Filosofia a domicilio

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A Festival Filosofia finito è sempre tempo di bilanci. Dato che durante le tre giornate di metà settembre si parla com’è ovvio anche di sociologia, non è peregrino sottoporre all’attenzione collettiva l’enigma sociologico che ogni anno ci si ripresenta in maniera sempre più estesa, con un aumento direttamente proporzionale all’aumentare del pubblico della straordinaria manifestazione: ovvero quello che ha a che fare con l’enorme, abnorme sproporzione tra la quantità di pubblico che assiste alle varie lezioni magistrali – migliaia, migliaia e ancora migliaia di persone – e i dati sulle vendite di libri nel nostro Paese, che indicano in maniera inequivocabile come i lettori – dove con questo termine si indica chi abbia letto almeno un libro all’anno – siano pochini, meno della metà della popolazione. E anche i pochi che leggono, leggono poco: tra i lettori – quindi già un insieme ristretto – il 46% ha letto al massimo tre libri in 12 mesi, mentre i “lettori forti”, quelli da 12 o più libri all’anno, sono soltanto il 14,5% del totale. Se parliamo poi di testi di filosofia o scienze umane in generale, sembra di stare in una città – o  una libreria – fantasma.
Dopo lungo meditare, probabilmente stimolato da qualcuno degli esimi ospiti del Festival, ho finalmente compreso come si tratti in realtà di un gigantesco equivoco, di un sesquipedale fraintendimento: i filosofi che ogni anno c fanno riflettere, emozionare, discutere, arrabbiare anche; i relatori che applaudiamo fino a spellarci – giustamente – le mani, che ascoltiamo rapiti, sorpresi, assorti e sconcertati, non dobbiamo aspettare un anno per incontrarli di nuovo!
Possiamo al contrario portarli con noi in ogni momento: sul bus, in pausa pranzo, sul divano, prima e dopo cena, addirittura a letto e, massimo dell’intimità, persino in bagno. Sono infatti, i filosofi e pensatori che si avvicendano sui palchi del Festival, autori di svariati, più o meno ponderosi saggi, raccolte di articoli, libri-intervista, pamphlet disponibili in ogni libreria degna di questo nome. Se poi nell’età della tecnica uscire a far due passi comportasse un sacrificio troppo gravoso, è persino possibile ordinare detti tomi on-line, facendoseli recapitare davanti casa. 
In ogni caso scopriremo che spesso le pagine da loro vergate ci permetteranno di chiarire, approfondire e comprendere meglio i concetti che gli stessi abbozzano nell’oretta di conferenza che tengono ogni anno.
Perché diciamocelo: che sia liquida, tarda, ‘post’ o ‘sur’, certo è che la modernità è assai complessa. E che tra metafisica, nichilismo, illuminismo, romanticismo, esistenzialismo, epistemologia, ermeneutica, maieutica, ontologia, sia sin troppo facile smarrire la strada se non si fa parte di un pubblico avvezzo a tali lessici. Dunque una ragione in più per approfondire i grandi temi accennati al Festival, per provare a comprenderli un pochino meglio.
C’è la crisi e i manuali di filosofia sono tutt’altro che economici? Niente paura, ogni città, grande o piccola, possiede quelle misteriose istituzioni chiamate biblioteche, dove i libri è possibile prenderli in prestito e leggerli, addirittura gratuitamente!
E l’obiezione del poco tempo disponibile proprio non regge: è sufficiente rinunciare ad un’ora a settimana di stordimento televisivo. E se vi dicessi che non guardo neppure un’ora di TV a settimana fareste bene a non credermi, quindi perdonatemi se non lo farò neppure io.
Il risultato finale è assicurato: ossigenazione delle cellule cerebrali meglio di una dieta a base di pesce o un mese di mare.
Allora perché aspettare 362 giorni quando il Festival Filosofia possiamo averlo tutto l’anno direttamente a casa vostra?
Eureka!
Marcello Marchesini

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