Gli ottimisti e i pessimisti…

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Gli ottimisti e i pessimisti. La differenza è nel temperamento di chi, da un anno, ha avuto la vita stravolta dalla terra che per lunghi istanti ha ondeggiato con violenza portando con sè vite, case, cose. Dodici mesi dopo. Entrambi, ottimisti e pessimisti, si commuovono spesso; più di quanto avrebbero mai immaginato. Qualcuno con la casa ha perso anche tutto quello che quelle mura racchiudevano e sono le fotografie a mancare di più; non quadri, contanti o gioielli, non  frigoriferi, abiti e tv al Led, ma quelle foto in cui il figlio faceva il primo bagno al mare, quelle in cui rideva, sereno e sdentato, davanti alla lavagna. Le immagini di una vacanza, di un amore, di un passato che fissava in qualche scatto i migliori ricordi. Gli ottimisti e i pessimisti hanno aspettato, pazienti. Nei primi giorni, arrangiandosi con tende e accampamenti di fortuna, contando sui volontari che spontaneamente andavano a vedere cosa succedesse e a portare beni di conforto, pensando di non ringraziarli mai abbastanza per quanto stavano facendo. Poi i campi allestiti dalla Protezione Civile con le sue regole, i bagni e le docce davanti ai quali mettersi in fila, le grandi tende dove dormire anche con persone di cui prima si ignorava l’esistenza, le cucine dove servivano i pasti, le difficoltà a conciliare le abitudini e gli usi degli italiani con quelli degli stranieri. Gli ottimisti contavano sul veloce superamento di quei campi: “Ci sono case sfitte per tutti, niente new town, non serviranno moduli abitativi”, rassicurava la Regione. I pessimisti scuotevano la testa e iniziavano a muoversi per trovare soluzioni alternative. Nei giardini iniziavano ad arrivare bilici a scaricare moduli abitativi acquistati o noleggiati dai terremotati, a proprie spese. Camper e roulotte diventano oggetti del desiderio, si acquistano in qualsiasi condizione provenienti da ogni luogo d’Italia. Qualche migliaio di euro per tornare a un po’ di autonomia, ma vicini a quella casa che da nido si era trasformata, in una manciata di secondi, in luogo pericoloso, ostile, minaccioso. Le donazioni private fanno la parte del leone in tutti gli ambiti, la generosità si manifesta dall’Italia intera. I politici minimizzano, i terremotati tengono botta. Crescono i disagi, la tensione, la rabbia, lo sfinimento. La speranza resiste. II nuovo vocabolario da imparare. Fruibile, agibile, inagibile. Classe A, B, C, D, E; ma le E non sono tutte uguali. Si possono iniziare i lavori? Sì. No. Fermi. Parole nuove. White List. Burocrazia. Perizie. Compilazione del Mude, ancora burocrazia. Ritardi. Ordinanze nuove sostituiscono altre ordinanze. Autunno inoltrato, smontano i campi della Protezione Civile; le case sfitte per tutti, alla fine, non c’erano,  i pessimisti non sbagliavano. I politici minimizzano, i terremotati tengono botta. Le scuole aprono in ritardo, prima tende e garage, poi finalmente container e prefabbricati, i ragazzi possono tornare in classe, un rigurgito di normalità. La Regione prenota tardivamente i moduli abitativi, urbanizza le aree per le new town, serve tempo; le temperature ormai sfiorano lo zero. Il 17 dicembre si pagano le tasse, sei mesi di proroga e nulla di più. Quelli che si sono arrangiati, mettono le stufe nei loro container e camper; gli altri finiscono in hotel anche lontani da casa fino all’arrivo dei moduli, pronti solo dopo la prima neve. Tanti affittano a loro spese appartamenti in altri Comuni. Gli imprenditori mettono di tasca propria il necessario per la ripresa delle attività, milioni di euro; le banche, in assenza di garanzie, non possono aiutare e il tempo passa; in soccorso, solo le assicurazioni private. Negozi chiusi decidono di non riaprire, altri a proprie spese fanno arrivare casette temporanee dove trasferire l’attività. A proprie spese. Alcune grandi aziende organizzano pullman per portare i lavoratori in sedi distanti e li accompagnano avanti e indietro ogni mattina; i dipendenti si alzano all’alba e tornano a tarda sera senza battere ciglio :”Noi siamo fortunati, possiamo ancora lavorare”. Intanto, sempre un po’ in ritardo, i soldi del Cas, altra parola nuova. Contributo di Autonoma Sistemazione per chi, senza casa, ha dovuto trovarsi un alloggio a proprie spese. Ci sono stati errori nell’erogazione e oggi a decine di terremotati si stanno chiedendo soldi indietro, con tante scuse. Sono arrivate in questi giorni anche le sanzioni e gli interessi per chi ha pagato l’Irap rispettando la proroga, a dicembre anziché ad agosto. Un altro errore, chiaro, ma, l’Agenzia delle Entrate “sta valutando” e qualcuno ha già pagato. Gli ottimisti dicono che vivere in pochi metri quadri è dura, che tutto è stravolto e si sentono un po’ insicuri dappertutto, ma il denaro c’è e tra un paio d’anni avranno di nuovo la loro casa dove tornare ad abitare. I pessimisti dicono che vivere in pochi metri quadri è dura, che tutto è stravolto e si sentono un po’ insicuri dappertutto, temono che gli anni saranno più di due e non sono certi di riavere la loro casa dove tornare ad abitare con i fondi messi a disposizione dallo Stato. Di anno in anno saremo sempre qui, a fare le sentinelle. Confidando che abbiano ragione gli ottimisti e torto i pessimisti. Intanto, i politici minimizzano, i terremotati tengono botta.
Clarissa Martinelli

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