“Questo terremoto ha sgretolato la nostra famiglia”

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“Questo maledetto terremoto ha sgretolato non solo le nostre vite, ma anche la nostra famiglia, perché ora ognuno di noi si trova in un posto diverso: io in un camper, mio figlio Alex in una roulotte, gli altri due miei figli a casa di amici”. Aurelia Salis, 51 anni, la mattina del 29 maggio si è chiusa la porta di casa alle spalle per andare al lavoro e l’ha riaperta solo per fare la conta dei danni e per recuperare un po’ delle sue cose, scortata dai Vigili del Fuoco. In quella casa di via Don Minzoni, a Novi, Aurelia abitava con i suoi figli. “Il mio terrore più grande era pensare ai miei figli che avevo lasciato a casa e non riuscivo a chiamare, i telefoni non andavano. Il primo contatto che ho avuto con loro è stato grazie a mio fratello che si trovava in Sardegna. Lui riusciva a telefonare sia a me che a loro e così ha fatto da tramite e mi ha detto che stavano bene”. E poi ha avuto inizio il calvario. Da Correggio dove lavora nel suo negozio, Aurelia è riuscita ad arrivare a Novi solo verso mezzogiorno. Alex e i suoi amici si erano già coordinati con la Protezione Civile e avevano attivato il centro di raccolta nelle aree verdi del paese, in particolare nel campo sportivo dove poi è stata allestita la tendopoli. Ed è lì che è rimasta, a dormire, in auto, con il suo fidanzato, per più di una settimana. Non li sfiorava nemmeno l’idea di tornare in casa. “La prima cosa che mi hanno detto i miei figli è stata: stavolta l’abbiamo persa la nostra casa. Dalla strada infatti avevano visto che, oltre alle crepe nelle pareti, la nostra abitazione aveva anche un buco nel tetto. Un disastro. I sopralluoghi successivi però, i tecnici hanno stabilito che si poteva riparare e non era da abbattere. Ora stiamo espletando le numerose pratiche burocratiche necessarie per avviare i lavori”. Proprio le verifiche dei danni si sono trasformate in un dramma nel dramma. “I primi a venire sono stati i Vigili del Fuoco che hanno appunto rilevato crepe su tutti i muri, un buco nel tetto, l’abbassamento del pavimento e lesioni nel garage. Poi però i tecnici regionali, che avevano l’obbligo di redigere un elenco dettagliato, attraverso la compilazione della cosiddetta scheda Aedes, non hanno contemplato tutti i danni rilevati in precedenza. In pratica la relazione ufficiale non corrispondeva alla situazione reale della mia casa, con tutte le conseguenze che ne derivavano. E di casi come il mio ce ne sono stati tanti a Novi. Per questo il sindaco ha disposto che i privati potessero rivolgersi direttamente a studi tecnici. Per quanto mi riguarda ciò non ha impedito che si verificasse comunque un grosso problema: nella prima relazione stilata dal mio tecnico erano compresi anche i danni al garage che però erano stati del tutto tralasciati nella scheda Aedes. A quel punto le strade erano due o si ripartiva daccapo richiamando i tecnici della Regione per un nuovo sopralluogo o si eliminava il garage dalla relazione. Ovviamente, per evitare un ulteriore allungamento dei tempi, ho optato per la seconda soluzione, rinunciando di fatto a un contributo che mi spettava”. Ora Aurelia è in attesa di una risposta dal Comune: se arriverà il via, partiranno i lavori. A più di un anno dal terremoto Aurelia dorme ancora nel cortile di casa, in un camper che le è stato regalato da una famiglia di Sondrio emigrata in Svizzera, dopo un appello lanciato su Facebook, mentre la roulotte di Alex è stata donata dalla Protezione Civile di Iesolo. “Vivere così è davvero difficile: ora si raggiungono i 45 gradi mentre quest’inverno arrivavo a casa dal lavoro e trovavo l’acqua delle bottiglie ghiacciata”. Anche nel suo caso il vero aiuto è arrivato dalle persone comuni, la solidarietà è stata la forza che le ha permesso di rialzarsi. “Mio figlio Alex con il suo gruppo di amici (I Contromano) è stato impegnato per due mesi con la Protezione Civile al Campo Angelina.  Ci si è dati una mano reciprocamente e la gente si è unita in un abbraccio straordinario”.
Federica Boccaletti

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