Tuesday After Eight: seri ma non troppo…

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Sono in cinque i Tuesday After Eight, band emergente del territorio carpigiano. Federico Gualdi, Mattia Morselli, Paolo Rossi, Beatrice Sacchetti ed Ermanno Tominetti, uniti da una comune passione: da quattro anni, tra una sala prove e l’altra, si ritrovano per fare musica insieme.  Da Ray Charles alle sonorità di Pharrell Williams con Happy, dai Police a Cesare Cremonini, a conferire colori e sfumature alla musica targata Tuesday After Eight sono le pennellature jazz del sax unite al sound deciso di chitarra e batteria. Ballate lente a ritmi che scuotono e fanno ballare. A Ermanno, batterista della band, chiediamo:
Come è nato il vostro nome?
“L’appuntamento in sala prove è da sempre alle 20:30 del martedì. Pensare troppo a un nome ci sembrava complicato e tradurre in inglese il nostro orario abituale faceva sembrare tutto più figo. Da qui Tuesday After Eight”.
Come vi siete conosciuti?
“Io e Mattia, il chitarrista, suonavamo già per conto nostro in un garage, come ogni gruppo famoso agli esordi che si rispetti, insomma. Durante una vacanza in montagna, davanti a una cioccolata calda dopo un freddo pomeriggio di sci, abbiamo conosciuto Paolo, serio sassofonista di conservatorio, e Beatrice, ancora immersa nel mondo di High School Musical e derivati ma, a nostro parere, con un grande talento vocale. Condividevamo tutti la stessa passione e avevamo voglia di fare musica. Ritornati a casa, ci siamo dati appuntamento in sala prove per puro divertimento. La cosa però non si limitò a un solo incontro ma iniziò a svolgersi abitualmente, sino ad arrivare alla necessità di introdurre un bassista, Federico”.
Che genere suonate?
“Pop-rock, R&B, Soul: siamo molto versatili anche perché i componenti della band hanno stili e gusti molto diversi. Cerchiamo, quindi, di conciliarli suonando canzoni di ogni tipo. Al momento il nostro repertorio comprende cover: in particolare canzoni inglesi di tendenza sentite in radio o contaminazioni di vari mondi musicali, anche poco conosciuti. Non abbiamo ancora prodotto musica nostra; il chitarrista scrive e magari un giorno decideremo di lanciarci coi suoi pezzi”.
Prediligete l’inglese, perché?
“Con rammarico, ogni volta che si sceglie un pezzo siamo vincolati dal timbro vocale della nostra cantante: si adegua meglio alla dizione inglese,  più orecchiabile e immediata rispetto a quella italiana. Questo però non esclude la presenza di brani italiani all’interno del nostro repertorio. Ad esempio Come il suono dei passi sulla neve di Zibba e Almalibre è uno dei nostri cavalli di battaglia: racchiude il mondo musicale del folk, poco cantato nella nostra lingua. L’arrangiamento di numerosi brani italiani rimane comunque uno dei nostri obiettivi principali”.
Come scegliete le canzoni di repertorio?
“Il nostro criterio nello scegliere le canzoni è serioso quanto i baffi del nostro bassista – dice Paolo –  ne decidiamo un paio da imparare e, la settimana seguente, quando arriviamo in sala prove, c’è sempre qualcuno che non ha preparato il pezzo.  Fra una chiacchiera e l’altra finiamo per suonare quel che più ci ispira sul momento, mettendo da parte le canzoni preparate in precedenza”.
Puntate a crescere nel mondo della musica o continuerete a considerarlo un passatempo?
“Vogliamo goderci al massimo gli aspetti divertenti di questa arte perché riteniamo che prenderla troppo sul serio comprometterebbe la nostra libertà e voglia di far musica. Ognuno di noi quotidianamente è coinvolto in molteplici impegni: c’è chi lavora, chi studia… ma, di certo, nell’arco della settimana riusciremo sempre a trovare il tempo necessario per continuare a coltivare la nostra passione più grande”.
Gloria Castellini e  Alexandra Tarus

 

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