La meglio gioventù si è data appuntamento in Norvegia

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Sono dieci e rappresentano l’essenza dell’Istituto Tecnico Leonardo da Vinci di Carpi: giovani motivati, curiosi, disposti a mettersi in gioco e ben educati.
Francesco Andreoli, Francesco Bellei, Davide Malvezzi, Vittorio Spattini, Marco Murgotti, Riccardo Gasparini, Lorenzo Vignoli, Gabriele Magrì, Chiara Rossi e Francesco Ballestrazzi, studenti di terza e quarta, si sono guadagnati un viaggio in Norvegia. Una settimana intensissima per vivere un progetto europeo, finanziato interamente dalla scuola superiore norvegese di Skarnes, insieme ad altre quattro delegazioni di compagni provenienti da Olanda, Polonia, Romania e Inghilterra. Un onore e un privilegio che ha letteralmente entusiasmato i ragazzi, accompagnati in questa bella avventura nordica dalle due docenti di inglese, Fabrizia Soprani ed Elisabetta Ferretti.
“Il 5 febbraio, dopo dodici ore di viaggio – raccontano gli studenti del Vinci – siamo giunti a destinazione. Ogni delegazione si è presentata, spiegando alle altre le tre parole scelte per incarnare il senso e lo spirito dell’esperienza che ci apprestavamo a vivere”. Amicizia, condivisione e felicità hanno guidato ogni azione dei ragazzi, nonostante l’impatto iniziale: “i primi momenti – sorridono i dieci – sono stati duri. Dire addio all’italiano ed esprimersi sempre in inglese ci ha messi alla prova ma, dopo un paio di giorni di rodaggio, abbiamo iniziato anche a pensare in inglese e tutto è diventato più facile e naturale”.
I ragazzi, ospitati in famiglia, hanno avuto anche la possibilità di assaporare, seppure per poco, la vita quotidiana dei norvegesi: “sono persone davvero straordinarie. Disponibili e accoglienti, ci hanno fatti sentire a casa e ci hanno sostenuti ma senza starci troppo addosso”.  Il programma della settimana, il cui tema era Moments, è stato organizzato nei minimi dettagli dalla scuola superiore di Skarnes legata da un rapporto di profonda stima al Vinci, col quale collabora dal 2005.
“La scuola di Skarnes, e quella norvegese in generale, è profondamente diversa da quella italiana. L’istituto è estremamente attrezzato, all’avanguardia e pulitissimo. Pensa – raccontano i ragazzi – che a scuola è possibile persino camminare scalzi… Le lezioni iniziano alle nove del mattino ma i ragazzi, già alle otto, si ritrovano nella mensa scolastica per fare colazione insieme. Inoltre, alla fine di ogni lezione, della durata di 45 minuti, sono sempre previsti dieci minuti di pausa per non affaticare troppo gli studenti”.
Il programma della settimana è stato denso di attività dal profondo valore educativo: “abbiamo sempre lavorato divisi in gruppi, fianco a fianco, con gli altri ragazzi europei. Un’esperienza bellissima che ci ha permesso di confrontarci con altri metodi didattici, di mettere in pratica sul campo le nostre conoscenze linguistiche e, allo stesso tempo, di fare nuove amicizie. E’ stato bello”. A parte il caffè, “vera e propria acqua sporca” e i fallimentari tentativi di offrire ai ragazzi piatti italiani, la settimana è volata in un lampo ed è stata perfetta e insolita. “Ci siamo dedicati ad attività di Ice breakers presso la Fabbrica Herbergasen, abbiamo creato sculture di ghiaccio, giocato ad hockey, visitato il Museo dello sci e partecipato all’Innovation Camp, ovvero 24 ore no stop all’insegna della creatività. Ogni gruppo doveva rappresentare, attraverso una scultura o un murales, il valore dello scambio internazionale e i momenti preziosi che nascono dall’incontro tra culture diverse”.
“I nostri ragazzi – ha aggiunto la professoressa Ferretti – hanno rappresentato al meglio, il meglio del Vinci, dimostrando maturità, creatività e impegno. Tutti hanno davvero dato il massimo. E – sorride la prof – il gruppo è stato davvero galante con noi insegnanti e con Chiara (ndr unica ragazza tra i dieci): non abbiamo mai sollevato una valigia”.
Il 12 febbraio i nostri hanno poi fatto ritorno a casa con in tasca tante storie da raccontare. Ragazzi –  chiedo loro – dopo questa esperienza vi piacerebbe, una volta diplomati, tornare all’estero? La risposta arriva pressoché all’unisono: “certo, per trovare lavoro”. Poche parole che ben descrivono la fotografia di una realtà, la nostra, sempre più povera di opportunità per i più giovani. Una meglio gioventù, sempre più defraudata, del diritto di dare forma ai propri sogni.
Jessica Bianchi

 

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