Un cambio di passo obbligato per continuare a sopravvivere

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 “Carpi fashion system rappresenta prima di tutto un’unità di intenti – spiega l’assessore alle Attività Produttive, Simone Morelli – un progetto che vede pubblico e privato insieme per sostenere il distretto tessile”. Iniziativa promossa dalle associazioni imprenditoriali del territorio in collaborazione con il Comune di Carpi, Carpi fashion system oltre a contare su un contributo di 1 milione di euro (in tre anni) della Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi, “ha avuto accesso a risorse messe a disposizione da bandi provinciali, regionali e di altri enti, incrementando così il suo potere di intervento”, prosegue Morelli. Alla soglia del suo terzo anno di attività si riconfermano i tre ambiti di intervento principali: promozione internazionale, internazionalizzazione e formazione. “L’estero oggi non è più una possibilità, bensì un’esigenza con la quale l’impresa deve confrontarsi quotidianamente. L’Unione Europea assorbe il 40% delle nostre esportazioni, ma occorre investire per conquistare mercati dove la crescita è maggiore, come in Russia e a Hong Kong”, ha sottolineato Davide Ansaloni, responsabile area internazionalizzazione di Confindustria. Per “aggredire” nuovi mercati, Carpi fashion system ha favorito la partecipazione di “60 imprese del comparto moda locali a “fiere nazionali e internazionali. Sono state effettuate missioni esplorative a Barcellona e in Cina, è stato sostenuto un progetto di internazionalizzazione con gli Stati Uniti tramite  l’attivazione di collaborazioni con agenti commerciali, con l’obiettivo di sviluppare il mercato e creare una consolidata rete di vendita, a cui hanno aderito cinque imprese”. Nel 2014, continua Ansaloni, “tra le fiere internazionali che proporremo alle imprese, abbiamo aggiunto Central Asia Fashion ad Almaty in Kazakistan. Un’ottima opportunità per entrare in contatto con i mercati russi e cinesi. Vi sarà inoltre, per le imprese aderenti,  la possibilità di  fruire di spazi e corner in show rooms a Mosca, per presentare le proprie collezioni”. Fondamentale anche il ruolo di una formazione  “specifica e tarata sui bisogni del nostro territorio”, ha aggiunto il presidente di Lapam Confartigianato Moda, Federico Poletti, “soprattutto in un momento delicato come quello attuale”. 360 i partecipanti alle iniziative e circa 4.700 le ore di formazione erogate nel biennio: “i corsi hanno riguardato i temi legati a tendenze e mercati, i nuovi modelli di business, la lingua inglese settoriale, l’identità e gestione  del marchio e il web marketing; è inoltre stata consolidata l’offerta di corsi tecnici sui temi della Modellistica sia tradizionale che Cad e alcuni corsi  rivolti a  giovani in cerca di occupazione. Quest’anno sono in programma  anche corsi brevi rivolti a imprenditori sui temi della lean production, delle tendenze e dei mercati, della ricerca & sviluppo e progettazione del prodotto moda”. Sul fronte della promozione poi, si intensificheranno gli sforzi, ha spiegato Roberto Bonasi, responsabile Cna Federmoda Modena: “crediamo nel lavoro di squadra e il comparto moda sarà promosso in un’ottica più ampia. Territoriale. Sono pianificate attività di incoming rivolte a buyers esteri e una serie di tour organizzati che, dalla riviera romagnola,  saranno accompagnati da pullman privati settimanali negli outlet carpigiani per sessioni di shopping e per scoprire la città di Carpi. Sono in corso di realizzazione anche materiali capaci di  promuovere  il distretto di Carpi: opuscoli, video e un sito web  rinnovato –  tradotti in russo e in inglese – accompagneranno le  diverse iniziative”. 

Ad aderire a Carpi fashion system sono le piccole e medie imprese del nostro territorio. Ditte di confezione con 4/10 dipendenti che stanno rinnovando la propria immagine: smessi i panni di contoterzisti, si sono lanciate nella produzione di proprie linee e puntano all’internazionalizzazione. Un percorso, quello verso i mercati esteri, complesso, che necessita di un accompagnamento. Di una rete di sostegno: “stiamo assistendo a un salto culturale fondamentale”, ha concluso Poletti. “Da esperienza positiva ora il progetto deve cambiare passo: le aziende devono potersi riconoscere in questo nuovo marchio, unirsi e fare sistema”, ha aggiunto Enrico Bonasi, segretario della Fondazione Crc. Un cambio di passo obbligato per continuare a sopravvivere. 

Jessica Bianchi

 

 

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