Giovani pianisti crescono

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Ha appena 17 anni, ma suona il pianoforte da quando ne aveva 6: Giacomo Preti ha debuttato nel suo primo recital da solista lo scorso 28 maggio all’Auditorium Verti di Modena e parla della sua passione per questo affascinante e complesso strumento, che lo ha portato a vincere nel 2014 il primo premio al Concorso Nazionale Città di Guastalla.
Cosa ti ha fatto avvicinare per la prima volta al pianoforte?
“Credo sia stato un istinto innato. Da bambino non facevo altro che battere le mani e tamburellare su ogni superficie, poi ho cominciato ad appassionarmi a una pianola giocattolo che mi era stata regalata, finché a 6 anni ho convinto i miei genitori a iscrivermi al Conservatorio A. Tonelli di Carpi, dove ho iniziato frequentando i corsi di Propedeutica. Il primo vero pezzo per piano me l’ha insegnato mia zia quando avevo 8 anni: uno dei 100 Studi Giornalieri di Czerny. Nel 2009 mi sono iscritto ai corsi di Pianoforte Principale, studiando con i maestri Paolo Andreoli, Matteo Costa e Tiziana Santini, e di Composizione con il maestro Antonio Giacometti presso il Conservatorio O. Vecchi di Modena. Attualmente frequento il 2° anno del III grado di Pianoforte, e il 1° anno del III grado di Composizione”.
Cosa provi quando suoni?
“Le sensazioni sono molteplici: soddisfazione quando riesco a eseguire passaggi complicati, euforia quando il pezzo è difficile e trasporto quando le note mi emozionano. Quando suono dimentico tutto il resto perché mi concentro solo sulla musica, il che è sicuramente piacevole ma a volte mi fa perdere la cognizione del tempo. Se non avessi tanti impegni durante il giorno resterei a suonare per ore e ore…”.
Cosa ti colpisce maggiormente quando ascolti per la prima volta una canzone? E cosa ti fa decidere di riprodurla al piano?
“Se si tratta di brani classici per pianoforte, mi vien da pensare subito alla difficoltà del brano: infatti se un pezzo è difficile studiarlo diventa una sfida. Mi piacciono molto i brani veloci, in cui si può “pestare” per bene la tastiera come quelli di Listz o Beethoven, che sono tra i miei autori preferiti, oppure quelli molto complessi dal punto di vista della composizione come alcuni brani di Bach. A volte però mi piace ascoltare musica leggera e cercare di riprodurla sulla tastiera a orecchio. E’ divertente e anche un buon esercizio di allenamento”.
Cosa componi?
“I corsi di Composizione sono vari e ci cimentiamo sia nella produzione di brani di musica contemporanea, studiando tecniche di autori del ‘900 o viventi, sia nell’imitazione di pezzi classici, come ad esempio la scrittura di un corale, un preludio, una sonata, un’invenzione bacchiana a due o tre voci fino alla fuga che affronteremo l’anno prossimo”.
Quali aspirazioni hai per la tua carriera musicale?
“Mi piacerebbe continuare gli studi. In Italia ci sono moltissimi pianisti eccezionali, per cui non è facile inserirsi e in Europa la competizione non è da meno. Perciò, se dovessi intraprendere davvero la carriera di pianista, penso che proverei in un Paese extraeuropeo, anche per fare un’esperienza diversa. A volte penso che mi piacerebbe tanto studiare Direzione d’Orchestra: da piccolo tutte le sere fingevo di dirigere un’orchestra sulle scale di casa mia ascoltando le Quattro Stagioni di Vivaldi, e penso che sia questo il mio sogno di sempre”.
Chiara Sorrentino
 

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