Rovereto ce la farà

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“Rovereto ce la farà perché c’è troppa spinta: la gente non si è arresa e, grazie all’impulso della Onlus Tutti insieme a Rovereto e S. Antonio, il paese rinascerà”: a parlare sono Davide Mantovani e la moglie Antonella. A distanza di un anno hanno ritrovato la serenità e hanno “voglia e fretta di tornare a casa”. Vivono in affitto in un appartamento a Carpi ma mantengono costanti legami con Rovereto dove il figlio, Filippo, frequenta l’ultimo anno di scuola materna e si prepara all’ingresso alle scuole elementari a settembre. “L’abbiamo già iscritto a Rovereto insieme ai suoi amici” perché l’intenzione di tutti è quella, prima o poi, di rientrare. In paese c’è grande fermento: grazie all’intraprendenza di Maurizio Bacchelli e Venanzio Malavolta, fautori, insieme ai roveretani, di Tutti insieme a Rovereto e S. Antonio, a cui anche Davide Mantovani si è iscritto fin da subito, tutta la comunità ha lavorato per risorgere dalle macerie e ripartire con progetti importanti. La strada principale è stata finalmente riaperta, una chiesa prefabbricata a poca distanza da quella crollata ospita ogni domenica i fedeli, gli alunni frequentano regolarmente le lezioni nei container con le lavagne interattive multimediali, il supermercato ha riaperto così come gli esercizi commerciali, che si sono trasferiti nelle casette di legno. Domenica 29 giugno, poi verrà inaugurato il Centro Servizi Polivalente che ospiterà gli ambulatori medici con attrezzature all’avanguardia e un ufficio comunale. “Grazie alla disponibilità dei comuni trentini della Val di Non, manodopera specializzata ha lavorato per la costruzione di questa palazzina in muratura. Gli operai trentini hanno vissuto in questi mesi a Rovereto ospitati dalle famiglie roveretane, che hanno messo a disposizione le loro case e hanno preparato loro i pasti”. Per la palestra è stata messa a disposizione del paese una tensostruttura, ma qui si sogna in grande e si pensa già a un palazzetto dello sport. “La vita ricomincia nel momento in cui la gente torna – ammette Davide – ma chi ha perso contemporaneamente il lavoro e la casa se n’è andato e non tornerà”. Come i loro amici che si sono trasferiti, con il figlio, a Rimini per aprire un forno e cominciare una nuova vita. “I problemi – spiega Davide – sono legati alla burocrazia che non sempre agevola il lavoro di ricostruzione”. La casa di Davide e Antonella è stata classificata E3, con danno grave. “Si tratta di una porzione di bifamiliare costruita nel 2000 e, sviluppandosi in verticale, ha riportato gravi danni al piano terra che si è schiacciato, oscillando. La nostra porta d’ingresso – ricorda Antonella – non si è più chiusa, la porta d’ingresso dei nostri vicini non si è più aperta e la signora è rimasta intrappolata dentro”. “Noi non vediamo l’ora di partire coi lavori” afferma Davide, “ma, in considerazione dell’entità dell’intervento, vorremmo avere la certezza dei contributi”.
I Mantovani sono solo all’inizio di quella che sarà, così come per tutti, una vera e propria epopea: per ottenere un appuntamento dovranno mettersi in fila, le carte dovranno essere presentate più volte prima di ottenere l’ok, gli uffici comunali predisposti sono oberati di lavoro per cui rallentano ulteriormente l’iter di approvazione del Mude.
Davide e Antonella non sono demoralizzati da tutto ciò e condividono gioie e dolori coi roveretani e con le comunità del cratere in cui sostano per il mercato settimanale: “nonostante la paura, i problemi e le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare – raccontano – non abbiamo mai smesso di lavorare perché, chi come noi non poteva più rientrare a casa, veniva al mercato per comprare mutande e vestiti. A Reggiolo è venuto a ringraziarci il vicesindaco perché non c’erano più negozi aperti in centro storico. A Cavezzo non ci hanno mai spostato dalla sede del mercato del mercoledì e abbiamo continuato a lavorare anche mentre gli operai demolivano. Vogliamo anche ringraziare il Comune di Novi per la riduzione della Cosap e tutti coloro che ci sono stati vicino; il loro apporto è stato fondamentale”.
Sara Gelli

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