“Pulizia e manutenzione sono fondamentali”

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C’è anche la Protezione Civile a supportare Aipo nel monitoraggio degli argini del fiume Secchia. Dopo l’alluvione che ha colpito nel gennaio scorso la Bassa e, in particolare, Bastiglia e Bomporto, provocata dal collasso dell’argine del fiume Secchia, per prevenire disastri naturali sono stati programmati interventi per il miglioramento della stabilità degli argini rispetto a fenomeni di filtrazione e per il loro rifacimento, laddove le tane di animali ne abbiano compromesso la sicurezza.  Aipo, Agenzia Interregionale per il fiume Po, è l’ente responsabile delle attività di presidio territoriale idraulico per quel che riguarda i fiumi Secchia e Panaro e il canale Naviglio ma sarà supportata nel monitoraggio degli argini, anche in situazione ordinaria, dalla Protezione Civile dei vari gruppi comunali e dai suoi volontari, in collaborazione con i coadiutori degli Ambiti territoriali di caccia. Le verifiche sul nostro territorio sono iniziate in questi giorni nel tratto di competenza “dal piletto 113 al 166 sull’argine sinistro, da Sozzigalli a Rovereto, in tutto 12 chilometri” spiega Claudio Lodi, referente della Protezione Civile di Carpi che può contare su un gruppo di un centinaio di volontari e sul supporto delle associazioni Antenna 2000, Ari e Volo ultraleggero. “Dopo che Aipo avrà provveduto a sfalciare l’erba e tagliare la vegetazione su argini e alveo, le nostre squadre  effettuaranno un attento monitoraggio per la rilevazione delle eventuali criticità, tra cui tane, filtrazioni e fontanazzi. Per esempio, quando il fiume è pieno d’acqua e aumenta la pressione, i canali sotterranei alimentati dalle sorgive trovano sfogo nei terreni sabbiosi e argillosi: si tratta di microfiltrazioni importanti da segnalare. I dati raccolti verranno elaborati dalla Regione per la stesura del piano complessivo di interventi e forniti alle imprese che verranno incaricate di effettuare i lavori. Per noi si tratta di un’importante esercitazione”. Le squadre opereranno senza percepire alcun compenso perché è previsto solo in caso di calamità. Successivamente – e laddove necessario – si procederà alla risagomatura dell’alveo del fiume al quale è necessario restituire anche profondità: nel corso del tempo il fondo del Secchia si è progressivamente innalzato e la portata del fiume è proporzionalmente diminuita.
Per individuare le eventuali tane sugli argini nelle squadre ci saranno anche rappresentanti dell’Ambito Territoriale di Caccia coi loro occhi esperti perché “il problema non è rappresentato esclusivamente dalle nutrie che costruiscono le loro tane a pelo d’acqua e quindi all’interno degli argini golenali ma sono volpi, tassi e istrici che con le loro tane costituiscono una minaccia per la sicurezza degli argini”. A stabilire che le tane scavate dagli animali selvatici “sono state determinanti” nella rottura dell’argine del Secchia che lo scorso gennaio provocò l’allagamento di migliaia di ettari di terreno, di decine di case e la morte di un uomo è anche la relazione dei tecnici, sei professori tra i più qualificati esperti di idraulica del Nord Italia, illustrata la settimana scorsa alla Commissione ambiente, territorio e Protezione Civile della Regione, al termine di un lungo periodo di accertamenti e sopralluoghi.  “Occorre rendere le aree golenali più adatte all’inserimento di queste specie allontanandole dagli argini e avvicinandole all’alveo del fiume” sostiene Lodi. Prosegue anche il dialogo con i frontisti, coloro che vivono e lavorano in prossimità del fiume: “a San Martino Secchia – dichiara Lodi – ci siamo confrontati con i residenti per capire quali siano le difficoltà delle singole famiglie in caso di evacuazione e abbiamo chiesto loro aiuto per intervenire laddove riconoscano delle criticità. Conoscono molto bene le dinamiche del fiume e ciò che può rappresentare un pericolo. A loro spetta la pulizia dei canali e delle aree golenali concesse in uso per la coltivazione”.  “E’ fondamentale – conclude Lodi – che Aipo provveda alla costante pulizia del fiume e alla manutenzione degli argini”. I 50 milioni stanziati per i lavori di messa in sicurezza dei fiumi modenesi dovrebbero bastare.
Sara Gelli
 

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