“Ho ancora paura ma voglio tornare a casa mia”

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“Ci sono momenti in cui mi sento demotivata. Demoralizzata. Queste prime giornate di sole mi hanno regalato un sorriso ma se ripenso all’inverno appena trascorso la tristezza torna”. Mirianna, fossolese, è una delle tante persone che, ancora oggi, è in attesa di sapere quando potrà rientrare nella sua casa, sulla Statale Romana Nord. “Il terremoto ha reso inagibile la porzione di casa nella quale vivevo col mio compagno e mio figlio. Parte del tetto ha ceduto a causa della violenza delle scosse e le pareti del primo piano hanno subito un distacco”. I danni ammontano a circa 50mila euro ma il via libera ai lavori di ripristino è ancora lontano. “All’inizio – ricorda Mirianna –  la macchina dei soccorsi è stata rapida. Il nostro stabile è stato visionato immediatamente dai tecnici del Comune prima e della Regione poi. Credevamo che le cose si sarebbero risolte velocemente. Poi, inspiegabilmente, tutto ha subito una battuta d’arresto. L’ingegnere al quale ci siamo rivolti ha dovuto lottare dapprima con i continui cambiamenti delle ordinanze e poi con la complessità della macchina burocratica. Il progetto è stato presentato in Comune l’ottobre scorso, ora i tecnici hanno chiesto una seconda integrazione ma le bocce sono nuovamente ferme. E’ una situazione davvero insostenibile”. Mirianna e Gianni subito dopo le scosse hanno deciso di vivere nel garage da poco ristrutturato e hanno allestito un gazebo esterno dove cucinare e mangiare: “abbiamo due gattini, Briciola e Cicia, non potevamo abbandonarli. Ci avevano proposto di andare in albergo a Palagano ma era troppo lontano e temevamo di non essere presenti in caso di sopralluoghi da parte dei tecnici. Inoltre – prosegue Mirianna – anche il mio laboratorio era inagibile, dovevamo pensare a come rimetterci in piedi anche dal punto di vista lavorativo”. Il terremoto, in pochi istanti, ha portato via alla coppia casa e lavoro ma, oggi, a due anni di distanza, Gianni e Mirianna sono ancora in piedi. Provati ma forti: “abbiamo ricominciato tutto daccapo aprendo un nuovo laboratorio di taglio. Ce l’abbiamo fatta solo con le nostre forze perché le banche non ci hanno concesso nemmeno un euro, dal momento che non avevamo più una casa come garanzia. Abbiamo perso tre mesi di lavoro: è stata dura”. La coppia vive in un garage che Gianni ha cercato di rendere il più confortevole possibile ma, ricorda Mirianna, “a causa dell’umidità, quest’inverno è stato un incubo. Pioveva sempre e nonostante le stufette elettriche, per le quali abbiamo speso cifre astronomiche di luce, mi sono trascinata per mesi la bronchite. Per fortuna ora sta arrivando il caldo e mi sembrerà di essere nuovamente in campeggio”. E’ un sorriso amaro quello di Mirianna, il cui figlio si è trasferito subito dopo il sisma a Sassuolo dalla fidanzata. “Tutti parlano dell’Aquila, dicono che là, le cose sono andate ancora peggio rispetto all’Emilia. Il tema è che anziché imparare dagli esempi negativi, questo nostro Paese non è capace di semplificare, di far tesoro degli errori. Si deve sempre ricominciare da zero. E’ assurdo ed è vergognoso che, a due anni di distanza, tanta gente sia ancora fuori casa e non abbia nemmeno idea di quando vi potrà tornare”, aggiunge Gianni. “Io ho tanta voglia di tornare nella mia casa. Ma la voglio più sicura perché ho paura. Ancor oggi di fronte a ogni minimo rumore alzo gli occhi verso il lampadario per capire cosa stia succedendo. Ci vorrà del tempo per superare il trauma”.
Jessica Bianchi
 

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