Ma chi volete prendere in giro?

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“L’attuale stato delle conoscenze e l’interpretazione di tutte le informazioni raccolte ed elaborate non permettono di escludere, ma neanche di provare, la possibilità che le azioni inerenti lo sfruttamento di idrocarburi nella concessione di Mirandola possano aver contribuito a innescare l’attività sismica del 2012 in Emilia”. E’ questa l’inquietante conclusione a cui è giunta la Commissione tecnico-scientifica (Ichese) incaricata dalla Regione Emilia Romagna di indagare circa una eventuale relazione tra le operazioni di iniezioni/estrazione e stoccaggio di fluidi e i terremoti del maggio 2012.  Un’ammissione, quella della Commissione (ndr “l’evento  principale del 20 maggio è statisticamente correlato con l’aumento dell’attività di estrazione e re-iniezione di Cavone”) che ha destato preoccupazione tra i corridoi del palazzo regionale, tanto da indurre il commissario Vasco Errani, a tenere nascosto il rapporto, per “cercare di vederci più chiaro”, avrebbe poi ammesso dopo che la notizia era trapelata.  Errani ha chiesto  “maggiori approfondimenti” e una nuova commissione è stata convocata dal Ministero dello Sviluppo economico per tracciare le linee guida per i monitoraggi sui giacimenti di idrocarburi i quali devono diventare obbligatori, trasparenti e pubblici. Intanto la Regione annuncia di aver sospeso ogni nuova attività di ricerca e coltivazione (14 quelle in corso di valutazione ambientale) mentre per quanto riguarda le trivellazioni in corso e quelle già autorizzate, Cavone compreso – lo stesso che avrebbe innescato il terremoto del 20 maggio 2012 per intenderci – nessun blocco: potranno continuare la propria attività. E se ciò rappresenta di per sè già un assurdo, le parole del consigliere regionale Giovanni Favia hanno scatenato polemiche a non finire: “l’Emilia Romagna ha stoppato tutte le nuove concessioni per estrazione di idrocarburi ma gli uffici tecnici della Regione vanno avanti lo stesso con incartamenti, procedure e istruttorie utili per la valutazione di impatto ambientale”. Come se la sospensione fosse solo una questione temporanea. A tutto ciò si sommano altre ombre: tra i componenti della seconda commissione istituita dal Ministero spiccano alcuni nomi che hanno sollevato lecite perplessità. “Fra gli esperti nominati ci sarebbe il professor Carlo Doglioni, componente della Commissione per gli Idrocarburi e le Risorse Minerarie (CIRM), nonché consulente – direttamente e indirettamente tramite convenzioni universitarie – del Gruppo Gas Plus spa. Non una società a caso, ma proprio quella a cui la nostra Regione ha concesso di mettere le mani su Cavone (Gas Plus infatti, nell’ottobre 2010, ha acquisito dal Gruppo Eni la Società Padania Energia, ossia la società che sfrutta direttamente la concessione rilasciata dal Ministero dello Sviluppo economico sul campo di Cavone)”, denunciano il Comitato No Triv e il Movimento 5 Stelle il quale ha depositato un’interrogazione parlamentare in cui domanda se tale nomina “non possa andare a detrimento dei canoni di imparzialità e oggettività che devono presidiare i componenti e l’attività tecnico – scientifica del Gruppo di lavoro ministeriale”. A tale presunto “conflitto di interessi” si somma l’amara riflessione  dell’avvocato costituzionalista Enzo di Salvatore, docente di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Teramo e co-fondatore del Coordinamento Nazionale No Triv e di Stefano Lugli, residente a Finale Emilia e impiegato presso il Comune di Concordia, secondo cui, la sospensione delle attività di ricerche e di estrazione degli idrocarburi da parte della Regione “non inciderebbero in alcun modo sui procedimenti autorizzatori concernenti gli idrocarburi: né su quelli conclusi, né su quelli in corso”. Motivo? “Nel momento in cui lo Stato richiederà alla Regione di rilasciare l’intesa, a nulla servirà aver disposto una sospensione della decisione della competenza regionale, in quanto l’omissione al rilascio del concreto atto di assenso e il dissenso stesso, alla luce del quadro normativo vigente, non impedirebbero comunque allo Stato di assumere in solitudine le proprie determinazioni sui titoli minerari”. Ergo: se lo Stato batte il pugno sul tavolo, la Regione ha le mani legate. Dopo il tentativo, alquanto maldestro, di insabbiare il rapporto Ichese, la Regione scivola così sull’ennesima buccia di banana. Ci rideremmo su, se l’oggetto del contendere non fosse la sicurezza della nostra terra e di tutti noi.
Jessica Bianchi

 

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