Carpi a lutto per la scomparsa di Alboresi

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Era sempre ironico, sagace, di buon umore e dalla battuta facile, con un rassicurante sorriso sulle labbra. Così i carpigiani ricordano Argio Alboresi, fondatore e anima della Lega Nord cittadina, deceduto improvvisamente nella sua abitazione di via del Perugino all’età di 72 anni, mentre la moglie era ricoverata in ospedale a Modena. Un uomo tutto d’un pezzo Alboresi che, nonostante l’imponenza fisica, trasmetteva bontà d’animo, generosità e altruismo. Con l’abituale cappello a larghe falde in testa, Argio, in sella alla sua bicicletta, dal 1996 trainava il carretto con le bandiere e il tavolino della Lega Nord in Piazza Martiri e non solo durante le campagne  elettorali.
Artigiano nel settore dell’abbigliamento, è sempre stato uomo di Sinistra che, come ricordava, aveva votato per il Pci ma poi, deluso dal ‘partitone’, si era rivolto alla Lega Nord di Bossi, partito che non ha mai abbandonato nemmeno nei periodi più difficili.
Entrato in Consiglio Comunale nel 2007 al posto del dimissionario Massimo Coluccini, alle successive  Amministrative del 2009, riuscì a far eleggere ben tre consiglieri comunali della Lega e di questo successo “in terra di comunisti”, come amava ripetere, andava fiero e orgoglioso. E dai banchi del Consiglio ha sempre condotto le sue battaglie politiche con schiettezza e a viso aperto per il bene di Carpi, come ha ammesso anche il sindaco Alberto Bellelli.  Per questo tutti i partiti lo hanno ricordato con parole di affetto e stima in quanto uomo e politico leale e coerente, fermo nelle sue posizioni, alieno da compromessi, punto di riferimento della Lega a Carpi come lo fu Mauro Manfredini a Modena.
Specialmente Forza Italia ne ha ricordato con favore l’appoggio alle ultime Amministrative e Roberto Benatti lo ha definito punto di riferimento sicuro nel mondo politico carpigiano.
Carpi perde con Alboresi un politico schietto e leale che faceva dell’originalità del suo comportamento e del suo linguaggio politico dentro e fuori il Consiglio Comunale, il suo maggior segno distintivo.
Cesare Pradella
 

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