La crisi morde l’anima

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Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la depressione diventerà nel 2030 la malattia cronica più frequente. Un disturbo che oggi tocca molti giovani che stentano a trovare un’occupazione, ma anche i cinquantenni che rischiano di uscire dal ciclo produttivo per sempre. Tutti hanno la netta sensazione che tra gli effetti collaterali della crisi economica ci sia anche un aumento significativo di varie forme di disagio psicologico, riconducibili prima di tutto alla maggiore incertezza rispetto al futuro. “Non c’è alcun dubbio che la crisi economica in molte persone causa un aumento dello stress, rispetto al quale l’individuo deve porre in essere delle azioni d’adattamento. Naturalmente questo adattamento in molte situazioni avviene in modo fisiologico, ma può anche accadere che si trasformi in una reazione di tipo ansioso o depressivo. Recenti studi internazionali evidenziano come la profonda crisi finanziaria abbia determinato un rilevante aumento dei casi di depressione e dei tentativi di suicidio, con un’incidenza maggiore nella popolazione meno abbiente e culturalmente meno preparata”, spiega Fabrizio Starace, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda Usl di Modena. Il risultato? Dal 2007, anno d’inizio della crisi, al 2012 il numero di persone che in tutta la provincia si sono rivolte ai servizi del Dipartimento di Salute Mentale è aumentato di circa il 20%. Tradotto: il 2% della popolazione adulta (con più di 18 anni) residente in provincia soffre di disturbi psichiatrici e, probabilmente, non è che la punta dell’iceberg. Nella nostra città, ad esempio, sono circa 1.500 i pazienti in carico al Csm. L’aumento più marcato si è registrato nella categoria delle nevrosi, nell’ambito delle quali rientrano sia le nevrosi d’ansia che quelle depressive, vale a dire quelle reazioni più spesso riconducibili a eventi negativi o stressanti esterni (a Carpi nel 2012 sono state 204 le persone al primo contatto col Centro di Salute Mentale con una diagnosi di nevrosi e rappresentano il 41,4% del totale). I distretti di Carpi e Sassuolo paiono poi aver pagato il prezzo più duro della crisi come si evince da un altro dato: una persona al primo contatto su quattro riceve una diagnosi di non pertinenza psichiatrica (a Carpi sono 148 nel 2012). “A tale categoria – ci spiega il dottor Rubes Bonatti, responsabile del Csm di Carpi – sono ascrivibili quelle persone che non presentano disturbi mentali ma per le quali si sono rese necessarie osservazioni ed esami psichiatrici. Spesso sono soggetti, inviati qui dai medici di base, i quali vivono situazioni di forte disagio socio-economico”. Il fatto che Carpi e Sassuolo, storicamente importanti bacini industriali, presentino il tasso più alto in Provincia di persone in difficoltà la dice lunga su quanto la crisi non solo intacchi le tasche ma leda anche il senso di identità e, più in generale, l’animo umano. E alla crisi, come ricorda Bonatti, nel nostro territorio un altro fattore di forte stress ha comportato un aumento di richieste di aiuto: “subito dopo il sisma, nei mesi estivi, abbiamo assistito a un decremento verticale della nostra attività. Non solo eravamo sotto le tende ma, come recita l’adagio: Quando c’è la guerra non esistono malattie mentali. Di fronte a catastrofi naturali, guerre o situazioni di fortissimo stress i problemi psichiatrici paiono migliorare per poi ripresentarsi qualche mese più tardi. Accanto alle ricadute però si sono presentati da noi anche nuovi casi: inizialmente avevamo a che fare con persone che soffrivano di ansia o di stress post traumatico ora invece assistiamo a un incremento di disturbi depressivi legati alla perdita della casa, del lavoro… e a tutti i cambiamenti che il sisma ha comportato”.
Jessica Bianchi

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