La vittoria della tranquillità

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Il Carpi riconquista le ultime certezze che aveva perso nella lunga crisi. Torna ad aggiungere il coraggio all’umiltà, la qualità all’ordine, la velocità al carattere. Vince così, per superiorità tattica ed atletica, la partita chiave. Gestendola perfettamente dall’inizio alla fine. Pugnala alle spalle il Pescara spingendolo a commettere l’errore più grave, ammassarsi in avanti. Forse sono i tre punti decisivi, certamente è un bel tuffo nel mare della tranquillità. E’ probabile che serva un altro risultato per la sicurezza. Ma adesso si può studiare la volata da tutt’altra prospettiva d’osservazione. In ogni caso, il travaglio non è concluso perché le tegole continuano a cadere.
MEMU KO – La diagnosi del ginocchio di Memushaj è spietata: rottura del legamento crociato, operazione immediata, stagione finita. Un disastro incalcolabile. Tecnico, perché davvero riduce il centrocampo all’osso. Economico, perché inevitabilmente condizionerà le strategie del prossimo mercato. E in primo luogo umano, perché toglie dalla scena un ragazzo straordinario, che è il cuore del Carpi ed è nel cuore di chi ha il Carpi nel cuore. Perdiamo moltissimo, almeno quanto ci perde lui. Uno dei migliori tuttocampisti della B, sul picco della parabola. Proprio nel momento in cui Gianni De Biasi stava progettando di farne il centro-motore della Nazionale albanese. Guxim, Memu. In bocca al lupo.
MISTER – Cosmi è stato saccheggiato di rimessa. Lo temeva, ma non è riuscito a evitarlo. Perchè Pillon è stato molto furbo a modificare continuamente, di qualche metro alla volta, le posizioni di Porcari e Lollo per sbriciolare le combinazioni Brugman-Politano-Ragusa sulla trequarti. Soprattutto Lollo ha trasformato tanto gioco pur mostrandosi pochissimo: la schiena e il ginocchio gli hanno concesso un po’ di tregua. La conoscenza di Pillon sta venendo fuori. E’ sinceramente sorprendente la normalità con cui ha ripreso il controllo delle cose. Non cattura gli occhi, ma sì l’intelletto. E’ un agonista viscerale, vive la partita, quasi ne gioca una privata dentro l’area tecnica, non sta fermo un attimo. Ciononostante sa anche essere molto cerebrale. Divide gli esteti dai pratici, come del resto molti allenatori chiamati in corsa per ricomporre un gruppo e una missione. Non sta proponendo nulla di spregiudicato, ma equilibri di calcio intelligenti. Correzioni successive e piccole trasgressioni essenziali. Gli va comunque dato atto di aver messo un’impronta personale sul cammino della squadra. Ha verticalizzato lo schema di Vecchi abbassandolo al limite dell’area. Ha fatto sparire passaggi fitti e triangoli laterali, e ha intensificato i tagli e i rientri degli esterni alti. Quando difendono, retrocedono fino a diventare il quinto e il sesto difensore. Quando attaccano, sono le due uniche punte. Concas converge senza palla, Di Gaudio la porta accelerando se ha un uomo da saltare davanti a sé. Esprimono cioè esattamente le loro caratteristiche, non fanno niente più di quanto non si sia già visto in questi anni. Solo che adesso sono funzionalizzati al massimo delle possibilità perché hanno a disposizione Sgrigna da falso nueve. E’ questa la firma autentica di Pillon, l’invenzione che dà originalità e credibilità al suo lavoro. Andando indietro con la memoria, ci si rende conto che anche Cani, Mbakogu, e prim’ancora Della Rocca giocavano nello stesso modo. Dando un’interpretazione decisamente più profonda e più vigorosa, ma anche più classica e meno qualitativa.
LEADER – Sgrigna non sposta il marcatore, tiene nascosto il piano. Non va in porta, accorcia la strada ai compagni attraendo le difese. Lo svantaggio è che la sua diversità diventa invisibile laddove non c’è profondità, cioè contro avversari che rinunciano a palleggiare e ad avanzare. Il vantaggio è invece contro chi si espone: quando viene contrattaccato non ha riferimenti, non può più prevedere da che parte entrerà il Carpi. In generale, comunque, la conquista è aver ricollocato senza controindicazioni il giocatore più tecnico di una rosa poco tecnica. Ora ha un ruolo centrale, definito e riconosciuto dalla squadra. Può fare il regista senza dover rincorrere qualcuno. Ha piena facoltà di stabilire quando e dove costruire l’ultimo passaggio. In questo contesto, se si spoglia della sua indole triviale, asciuga arabeschi e ghirigori, e si mette a giocare a pochi tocchi, sa essere leader fino in fondo.
CAMPIONATO – Altrove, il campionato va a sentenze. Il Palermo compromette il Novara mentre fa festa. E adesso punta al record assoluto di punti in cadetteria (85). L’Empoli scava il solco tra sé e il gruppo. Venerdì sera avrà il Crotone: è praticamente un match-point per ipotecare il secondo posto. Il Modena irrompe nei playoff con la completezza fisica di Babacar-Granoche e spinge fuori il Siena, sfinito dall’austerity. Rientra anche lo Spezia, grazie al più giovane dei suoi top-player: Bellomo. In coda, la Reggina è spacciata, il Padova quasi. Il Cittadella invece compie anche l’ultimo tratto di rimonta sbranando il Varese. Mister Sottili è nei guai, non ha più margini. Sabato all’Ossola sarà un rendez-vouz molto critico.
Enrico Gualtieri
 

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