Cervelli che resistono per condividere e sapere e opportunità

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Da anni si parla dei cosiddetti cervelli in fuga, ragazzi che, pur vantando curriculum invidiabili non riescono a trovare, nel nostro Paese, chi investa sul loro talento. Questa, però, è un’altra storia. Quella di chi, dall’Italia, non soltanto non ha mai pensato di andarsene ma, al contrario, si impegna per creare le condizioni affinché il nostro torni a essere un Paese per giovani. L’idea che ha portato alla creazione della cooperativa di idee Metexis – termine greco assai caro a Platone che significa condivisione – è quella di creare ricchezza per il tessuto economico locale attraverso gli strumenti dell’economia di dono e la gratuità.
Fondata nel 2011 da un gruppo di undici ragazzi del nostro territorio, tra i 25 e i 35 anni, Metexis riunisce persone accomunate dalla passione per la scienza e dal desiderio di contribuire al benessere della propria comunità: i chimici Diego Petruzziello e Francesco Borghi, l’ingegnere meccanico Giulio Allesina, i biotecnologi Chiara Marracini e Giulio Bussadori, i fisici Elena Ferramola e Marco Reguzzioni, l’ingegnere informatico Michele Stavowy e gli ingegneri aerospaziali Davide Silvestri e Daniele Ferraresi. Pressoché tutti i fondatori hanno inoltre conseguito un dottorato nella propria Università di appartenenza, nella quale continuano un percorso professionale anche oggi, oppure lavorano presso imprese della Provincia di Modena. Presidente dell’associazione, l’avvocato Giuseppe Cigarini, specializzato in diritto industriale e con una passione per la musica che gli ha valso il diploma in pianoforte. “Il nostro scopo – spiega Cigarini – è quello di conservare, perfezionare e arricchire le idee imprenditoriali degli associati e di tutte le persone che vogliano avvalersi della nostra consulenza. L’esigenza è nata dalla constatazione di come, nella maggioranza dei casi, l’inventore sia solo. Molte idee buone, che potrebbero creare ricchezza per la nostra economia, si perdono nel nulla per i motivi più banali. Inoltre, considerata la complessità del nostro tessuto economico, spesso non si è in possesso delle informazioni e delle competenze necessarie per vagliare la propria intuizione imprenditoriale. Se il mercato si fonda sulla logica di competizione, a sorreggere Metexis sono invece le idee di mutualità e cooperazione”. Oltre alle consulenze gratuite per aiutare chi vuole sviluppare la propria visione imprenditoriale – consulenze vincolate, per statuto, alla segretezza – l’altro importante filone che Metexis porta avanti è il Progetto Bussola, ovvero l’orientamento universitario per i ragazzi delle scuole superiori. A questo proposito si è svolto, sabato scorso, presso il Liceo Manfredo Fanti di Carpi, un incontro al quale hanno partecipato circa 400 studenti. 55 i relatori che hanno illustrato loro pregi e difetti di molteplici corsi di laurea. “Molti ragazzi – prosegue Cigarini – faticano a capire quale sia la facoltà che fa per loro e, spesso, dopo aver compiuto una scelta sbagliata, decidono di cambiare percorso, sprecando tempo, denaro e opportunità. Il progetto è quindi concepito per praticare la solidarietà intergenerazionale, mettendo in comunicazione gli studenti che devono effettuare una scelta importante con coloro che, avendo già concluso il proprio ciclo formativo, si stanno inserendo nel mondo del lavoro. La nostra è una scommessa contro la fuga dei cervelli. Sperando di fare un grande complimento ai miei associati, posso assicurare che sono tutte persone in gamba, non solo perché hanno conseguito risultati professionali e accademici di altissimo livello ma, soprattutto, perché sono mossi da un’incredibile voglia di fare e di spendersi per il proprio territorio. Personalmente non ho mai desiderato abbandonare l’Italia: qui ci sono i miei amici che reputo ben più importanti di un elevato stipendio come avvocato a Londra. Inoltre, il nostro è, a dispetto di tutto, un Paese straordinario, anche se comprendo i motivi che spingono tanti ad andarsene. All’estero infatti le opportunità lavorative sono più significative, anche in termini di carriera”.
Quale consiglio si sentirebbe di fornire agli studenti che devono ancora scegliere il proprio percorso universitario?
“Inizialmente mi ero schierato a favore delle Università che consentivano un cosiddetto sbocco lavorativo. Non si può tuttavia fare a meno di pensare che, nel momento storico in cui viviamo, il lavoro è sempre più considerato come un ‘bene scarso’. E’ improprio dire che una certa facoltà o un determinato percorso oggi garantiscano di per sé la certezza di un’occupazione. Occorre inoltre riflettere sul fatto che, proprio perché tutto si muove molto velocemente, non è detto che le figure professionali che vengono richieste nel 2015 siano le stesse di cui ci sarà ancora bisogno nel 2020, quando i maturati di oggi conseguiranno la laurea. Quando nacquero, le università non avevano la funzione di insegnare un mestiere – per il quale esistevano invece le corporazioni – bensì erano centri di cultura. A mio modesto avviso l’università dovrebbe essere vista come uno spazio che arricchisce ed educa a un determinato modo di ragionare. Non è molto lontano dal vero anche chi dice che oggi il lavoro occorre ‘crearselo’. Tanti in effetti fanno proprio così e il loro lavoro a volte può sembrare lontano dalle competenze che hanno acquisito all’università. Proprio per questo motivo mi associo a ciò che disse Alberto Alesina, noto economista italiano che insegna ad Harvard, il quale consigliò ai giovani di non essere risk averse, ossia di avere il coraggio di rischiare e di avventurarsi anche in strade che possono sembrare impervie”. 
Se l’Italia tornerà a essere punto di arrivo anziché di partenza il meritò andrà, sicuramente, anche a progetti come Metexis.
Marcello Marchesini
 

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