“Siamo il macello più grande d’Italia: da qui non ce ne andiamo”

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“Nel 2014 con la gestione Italcarni qui si macellavano 7-8mila maiali alla settimana, oggi in questo stabilimento ne vengono macellati circa 23mila. Nel 2016 diventeranno 25mila. Abbiamo di fatto riportato questa struttura alla vita, confermandoci come il macello più importante di Italia. Opas ha ridato dignità a una struttura che altrimenti sarebbe stata irrimediabilmente chiusa. Un macello ha valore solo se è in attività per cui, lunga vita a Opas”. A parlare e a rassicurare gli animi è Valerio Pozzi, direttore della Cooperativa di allevatori Opas, dopo la bocciatura della proposta di concordato preventivo arrivata dal tribunale fallimentare, probabilmente imputabile alla forte situazione debitoria accumulata da Italcarni. “Io sono fortemente dispiaciuto per tutti i creditori di Italcarni ma Opas in questo ha le mani legate, non può farci niente, perché non c’entra nulla. Noi abbiamo ridato speranza ai dipendenti ma anche all’indotto, facendoci carico di una situazione pressoché morta e rimettendola in piedi: manutentori, fornitori, trasportatori… tutti hanno nuovamente a che fare con un’azienda viva e in crescita che garantisce loro lavoro”. Opas conta un centinaio di soci allevatori in Emilia Romagna, Veneto, Lombardia e Piemonte: “il macello carpigiano non solo occupa oltre 300 lavoratori ma costituisce una valvola di sfogo per numerosi allevatori che, malgrado soffrano a causa di una situazione di crisi pesante, hanno ora un macello di riferimento dove poter valorizzare la propria carne. Il nostro impegno quotidiano – prosegue Valerio Pozzi – è quello di sostenere l’intera filiera”.
Pozzi non ha dubbi: a prescindere da quel che accadrà, “Opas non mollerà”. Al contrario: “noi intendiamo mantenere i nostri impegni con rinnovata determinazione, onorando il contratto di affitto (che scade nel novembre 2017 e sul quale Opas avrà diritto di prelazione), soddisfacendo i nostri clienti, i quali continuano ad accordarci sostegno e fiducia, e macellando, se possibile, qualche maiale in più”.
La bocciatura della richiesta di concordato delinea di fatto due scenari: la liquidazione coatta amministrativa o il fallimento ma, garantisce Pozzi, “ciò non inficia l’attività di Opas”. La gestione di Italcarni è oggi in capo a Opas ma, a prescindere, da ciò che stabilirà il tribunale, “noi da qui noi non ce ne andiamo. Abbiamo un contratto di affitto che ci tutela. Lo stabilimento non chiuderà. Siamo sulla strada giusta: sinora abbiamo fatto la nostra parte, non c’è alcun motivo per preoccuparsi. Con senso di responsabilità e rispetto onoreremo gli impegni presi nei confronti dei dipendenti, del territorio e verso tutti coloro che hanno creduto in noi. Siamo la realtà più importante d’Italia: perchè dovremmo mollare?”.
Pozzi non si nasconde, “tutti avremmo preferito che proseguisse la strada del concordato preventivo, nel quale avevamo presentato un’offerta di 14 milioni di euro per rilevare il macello, ma se il tribunale opererà una scelta diversa noi ci adegueremo, incontreremo il commissario liquidatore e vedremo che intenzioni ha. Noi siamo comunque qui per restare”.
Jessica Bianchi

 

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