiane. A tenere alto il morale delle due formazioni sono stati nominati quattro capitani: “saranno l’estensione della mia voce’’ dice in un’intervista il CT (commissario tecnico) della squadra Jonathan Smiley. La carpigiana diciassettenne Gloria Castellini, capitano della squadra ALL GIRL, ci spiega cosa significa rappresentare l’Italia a un Mondiale.
Che cos’è il cheerleading?
“Il Cheerleading è uno sport acrobatico e coreografico considerato tra i più pericolosi al mondo. Si differenzia dal cheerdance per gli stunt che noi facciamo. Lo stunt è una presa che prevede una fase aerea capace di dimostrare l’abilità di equilibrio della flyer. Lo sport prevede anche una base di ginnastica artistica. Il cheerdance invece è caratterizzato dall’uso di poms (conosciuti come pom pom) e ha una base di danza classica. Siamo conosciuti di solito per i nostri cori come Dateci una A, la coreografia prevede un cheer ma è più solito urlare i colori della squadra e il proprio nome”.
Com’è nata la tua passione e come hai conosciuto questo sport?
“Il passaggio dalla ginnastica artistica al cheerleading è avvenuto quasi automaticamente nella mia società sportiva, la Nazareno. La passione si è sviluppata man mano che le sfide si presentavano e, all’aumentare del livello, cresceva anche la mia voglia di fare. Essendo abituata a confrontarmi solo con me stessa, passare a uno sport di squadra è stato il passo più difficile. Ora mi sento totalmente a mio agio a convivere nella realtà del cheerleading grazie a tutte le tecniche che sono riuscita ad apprendere in questi anni e le mie compagne di squadra sono la mia famiglia”.
Qual è stata la tua reazione quando hai saputo di essere stata scelta come componente della prima nazionale di cheerleading della storia italiana nonché capitano?
“Il 29 settembre 2015 è una data che sicuramente non dimenticherò mai. Il mio gruppo è stato chiamato per ultimo e il nostro coach – Jonathan Smiley – si è complimentato per l’ottimo lavoro svolto. Siamo state definite la punta di diamante della Nazionale e le lacrime sono state molto difficili da trattenere. Al Benvenute in Nazionale un senso di euforia mi ha travolta con la stessa intensità di un treno in corsa ad alta velocità e ho capito che il mio sogno stava prendendo vita. La nomina di capitano è stata una grande sorpresa, considerata la mia giovane età. A causa della maggiore esperienza degli altri tre capitani, inizialmente non mi sono sentita all’altezza ma ho capito che Smiley aveva una ragione ben precisa per avermi assegnato tale ruolo. In questo momento punto soltanto a tenere unita la squadra che mi accompagnerà a Orlando”.
Come affronti la tensione?
“Sembra strano ma Smiley ci ha insegnato a non dare peso alla tensione. Il mio compito di atleta è solo quello di mantenermi allenata: tutto il resto spetta al coach. Ringrazio Smiley perché così so che il percorso sarà più leggero e anche i miei compagni non si sentiranno abbandonati”.
Quali sono gli ostacoli che state affrontando?
“La lontananza è il primo problema. La nazionale è composta da persone provenienti da tutto il Nord Italia e incontrarsi è davvero complesso. Nonostante ciò la squadra è stata costruita in modo che ognuno possa svolgere il proprio lavoro individualmente, di conseguenza non abbiamo bisogno di incontrarci col resto dei compagni”.
Com’è il rapporto della squadra con il coach, considerate le differenze linguistiche?
“Più o meno tutti noi mastichiamo l’inglese, che è la lingua ufficiale del nostro sport. Smiley, da parte sua, prova a cimentarsi con qualche parola di italiano: Parapàpparapippede è la sua preferita”.  
Cosa ti aspetti da questa esperienza?
“Spero di poter portare un pezzo d’America a Carpi, affinché tutto ciò che imparerò possa essere utile anche alle mie compagne, le Flames. Sono sicura che arrivata a Orlando e conclusa la gara dimenticherò difficoltà e stress e ricorderò solo l’emozione provata in pedana. Stiamo scrivendo la storia e tutti noi 37 atleti ci stiamo impegnando per renderla memorabile”.
In bocca al lupo per questa avventura ad Anna Chiara, Giorgia, Giulia, Gloria, Lucia, Martina e Miriana!
Alexandra Tarus ed Ermanno Tominetti

 

 

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