Sgominata la banda delle patenti

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Da alcuni mesi, il personale del Settore Anticrimine del Commissariato di Polizia di Carpi ha collaborato con la Sezione Polizia Stradale di Trento in una complessa indagine finalizzata al superamento degli esami, in modo fraudolento, per l’ottenimento della patente di guida da parte di cittadini stranieri. 
L’organizzazione composta per lo più da cittadini pakistani, ma supportata da cittadini indiani, un marocchino, un egiziano e un cinese organizzava lo svolgimento dell’esame in modo da fornire le risposte dell’esame teorico per il rilascio della patente B.
Gli esaminandi si recavano il giorno della prova con microfoni e ricevitori occultati addosso, per lo più nascosti sotto copricapi, o dai capelli tenuti appositamente folti od, ancora, dissimulati da apparecchi acustici. All’esterno, posizionati non troppo vicino alla sede di esame, erano appostati altri appartenenti all’organizzazione addetti a fornire le risposte ascoltate in tempo reale.
Il sodalizio criminoso era organizzato nei minimi particolari per garantire tutti i passaggi necessari per la buona riuscita dell’operazione, in particolare:
i soggetti “reclutatori” dovevano individuare i potenziali clienti e indirizzarli verso i livelli superiori dell’organizzazione per concordare il prezzo dell’esame suggerito, prezzo che variava dai 2mila ai 4mila euro;  successivamente gli addetti alla verificavano le taglie  dell’abbigliamento necessaria per predisporre la telecamera da puntare sulla schermata dell’esame;  addetti al recupero dell’attrezzatura informatica necessaria ( telecamere, microfoni, ricevitori, schede telefoniche..); individuazione dei suggeritori in base alla etnia o alla lingua parlata; addetti all’accompagnamento  dell’esaminando presso la sede di esame, dove all’esterno vi era un addetto al posizionamento dell’attrezzatura prima di entrare nella sala. Il pagamento del dovuto avveniva al termine dell’esame una volta ottenuta l’abilitazione.
L’attività di indagine ha permesso non solo di appurare la struttura organizzativa del gruppo, ma di conoscerne le modalità operative: tre cittadini pakistani, uno di questi residente a Carpi da anni, erano le tre personalità di spicco che si accordavano e aiutavano vicendevolmente scambiandosi i “clienti” individuati dagli intermediari presenti nelle province interessate, in relazione alle diverse città del Nord Italia in cui  andavano a operare.
L’associazione era dotata di uomini e mezzi tali da garantire la continuità e la stabilità nel futuro delle azioni criminose programmate. La divisione dei compiti e la suddivisione dei profitti facevano da corollario all’impianto criminoso, ove ognuno aveva qualcosa da perdere qualora avesse parlato, garantendosi, così, il silenzio ed il rapporto fiduciario al punto che i partecipanti erano legati da un costante vincolo associativo stabile e durevole e non occasionale.
Le diverse etnie dei membri del gruppo rispondevano all’esigenza di soddisfare clienti diversi per i quali è difficoltoso l’approccio con la lingua italiana, pertanto gli operatori agivano da “mediatori-accompagnatori” con funzioni di interprete. Il Tribunale di Trento ha emesso provvedimenti nei confronti di 11 persone appartenenti all’organizzazione, di cui tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei cittadini pakistani individuati quali organizzatori, tra i quali,  F.S. di Carpi.

 

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